La felicità in economia esiste

L'economista Luciano Canova interverrà a Glocal con il suo ultimo libro "Il metro della felicità" (Mondadori)

Luciano Canova

Gli economisti italiani della scuola di Antonio Genovesi (1713-1769) pubblicavano libri il cui sottotitolo era «Della felicità pubblica». La categoria della felicità è stata però abbandonata dagli economisti da almeno tre secoli, o meglio è stata appiattita sul concetto di utilità che non è proprio la stessa cosa. Dice l’economista civile Stefano Zamagni: «Secondo Bentham massimizzando l’utilità si otteneva la felicità. L’utilità però soddisfa i bisogni, mentre la felicità è molto di più perché ha a che fare con il riconoscimento. Per essere felici bisogna essere in due, mentre l’avaro massimizza stando da solo».

Ora il tema della felicità in economia non è più così residuale, grazie a un gruppo di economisti illuminati, che fanno capo a Zamagni, e ad alcuni imprenditori coraggiosi  che l’hanno riportato al centro della loro azione. La felicità dunque non come semplice risultato ma come motore del successo e quindi del risultato. Pochi giorni fa, in un intervento alla Business School della Liuc, l’imprenditore Luca Spada, presidente e ceo di Eolo, ha parlato espressamente davanti a professori, imprenditori e studenti di «azienda felice», cioè di un’azienda direttamente connessa al benessere di chi la dirige, dei collaboratori, dei manager, dei fornitori e dei clienti. Un ambiente dove il collante dei rapporti è la fiducia nell’altro, la qualità delle relazioni e la valorizzazione del talento. E non si sta parlando di un’azienda artigianale o di pochi addetti, ma di una grande azienda, con seicento addetti, cresciuta esponenzialmente negli ultimi cinque anni.

Qualcosa dunque sta cambiando. L’economista Luciano Canova, sull’argomento ha appena pubblicato il libro dal titolo “Il metro della felicità” (Mondadori) che sarà presentato a Glocal venerdì 8 novembre, dalle 18 alle 20, alla Sala Varesevive. Canova si chiede se esista un strumento in grado di misurare la felicità e se il denaro sia ancora un elemento imprescindibile del benessere di un individuo e di una nazione. Prova ad abbattere il totem del Pil chiedendosi se sia un indicatore affidabile oppure se aveva ragione Bob Kennedy quando fece notare che il Pil «mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa e le prigioni per coloro che cercano di forzarle».

Accanto al reddito e alla salute vi sono altri elementi che concorrono a una vita felice: la propensione alla generosità, il supporto sociale, la libertà di prendere una decisione in autonomia, il grado di fiducia nella comunità in cui si vive, e in particolare la motivazione, vero e autentico motore delle decisioni. Ecco perché, secondo Canova, politiche ispirate alla sola crescita economica e materiale rischiano di perdere di vista il ruolo giocato da altri fattori imponderabili ma di assoluto valore per una società complessa come quella attuale, alle prese con la rivoluzione digitale e l’avvento dei Big Data.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 19 ottobre 2019
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