Risarcimento per l’ordinanza anti-profughi, l’amministrazione fa ricorso

Il provvedimento era stato sospeso dal Tar, tre associazioni a novembre avevano ottenuto risarcimento dal Comune considerando la norma discriminatoria. Ora il municipio vuole riaprire la partita. Un caso anche di valore politico più ampio, insieme alla vicenda di Lodi

Milano generica

Condannato a pagare un risarcimento per l’ordinanza anti-profughi considerata discriminatoria, il Comune di Gallarate ricorrerà in appello.

Il caso è quello dell’ordinanza con cui l’amministrazione Cassani nell’estate 2017 impose oneri aggiuntivi ai Centri di Accoglienza Straordinari sul territorio. Il provvedimento fu sospeso dal Tar dopo il ricorso della Prefettura di Varese, ma la questione era poi approdata in tribunale a Milano, grazie a un ricorso delle associazioni Asgi, Naga e Avvocati per Niente su tre ordinanze-fotocopia, quella gallaratese e quelle di Inzago e Cologno Monzese.

Il 21 novembre il giudice di Milano ha riconosciuto il carattere “discriminatorio” dell’ordinanza (che identificava i richiedenti asilo come una minaccia sanitaria tout court) e ha condannato l’ente locale a un risarcimento – quasi simbolico – di 1000 euro alle tre associazioni ricorrenti. Ora, nella delibera comunale che dà il via al contro-ricorso del Comune, si dice che le motivazioni del giudice “non tengono conto della situazione di particolare emergenza presente nei mesi estivi dell’anno 2017 sul territorio di Gallarate” e che, più in generale, l’amministrazione non ritiene che l’ordinanza comunale “presenti profili discriminatori”.

Sono elementi che poi saranno tradotti sul piano giuridico dall’avvocato Federico Novelli, il legale milanese che si è già occupato della vicenda e che ha ricevuto dal Comune l’incarico anche per il ricorso in Corte d’Appello.

La controversia ha ovviamente un peso politico significativo: le associazioni milanesi si erano mobilitate per contrastare il provvedimento considerato discriminatorio e tra l’altro due delle tre sigle (Naga e Asgi) sono state protagoniste anche del ricorso contro un’altra mossa di un’amministrazione comunale a guida Lega, quella di Lodi. Anche in questo caso il giudice ha accolto – notizia di ieri – il ricorso di Asgi e Naga, imponendo all’amministrazione un passo indietro sulla norma che vietava la mensa ai bambini delle famiglie straniere che non presentavano documentazione su eventuali proprietà all’estero (in alcuni Paesi anche impossibili da reperire).

Insomma: da Gallarate a Lodi, è dal tribunale passa anche la mobilitazione contro le scelte considerate discriminatorie. Per questo sarà interessante vedere il “secondo tempo” sulla vicenda gallaratese.

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 14 dicembre 2018
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