“Anni difficili, ma oggi lascio ospedali in condizioni migliori”

Ultimi giorni di lavoro per il direttore dell'Asst Valle Olona Brazzoli che si ritira a vita privata. Una lunga carriera sempre legata alla città di Busto

La nuova squadra dell'ASST Valle Olona con il direttore Brazzoli

Ultimi giorni di lavoro in ospedale. Dal 1 gennaio salterà la barricata e si metterà dall’altra parte a guardare: « Questo è il mio ospedale. Lo è sempre stato. E voglio che continui a rimanere il mio punto di riferimento».

A parlare è il dottor Giuseppe Brazzoli, direttore dell’Asst Valle Olona che, dopo tre anni alla guida dell’azienda sociosanitaria di Busto, ha preferito andare in pensione: « Ho evitato un bel po’ di ansia e preoccupazione» commenta riferendosi al periodo che precede le nomine dei manager da parte della giunta lombarda.

« Ho intenzione di uscire del tutto e godermi un po’ di riposo» commenta il manager che ha iniziato proprio a Busto come guardia medica per poi passare medico di base e poi direttore del distretto della Valle Olona, quindi capo dei distretti sanitari di Busto Arsizio sino a essere scelto dall’ex dg Zoia suo direttore sanitario. Da Busto a Como, al fianco del dottor Onofri per poi tornare nella sua città per dirigere l’Asst valle Olona: « Gli ultimi, sono stati tre anni difficili – commenta Brazzoli – l’accorpamento dell’azienda di Busto e di quella di Gallarate è stata un’impresa titanica. Le due realtà erano in grave sofferenza e abbiamo dovuto fare buon viso a cattiva sorte cercando di raggiungere risultati migliori per tutti. Oggi, lasciamo un’azienda più forte: le criticità rimangono ma chi arriva parte da una situazione di minor sofferenza».

Tre anni, in cui il direttore si è trovato a dover gestire due crisi profonde: « Lo scandalo scoppiato nell’autunno del 2016 ha rischiato di far chiudere l’intero ospedale di Saronno – ricorda Brazzoli – con la fuga del personale. Solo grazie alla buona volta di chi volle rimanere e a qualche investimento mirato abbiamo circoscritto la crisi che, oggi, possiamo dire superata. Anche ad Angera abbiamo affrontato una difficile emergenza che solo recentemente si è definita con la chiusura del punto nascita. Abbiamo lavorato con linearità in un contesto delicato».

Anche la vivace protesta dei primari di Busto ha contribuito a rendere critico l’ambiente: « Quando sono arrivato alla direzione dell’asst, c’erano molti reparti dove il personale medico era “incaricato”. Abbiamo fatto un’opera di stabilizzazione a tappeto per rendere più stabile e forte l’azienda: parlo, per esempio, della pediatrica, dell’oncologia, della medicina. Nonostante ci siano ancora problemi, abbiamo veramente lavorato per ribaltare le condizioni. Ora, si deve proseguire: come ultimo atto dell’anno, firmerò una delibera con cui verranno indetti i concorsi per tutte le posizioni ancora aperte. Il problema è che ci sono figure che mancano proprio dal panorama nazionale. A livello nazionale, difficoltà in corsia si registrano nei grandi ospedali, figurarsi in quelli medi e piccoli».

Una sanità alla deriva?
« La questione ha bisogno di una presa di posizione da parte del legislatore. Occorrerebbe tornare alla situazione anteriore al ’97 quando si potevano assumere anche i medici non specializzati. Si portavano in corsia e si permetteva loro di acquisire competenze sul campo. Bisognerebbe rivedere l’organizzazione anche alla luce del numero di medici formati che è inferiore alle necessità. Per il basso Varesotto, l’ospedale unico può diventare la risposta a tutti i problemi. Se accorpiamo, possiamo ottimizzare le risorse ricavando figure da dedicare all’assistenza territoriale: chi, potendo scegliere, non preferirebbe farsi curare a casa propria invece che andare in ospedale? La riforma della sanità va in quella direzione anche se, per ora, non se ne vedono gli effetti».

Come si prepara il pronto soccorso a gestire la prossima stagione influenzale?
«I pronto soccorso rimangono un disastro, perché nessuno vuol più venire a lavorare qui. Poter investire su medici non specializzati potrebbe rivelarsi la soluzione perché questo può davvero essere un magnifico lavoro, molto affascinante se ci fosse meno stress dovuto alla carenza di professionisti. Fare il medico è difficile: un tempo c’era grande fiducia nel camice bianco e si instaurava un rapporto diretto. Oggi è tutto spersonalizzato e il tasso di litigiosità è estremo. Ciò fa sì che ci sia diffidenza e così si lavora male: si comunica troppo poco».

Ma gli ospedali faticano a dare risposte a tutti, mancano i posti letto, quindi la pressione sui PS aumenta:
« La medicina moderna è decisamente più efficiente e veloce del passato. Un tempo si arrivava in reparto con la valigia, consapevoli di doversi fermare a lungo. Oggi, un’ernia inguinale viene dimessa in giornata, un tempo occorreva una settimana. Quando ho iniziato a lavorare in ospedale, l’ortopedia aveva 90 posti letto contro i 25 di oggi: ma la quantità di interventi è identica. Il progresso scientifico e tecnologico ha cambiato profondamente il volto della chirurgia. Anche se troppa fretta non è sempre un bene…»

A breve cederà la poltrona al suo successore, cosa gli augura?
« Buona fortuna: questo è il mio ospedale di riferimento e chiedo che rimanga sempre in grado di curare me e la mia famiglia»

di alessandra.toni@varesenews.it
Pubblicato il 20 dicembre 2018
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