Aumento dei voli a Malpensa, i Comitati chiamano in causa i sindaci

I numeri stanno crescendo e (ri)emergono i problemi, dal rumore al traffico che spesso paralizza la superstrada. "E nel 2019 arriveranno 9 milioni di passeggeri deviati da Linate"

Somma Lombardo generiche

«La salute e la qualità di vita vengono prima o dopo gli interessi imprenditoriali dell’aeroporto? I sindaci rispondano a questa domanda». È un atto di accusa duro, quello che viene dai Comitati di Somma Lombardo e Malpensa. Che ritornano a farsi sentire dopo le tre settimane “a una pista sola” (con ripercussioni sul rumore) e soprattutto in vista dell’aumento dei voli e del traffico di passeggeri previsto nel 2019, con la prevista chiusura di Linate.

«Qualche giorno fa abbiamo chiesto un incontro al sindaco Bellaria, interpellando direttamente il sindaco che più di ogni altro è coinvolto» spiega Federico Oppi, referente del comitato Difendere Somma, affiancato da Beppe Balzarini dell‘Unione Comitati di Malpensa e da Silverio Colombo, referente di Vivere Coarezza.  I comitati si dicono «allarmati» di fronte allo scenario indotto dalla crescita di Malpensa. Non tanto dallo scenario attuale, ma da quello futuro: «È bastata la chiusura di una pista per manutenzione, per tre settimane a settembre ,per risvegliare i cittadini che hanno capito cosa li aspetterà quando i numeri della crescita di Malpensa diventeranno reali». Non solo in prospettiva ma anche nell’immediato futuro, «con la chiusura di Linate e il trasferimento in blocco di 9 milioni di euro di passeggeri, con tutti i servizi che li seguono, i dipendenti in più che lavoreranno a Malpensa».

I Comitati sottolineano che non è solo questione di rumore (Somma è tra le località più esposte) ma anche per altri aspetti. Come il traffico sulla superstrada 336, sempre a rischio di paralisi a causa dei frequenti incidenti, come emerso giovedì scorso. «Nelle nostre previsioni avevamo capito che questi sono primi segnali di una montagna che sta collassando: i sindaci non sono stati lungimiranti o hanno sottostimato gli effetti di Malpensa».

«Quel che non accettiamo come Comitati – dice Oppi – è che i sindaci abbiano manifestato una ipocrita preoccupazione. Se fossero preoccupati, si sarebbero attivati prima: si parla anche di servizi che non si possono spostare da un giorno all’altro. Questo temporeggiare è strumentale per arrivare a dire che poi sarà troppo tardi».

Non si tratta solo delle previsioni di Sea, la critica dura è verso i sindaci del territorio, del Cuv e di quella zona più ampia che rientra nel Piano d’Area (in cui rientra, per fare un esempio, Gallarate).  «Si dichiarano preoccupati da 9 milioni di passeggeri, quando fino ad oggi hanno avallato un master plan da 32 milioni. O lo si contrasta davvero o tutto è finto. E allora c’è un sostanziale accordo tra sindaci e Sea per non mettere limiti allo scalo».

«Il sindaco di Somma ci ha fatto capire che il trasferimento dei voli in altri aeroporti sarebbe stato no svantaggio per Sea, essendo altri scali gestiti da altri. I sindaci non si preoccupano della salute, ma dell’azienda Sea: ragionano come dirigenti Sea e per noi è inaccettabile».

Ma cosa chiedono i Comitati ai sindaci? Prima di tutto una cosa, che faccia da pilastro a ogni altra questione: «Invece che chiedere preventivamente il Piano d’Area – dice Gianni Buzzetti di Vivere Coarezza – i sindaci dovrebbero chiedere la Valutazione Ambientale Strategica, perché da quello discendono le scelte». Cioè: si può far crescere ancora l’aeroporto, si possono inserire nuove superstrade e ferrovie su un territorio già urbanizzato? «Anche oggi, sui problemi della 336, i sindaci hanno subito rievocato il famoso Piano d’Area, tutti. Associano questa richiesta a quella di andare a realizzare nuove infrastrutture. Tutti i sindaci sanno che una VAS indipendente direbbe che questo territorio è già alla saturazione». Vengono contestate anche le opere di competenza comunale, come ad esempio la tangenziale di Somma, di cui si è tornati a parlare come priorità «decisa unilateralmente». Mentre la ferrovia – contestata per l’impatto e per il costo di 280 milioni di euro –

Ci sono poi anche altre richieste. Ad esempio sul tema – sempre presente – del rumore. «La rumorosità è tornata al pre-dehubbing del 2007: un controllo delle rotte che non c’è, il controllo delle emissioni acustiche è all’acqua di rose. Da diciotto colonnine di controllo ne sono rimaste quattro» continua Oppi. «Il sindaco sostiene che siamo nella norma, dentro ai limiti: purtroppo si dimentica di dire che i dati sono parziali, esito di medie ponderate su dati semestrali, che escludono tutti i picchi». La richiesta è di tornare ad un sistema già trasparente, che nel primo decennio di “Malpensa 2000” era esistito. «Fino al 2010 Sea pubblicava i dati sul suo sito, accessibili mediante password ai sindaci. Potevamo verificare l’operatività ed era utile per vedere gli sforamenti. Poi si è interrotto» dice Beppe Balzarini.

Altro fronte, un serio monitoraggio della salute. «Chiediamo una tabella aggiornata sui dati epidemiologici» dice Beppe Balzarini, richiamando l’unico studio epidemiologico. Quello attuato con un confronto tra 1997 (ultimo anno pre-Malpensa 2000) e 2009, vale a dire sui primi undici anni dello scalo: «aveva evidenziato un aumento delle malattie respiratorie del 54%, contro all’aumento del 10% nel resto della provincia».

A margine della conferenza stampa, anche una polemica più contingente: «Avevamo chiesto al Comune di Somma di poter tenere la conferenza stampa all0’interno del municipio» dicono i portavoce. «Ci è stato negato e questo ci ha stupito».

 

 

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 16 ottobre 2018
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