«Guttuso era davvero affezionato a Varese»

L’artista che scelse Velate come suo rifugio artistico ha lasciato una traccia indelebile della sua presenza. Il ricordo di Paolo Zanzi allora giovane ragazzo affascinato dal maestro

Arte - Mostre

Quello di Varese nei confronti di Renato Guttuso è affetto vero. Quel grande maestro siciliano che elesse Velate come suo rifugio degli ultimi anni di vita, ha lasciato una traccia indelebile della sua presenza, nonostante siano passati moltissimi anni dalla sua morte (era il 1987) e nonostante non fosse un grande frequentatore della vita cittadina.

[Nella foto Luigi Zanzi e Renato Guttuso. © ph. Paolo Zanzi]

Guttuso arrivato a Varese quasi per caso, scelse la bella casa ai piedi del Sacro Monte come il suo rifugio, per lavorare tranquillo lontano dalla popolarità che ormai lo accompagnava, dalla vita artistica e politica di cui, si sa, è stato un protagonista.

Mostra di Renato Guttuso a Varese

Renato Guttuso però ancora oggi è una presenza importante e la città ne va orgogliosa di esse stata una fondamentale parte della sua vita personale ma anche artistica. Negli ambienti ampi e luminosi del suo studio varesino infatti, prese vita uno dei suoi massimi capolavori: La Vucciria, il grande quadro che rappresenta il mercato di Palermo.

Chi lo ha conosciuto lo ricorda come una persona dal portamento altero “come tutti i siciliani” nel senso buono del termine, ovvero sicuro di sé ma garbato e gentile nei modi.

Amava frequentare quegli amici con i quali aveva un continuo scambio di idee come lo scrittore Piero Chiara con il quale realizzò un libro d’artista, con i colleghi Vittorio Tavernari, Angelo Frattini e poi Luigi Zanzi, Bepi Bortoluzzi, Dante Isella per citarne alcuni.

«Negli anni in cui era a Varese avevo pressoché 25 anni – racconta Paolo Zanzi – era molto amico di mio fratello Luigi, che spesso andava da lui in studio dove si perdevano in lunghe chiacchierate. Sentivi l’autorità che si portava dietro nonostante fosse cortese, d’altronde rappresentava un pezzo di storia dell’arte italiana ma anche un impegno politico attivo e schierato. Proprio con mio fratello era nata l’idea di una Fondazione a Varese che, a cose praticamente già fatte, è poi sfumata».

Nel 1983 Varese gli conferiva la cittadinanza onoraria «Lo ricordo in Comune durante la cerimonia – continua Zanzi – in quel momento si percepiva che Guttuso era davvero affezionato a Varese».

In quell’anno veniva inaugurato il grande affresco al Sacro Monte della Fuga in Egitto che Zanzi ha documentato in uno straordinario lavoro fotografico «Ero molto discreto perché ovviamente non volevo creare un elemento di disturbo durante il suo lavoro. Guttuso era molto serio e concentrato, immerso in una sua dimensione. Ho avuto l’occasione di fotografarlo mentre ritoccava la colomba quasi volesse consegnare la speranza per un volo di pace». L’artista che, fino a quel momento, aveva sempre prediletto dipingere nella quiete e nella solitudine del suo studio accettò l’invito di Don Paquale Macchi, allora arciprete del santuario di Santa Maria del Monte, di lavorare ad un affresco nella magica atmosfera della Via Sacra.

di erika@varesenews.it
Pubblicato il 16 maggio 2019
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