La pietra fragile e il rosone della Collegiata

Completato l'intervento di restauro dell'elemento centrale della facciata della chiesa del borgo, realizzato in pietra molera. Settimana prossima la presentazione dei lavori eseguiti

Castiglione Olona - Collegiata

Un nuovo significativo recupero è terminato sulla cima dell’antico colle di Castiglione Olona: è stato restaurato il rosone della Collegiata, arioso elemento che, con la nitidezza delle sue forme scolpite nella chiara pietra, nobilita la facciata quattrocentesca in mattoni.

I lavori, che hanno riguardato anche il portone ligneo, sono stati finanziati dalla Fondazione Comunitaria del Varesotto e dalla Mazzucchelli 1849, ditta castiglionese dalla lunga storia, leader mondiale nella produzione e distribuzione di lastre in acetato di cellulosa.

Venerdì 27 settembre, alle ore 21, presso la Nuova Scolastica si svolgerà la presentazione del restauro.
L’intervento, promosso dalla Parrocchia Beata Vergine del Rosario, è stato eseguito dalla ditta Gasparoli di Gallarate, sotto la direzione dell’arch. Roberta Lamperti, in accordo con la Soprintendenza competente, nella persona dell’arch. Roberto Nessi, e con la supervisione dell’Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Milano, diretto dall’arch. Carlo Capponi.

L’operazione più delicata ha riguardato la grande cornice circolare del rosone, realizzata in pietra molera.

A distanza di trent’anni dall’ultimo restauro, si registravano fessurazioni ed esfoliazioni delle superfici lapidee; si evidenziavano parti in pericolo di caduta e parti mancanti; si notavano muschi e licheni, in presenza di ristagno d’acqua, e croste nere, nelle porzioni non soggette a dilavamento. 

La pietra molera è un’arenaria facilmente lavorabile, ma porosa e fragile di natura. Ampiamente disponibile tra Malnate e Como (le più vicine cave di molera, non più attive, sono visitabili all’interno del Parco del Lanza), nel XV secolo fu molto utilizzata per elementi architettonici e scultorei in chiese e palazzi di Castiglione Olona. La sua scarsa resistenza agli agenti atmosferici e all’usura del tempo pone interessanti problemi di conservazione.

Pulitura, consolidamento, integrazione sono le fasi principali dell’intervento grazie al quale il simbolo del Museo della Collegiata, che compare stilizzato nel suo logo, si mostra ora risanato in ogni sua parte, mentre torna pienamente apprezzabile nei suoi valori estetici il bel disegno che lo compone, con sedici colonnine disposte a raggiera e archetti intrecciati.

Castiglione Olona - Collegiata

L’architettura della Collegiata, della quale il rosone è parte qualificante, si deve ai fratelli ticinesi Alberto, Giovanni e Pietro Solari, già segnalati a Castiglione Olona nel 1421 e attivi anche nei palazzi del borgo. Figli di Marco da Carona, architetto capo del nascente Duomo di Milano e uno degli autori del primo progetto per l’altra grande impresa viscontea che fu la Certosa di Pavia, utilizzarono in modo armonioso ed equilibrato schemi compositivi della tradizione trecentesca lombarda. 

Il portone d’ingresso alla Collegiata, in larice e abete, presentava fenomeni di degrado, fessurazioni profonde, lacune. L’esterno era verniciato con una tinta sintetica rossastra. Tramite indagini stratigrafiche, constatata l’assenza di cromie antiche, si è proceduto alla rimozione delle vecchie vernici; si è consolidato il legno; sono state sostituite le parti danneggiate o mancanti con nuovi listelli dello stesso materiale; è stata realizzata una nuova finitura che consente di apprezzare le venature naturali del legno.

A raccontare il restauro, con immagini e video, sarà l’architetto Marco Gasparoli, mentre Laura Marazzi, conservatore del Museo, condurrà i presenti alla scoperta di alcuni significati simbolici dei rosoni, splendide geometrie di pietre e luce.

Alla presentazione interverranno anche i vertici della Fondazione Comunitaria del Varesotto: il Presidente, Maurizio Ampollini, e il Segretario Generale, Massimiliano Pavanello.  

«Il significato emblematico del rosone è in stretta relazione con la luce e con la geometria. In particolare il cerchio, come linea ininterrotta, senza inizio e senza fine, è simbolo di eternità: questo intervento di restauro ci ha permesso di tutelare e valorizzare il più celebre dei simboli della nostra comunità cittadina, per consegnarlo alle generazioni future” – dichiara il direttore del Museo, Dario Poretti. – “La serata sarà anche occasione per mettere in luce il contributo decisivo offerto da Fondazione Comunitaria del Varesotto e da Mazzucchelli 1849 cui va il nostro più sincero ringraziamento per aver reso possibile questo intervento di recupero». 

Ingresso libero

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 19 settembre 2019
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