Un morto ogni 40 secondi, come affrontale l’ultimo tabù

A Glocal un incontro legato al suicidio: come gestirlo nella narrazione del quotidiano sui giornali, ma soprattutto nei social

Avarie

“Il suicidio da atto vile a opera del diavolo, da stigma a tabù”. Uno dei primi capitoli del libro di Carlo Bartoli su di un tema delicato, scomodo e terribilmente di attualità, parte proprio da un approccio storico culturale per trattare il tema che riguarda l’intera esperienza umana. Si passa così dai processi coi corpi imbalsamati in aula alle maldicenze, le condanne a famiglie intere e la dispersione dei corpi nelle discariche, fino ad arrivare ai giorni nostri.

Tempi moderni, problemi nuovi che l’informazione deve affrontare nella temperie della rete. Perché l’informazione legata al suicidio si intreccia coi nuovi media e difatti il sottotitolo del saggio è “Giornalisti, blogger e utenti dei social media alle prese col suicidio”. Alla base dell’opera, una domanda di fondo: che fare? Come comportarsi dal pinto di vista giornalistico nel trattare questo argomento? Quesito che verrà affrontato al festival Glocal a Varese dal 7 al 10 novembre prossimi in un incontro in programma l’8 al teatrino Santuccio di via Sacco, dove sarà proprio Carlo Bartoli, presidente dell’ordine dei Giornalisti della Toscana a raccontare i profili di questa realtà “scomoda”, che quando entra sotto forma di notizia nella “cucina” di redazione produce i più disparati effetti.

C’è la scuola della negazione, dove la notizia di una morte autoinflitta non viene data, ed è trattata solo a particolari condizioni – personaggio o luogo pubblico in cui avviene, platea di possibili interessati, addirittura disservizio generato dall’atto eclatante – , e c’è quella dove anche gli atti tentati di autolesionismo diventano una notizia.

Convitato di pietra, il pericolo dell’emulazione. Dunque nella grande famiglia dei comunicatori in cui ognuno di noi figura dal momento in cui si tiene in tasca uno smartphone ed ha accesso ad una rete social, forse qualche demanda sarà il caso di porcela. Bartoli aiuterà gli operatori della comunicazione a dipanarsi nella giungla delle regole scritte o non scritte, su questo tema, anche sotto il profilo accademico, dal momento che dal 2012 tiene il corso di Comunicazione giornalistica all’università di Pisa.

Il timone della discussione sarà proprio l’approccio scientifico: «Il rapporto pubblicato dall’Organizzazione mondiale della sanità relativo all’anno 2012 ha evidenziato sulla base delle statistiche relative ai tassi di suicidio nel mondo, come il suicidio globale costituisca uno dei più gravi problemi di salute pubblica, rappresentando la quindicesima principale causa di morte a livello globale e la seconda principale causa di decesso nella popolazione di età compresa tra i 15 e i 19 anni».

I dati aggiornati parlano di un fenomeno globale dove si registra un decesso ogni 40 secondi: a togliersi la vita, in media, più di 10 persone ogni 100.000: prima stato della classifica la Lituania, ultimo Antigua.
(qui tutti i paesi, fonte Oms)

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Il suicidio e la deontologia professionale
8 NOVEMBRE 2019 16:00-18:00 TEATRINO SANTUCCIO, VIA LUIGI SACCO 10

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 16 ottobre 2019
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