Medico e infermiera killer, cosa sappiamo della vicenda

Mentre proseguono gli interrogatori, oggi sarà ascoltato il direttore medico dell'ospedale Paolo Valentini, ecco un quadro della situazione relativa all'inchiesta della Procura di Busto

Carabinieri in ospedale, perquisizioni in corso

Questa mattina, lunedì 12 dicembre, riprendono gli interrogatori degli indagati per la vicenda dei quattro presunti omicidi al Pronto Soccorso all’ospedale di Saronno e sull’omicidio di Massimo G., per i quali sono finiti in manette il medico Leonardo Cazzaniga (accusato di tutte e cinque le morti) e dell’amante e infermiera Laura Taroni (a cui è stata addebitata la sola morte del marito). Il sostituto procuratore Maria Cristina Ria ascolterà Paolo Valentini, direttore medico del Presidio ospedaliero e coordinatore della commissione nominata dal direttore sanitario Roberto Cosentina.

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Cosa sappiamo fino ad ora di questa vicenda?

Il 29 novembre scorso i carabinieri del Nucleo operativo radiomobile di Saronno esegue due ordinanze di custodia cautelare nei confronti dell’ex-medico del Pronto Soccorso Leonardo Cazzaniga (60 anni di Rovellasca), da sei mesi spostato ad un incarico di ufficio all’ospedale di Angera. E’ indagato per i presunti omicidi di 4 pazienti passati dalle sue cure al Pronto Soccorso  (Antonino Isgrò, Giuseppe Vergani, Angelo Lauria, Luigia Lattuada) e della morte per avvelenamento di Massimo G. (agricoltore 45enne di Lomazzo, marito di Laura Taroni). Insieme a Cazzaniga viene arrestata nella sua abitazione anche l’infermiera Laura Taroni (40 anni, di Lomazzo) con l’accusa di aver ucciso il marito con i farmaci.

MORTI IN OSPEDALE, ARRESTATI MEDICO E INFERMIERA

I PARENTI DEI PAZIENTI INFORMATI DAI CARABINIERI

CAZZANIGA CHIUSE LA PORTA E MIO PADRE MORI’ IN 10 MINUTI

COSI’ L’INFERMIERA KILLER UCCISE IL MARITO

Gli indagati.

Gli inquirenti avevano chiesto al giudice per le indagini preliminari, Luca Labianca, anche l’arresto del primario del Pronto Soccorso Nicola Scoppetta, accusato di omessa denuncia e favoreggiamento. Secondo la Procura era al corrente di quanto avveniva in Pronto Soccorso e sapeva dei falsi accessi in ospedale e dei falsi esami del sangue che hanno portato alla diagnosi di diabete per Massimo G., coprendo di fatto le attività dei due. L’arresto è stato respinto e il pm ha fatto ricorso al Tribunale del Riesame.

Gli altri indagati sono i 4 componenti della commissione interna all’ospedale che avrebbe dovuto indagare sulle morti sospette che, secondo la denuncia di due infermieri (Clelia Leto e Radu Iliescu, che lavoravano con Cazzaniga, ndr), avrebbe deliberatamente applicato il “suo” protocollo non riconosciuto da nessuno, per spegnere le vite dei pazienti sui quali decideva di “dispiegare le ali dell’Angelo della Morte”. Gli indagati sono l’ex-direttore sanitario di Busto Roberto Cosentina, i medici dell’ospedale Fabrizio Frattini,  Maria Luisa Pennuto, Nicola Scoppetta e l’infermiere Claudio Borgio. 

Per la vicenda è indagato anche il maresciallo luogotenente a capo della Stazione dei Carabinieri di Saronno, la cugina di Laura Taroni e gli altri medici Simona Sangion, Elena Sandovini, Giancarlo Favia.

L’ANGELO DELLA MORTE E IL SUO PROTOCOLLO, IN OSPEDALE MOLTI SAPEVANO

PERCHÈ LA COMMISSIONE INTERNA NON FERMO’ CAZZANIGA

INDAGATO UN CARABINIERE, NON APPROFONDI’ DENUNCE

La risposta della politica e dell’amministrazione sanitaria

Le dimensioni della vicenda hanno costretto Regione Lombardia, nella persona dell’assessore alla Salute Giulio Gallera, e il direttore dell’Asst di Busto e Valle Olona Giuseppe Brazzoli, a prendere provvedimenti urgenti nei confronti di alcuni degli indagati. Cazzaniga e Taroni sono stati sospesi e messi al minimo dello stipendio mentre sono stati spostati dai loro incarichi il direttore di presidio Paolo Valentini e il primario del Pronto Soccorso Nicola Scoppetta, destinati ad altri incarichi non operativi.

GALLERA: “INDAGHEREMO MA L’OSPEDALE È SANO”

Il punto della Procura.

Il magistrato Maria Cristina Ria ha sottoposto ad una commissione di periti incaricati dalla Procura, l’analisi dei casi di pazienti morti ai quali potrebbe essere stato applicato l’ormai famigerato “protocollo Cazzaniga” che consiste nella somministrazione di farmaci oppiacei a malati terminali o molto anziani e in condizioni critiche ma non disperate. La commissione, formata da medici che non hanno alcun incarico o legame con il territorio, sta passando al setaccio tutte le cartelle sequestrate (in tutto un’ottantina) e in particolare si sta concentrando su quelle relative agli anni 2011 e 2012 che, secondo gli inquirenti, sarebbe stato il periodo in cui il medico avrebbe agito con maggiore determinazione.

Proseguono anche le indagini per ricostruire anche le morti della madre di Laura Taroni (il cui referto di morte porta la firma di Leonardo Cazzaniga, ndr) e quella del suocero. Anche su questi decessi gli inquirenti sospettano ci sia lo zampino della coppia di amanti che – in numerose intercettazioni – raccontano di come abbiano somministrato i farmaci anche a loro.

LE VITTIME DEL PROTOCOLLO CAZZANIGA POTREBBERO ESSERE DI PIU’

 

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 12 dicembre 2016
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