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L’uomo in frac, il balletto classico passa da Jerago

Appuntamento per il 7 dicembre con lo spettacolo che vede coinvolti i giovani ballerini della compagnia “NeoClassic Ballet” di Scuola danza Accademia

compagnia “NeoClassic Ballet” Scuola danza Accademia

“L’uomo in frac”, la seconda produzione di Sabrina Bosco che vede coinvolti i giovani ballerini della compagnia “NeoClassic Ballet” di Scuola danza Accademia, andrà in scena il 7 dicembre all’Auditorium di Jerago con Orago. Uno spettacolo all’insegna del balletto dove l’indiscussa eleganza del frac si unisce all’armonia delle note dei grandi Walzer, alla qualità delle coreografie e al talento dei ballerini. A fianco dell’uomo in frac, Simone Giroletti, torna Ana Pavlovic, Etoile del Teatro dell’Opera di Belgrado, già protagonista nello spettacolo nato da una collaborazione tra NeoClassic Ballet e i danzatori dell’Accademia di Belgrado di Aja Jung, “La Vie Parisienne”. L’appuntamento è a partire dalle 20.30, per informazioni e prevendite clicca qui.

La produzione dall’atmosfera parigina aveva fatto il suo debutto il 29 Aprile 2019 a Belgrado e, a grande richiesta, è stata in seguito riproposta in due eccezionali date italiane e in un tour in Serbia nel mese di ottobre.  Una lunga esperienza estera alle spalle e gli anni passati al Teatro di Roma su invito di Carla Fracci come Maitre de Ballet e sua Assistente, Sabrina Bosco ha riconfermato la qualità italiana nel panorama della danza internazionale.  I suoi giovani ballerini (dai 12 ai 23 anni), affermatisi più volte in competizioni a livello europeo e mondiale, hanno avuto l’occasione di collaborare con danzatori internazionali e personalità di spicco.

Raffinatezza e buone maniere, costumi eleganti, cappelli a cilindro e papillon, con “L’uomo in frac” la Bosco realizza un altro progetto ambizioso e ben riuscito, in grado di valorizzare la danza, l’arte e la cultura. In una breve intervista, Sabrina Bosco racconta la sua danza e i suoi spettacoli:

Da cosa è partito il progetto artistico che l’ha portata da “La Vie Parisienne” a “L’uomo in frac”?

“La Vie Parisienne” è partita da una richiesta di Aja Jung (N.d.R. direttrice artistica della “National Foundation of dance – Belgrade”) di fare un progetto coreografico insieme. Sono arrivata io all’idea dello spettacolo perché, dopo l’esperienza fatta in ambito professionale all’Opera di Skopje ho visto che il pubblico reagiva bene a qualcosa di classico ma anche attuale. In seguito al grande successo e all’entusiasmo della platea, “L’uomo in frac” è diventato il secondo tassello di un percorso che l’anno prossimo ci porterà fino in Cina, dove siamo stati invitati alla GIDC International Dance Competition in occasione del China International Dance Culture and Art Festival.

Cosa l’ha spinta a lasciare il palco e intraprendere la carriera da insegnante?

Da parte mia non sento il distacco dal palcoscenico, per me è la continuazione della mia carriera, in quanto mi immedesimo molto nei ruoli che affido ai miei ballerini. Cerco di trasmettere la mia artisticità e professionalità ai giovani e spero che sia d’esempio anche per la loro carriera futura. Io sono ovunque, nelle coreografie c’è la Sabrina Bosco danzatrice e interprete.

Al giorno d’oggi quanta importanza è data secondo lei alle arti e in particolare alla danza?

Partendo dall’Italia direi che l’arte ha un suo peso, ma l’arte della danza è ancora sminuita rispetto alle altre. Da ballerina ho lavorato poco in Italia se non quando ho avuto la fortuna di lavorare con la Signora Fracci a Roma. All’estero c’è un altro approccio, specialmente da parte del pubblico. La gente si avvicina agli spettacoli per la loro qualità e per il loro genere, viene valorizzato il lavoro professionale anche di piccole entità. In Italia purtroppo ci si avvicina alla danza solo quando c’è il richiamo di un grande nome. Io credo che una forma d’arte non può essere attribuita a un nome se la si vede come prodotto culturale e artistico.

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Pubblicato il 03 dicembre 2019
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