Rifiuti radiocontaminati, a Gerenzano si aspettano le decisioni del Ministero

Risalenti ad un incidente avvenuto tra il 1989 e il 1990, giacciono ancora oggi all’interno della ditta Astra spa, centinaia di fusti contenenti materiale solido radiocontaminato da Cesio 137

Generico 2018

Forse non tutti sanno che oggi tra Gerenzano e Uboldo sono stoccati all’interno della ditta Astra spa, 970 fusti metallici contenenti materiale di vario tipo radiocontaminato da Cesio 137.

Il materiale risale ad un incidente avvenuto tra il 1989 e il 1990 all’interno dell’allora fonderia Premoli di Rovello Porro e Astra di Gerenzano, che in quel momento stavano realizzando telai dell’Alfa Romeo.

Un carico di alluminio radiocontaminato da Cesio 137 proveniente dalla società austriaca Almeta, la quale lo importò a sua volta dall’Europa dell’Est, venne inavvertitamente fuso, immettendo nell’aria e nelle acque grandi quantità di sostanze radioattive. L’incidente che probabilmente avvenne nella primavera del 1989, non venne subito denunciato e così il Cesio, che aveva già contaminato le acque del vicino torrente Lura, giunse fino al Po ad oltre 100 km di distanza. Dopo la scoperta da parte delle autorità, la fonderia venne chiusa e i materiali contaminati furono raccolti all’interno di fusti metallici. Tra il 1990 e il 1991 le aree interne ed esterne alla ditta vennero decontaminate e bonificate. Il materiale radiocontaminato venne raccolto all’interno di fusti metallici e stoccato poi all’interno di un’area specifica del capannone principale dell’azienda.

Ad oggi, le 320 tonnellate di materiale radiocontaminato sono in attesa di una soluzione definitiva e si trovano ancora presso quello che doveva essere solo un ‘deposito temporaneo’, ovvero la ditta Astra. L’azienda, contattata più volte, non ha voluto rilasciare dichiarazioni in merito. Lo stabilimento oggi in funzione, è in possesso dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) ed è quindi soggetto a controlli periodici da parte di Regione Lombardia, eseguiti per suo conto da Arpa Lombardia. L’ultimo sopralluogo di Arpa risale al febbraio 2017, e l’ente certifica che “allo stato attuale non sussistono condizioni che comportino un’emergenza radiologica. Si escludono altresì attualmente particolari rischi di contaminazione personale e ambientale e rischi di irradiazione esterna sia per i lavoratori dello stabilimento sia per la popolazione che abita nelle zone circostanti la ditta Astra”.

I rifiuti dunque sono temporaneamente stoccati in sicurezza a Gerenzano.

Qual è però il loro destino, insieme a quello di tutti gli altri rifiuti radiocontaminati presenti sul territorio nazionale? Nonostante le normative europee lo impongano e diversamente da quanto accade all’estero, oggi in Italia non esiste ancora un sito nazionale in cui sistemare in modo definitivo e in totale sicurezza i rifiuti radioattivi prodotti in Italia. Il sito, denominato Deposito Nazionale raccoglierà in un unico sito e sistemerà in sicurezza tutti i rifiuti radioattivi prodotti nel Paese, attualmente stoccati in depositi temporanei distribuiti in decine di siti a livello nazionale. Il Decreto Legislativo n. 31 del 2010 prevede che nello stesso sito dove sorgerà il Deposito Nazionale verrà costruito anche un Parco Tecnologico comprensivo di un Centro di studi e sperimentazione, nel quale saranno avviate attività di ricerca.

Nel 2015 è stata realizzata la Carta nazionale dei siti potenzialmente idonei a ospitare il Deposito Nazionale e il Parco Tecnologico (Cnapi), ma ad oggi il Ministero dello sviluppo economico e dell’ambiente per ragioni di utilità politica non ha ancora rilasciato l’autorizzazione alla sua pubblicazione.

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Pubblicato il 03 dicembre 2019
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