Cime irredente, un tempestoso caso storico-alpinistico sul confine orientale

Alpinisti e patrioti, rocciatori e partigiani, speleologi e massoni nella Trieste del Novecento. Livio Isaak Sirovich presenta in biblioteca civica un volume ironico, appassionato e ricco di storie

Libri - Copertine generiche

Un “tempestoso caso storico alpinistico”, recita il sottotitolo del libro: lo scenario di “Cime irredente” è Trieste, la città rimasta appesa dopo la seconda guerra mondiale a un estremo lembo del territorio nazionale, al confine con la Slovenia.

Geologo, alpinista e scrittore, Sirovich ricostruisce passo passo la storia della sua famiglia alpinistica, immersa in un secolo di triestinità sotto sette diverse bandiere, da Svevo e da Slataper, alla Resistenza e alla Liberazione; storia vista attraverso l’osservatorio eccentrico del suo circolo alpinistico.

Tutto nacque anni fa da una disputa politica tutta triestina pro o contro una legge di tutela della minoranza slovena. È giusto o non è giusto che la Società Alpina delle Giulie, Sezione di Trieste del Cai, aderisca al Comitato di difesa dell’identità italiana di Trieste, sorto nel 1985? Da questa bega, che sfocerà addirittura in una causa giudiziaria, nasce una ricerca a ritroso, al confine tra storia e memoria, che è tante cose: un’indagine sul problema delle culture nazionalistiche, una storia della vita nelle sezioni del Cai, un ritratto di personaggi famosi o anonimi, e il romanzo di questa stessa ricerca, ricco spesso di spunti spassosi.

Ci sono gli alpinisti, c’è l’ironia che rende vivace il racconto, ma soprattutto si scopre in queste pagine una piccola Italia, comune e quotidiana, che maschera con la passione per la montagna pregiudizi, inquietudini e frustrazioni.
Questa edizione rinnovata del libro di Sirovich è una festa mobile di avventure individuali, che qualche volta si trasforma in danza macabra di alpinisti travolti dai conflitti del secolo breve al confine tra Italia e mondo slavo. Dalla fine dell’ ‘800 a ieri.

Un personaggio per tutti, tratto dal capitolo «Alpinisti “ariani e semiti”»: l’alpinista e avvocato Giuseppe Luzzatto Fegiz (1858-1941), quasi la personificazione del motto (così spesso attribuito a Brecht) dell’oppositore del nazismo pastore Niemöller: «Prima vennero a prendere gli zingari, […] Poi […] gli ebrei, […] gli omosessuali […] i comunisti […]. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare».
Giovane ebreo ungherese benestante, arrivato a Trieste, Luzzatto abbracciò la fede cattolica e l’identità nazionale italiana nella sua variante irredentistica. Alpinista, avvocato espertissimo (simpaticamente soprannominato “Bepi paragrafo”), fiduciario delle Generali, fu tra il 1900 e il 1910 presidente del circolo alpinistico di cui narra Cime Irredente. Sirovich lo segue quasi con affetto, ma con stupore, registrando che “Bepi” – pur di carattere bonario – si getta a capo fitto nella polemica contro “gli slavi”, che infuria al confine d’Italia. Quando, nel luglio del 1920, i nazionalisti italiani e i neonati fascisti danno alle fiamme a Trieste la Casa nazionale slava (e molte altre istituzioni analoghe in tutta l’Istria) il nostro non si limita a rimanere indifferente – come nel sermone di Niemöller – ma ne gioisce, paragonando gli slavi ai “negri” e prevedendo che mai più potranno ricostruire i loro covi.
Ma il vento si gonfia e finisce per travolgere anche lui. Nell’autunno del 1938 proprio il suo successore alla presidenza del circolo, e suo compagno di escursioni, si affretta infatti ad “eliminarlo” dalla sezione del CAI “per motivi razziali”. A scrivere il necrologio definitivo di “Bepi paragrafo” provvede l’ex sacerdote Giovanni Preziosi in persona, l’alfiere dell’antisemitismo italiano. Sirovich confessa che “le parole del super razzista del regime, [lo] colpiscono come una frustata”: «Come è che vi è sfuggito il necrologio che “Il Piccolo” del 17.12.1941 dedicava al defunto Luzzatto Fegiz ebreo al 100%. Non vi sembra perlomeno esagerato di dedicare tanto spazio e tante parole ad un ebreo perché faceva un po’ di alpinismo?».

Livio Isaak Sirovich presenterà il volume alla Biblioteca Civica di Varese, via Sacco 9, giovedì 23 maggio, alle ore 18. Dialogheranno con l’autore lo storico Enzo R. Laforgia e il giornalista di VareseNews Roberto Morandi

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 19 maggio 2019
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