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Bookcrossing, cos’è e dove si può fare

Al Terminal 1 di Malpensa sono presenti delle piccole mensole contenenti alcuni libri. Ma non è il solo posto in provincia dove è possibile partecipare a questa pratica. Ecco di cosa si tratta

Libri generica

Condividere l’esperienza – tutta personale – della lettura, e coinvolgere il maggior numero di persone. Sono questi gli obiettivi che portarono alla nascita di bookcrossing.com nel lontano 2001. Oggi, il bookcrossing è una realtà globale, e molto più legata ai luoghi fisici rispetto a quelli virtuali. Lo si può trovare nei luoghi pubblici, soprattutto nelle stazioni e negli aeroporti. E, dal 2017, anche a Malpensa.

Bookcrossing malpensa
La libreria del terminal 1, alla porta 4

Ma, esattamente, di cosa si tratta?

Il bookcrossing è un’iniziativa nata, come detto, sul web, da un’idea di Ron Hornbaker. Medico veterinario del Kansas, lasciò la sua professione nel 1995 per buttarsi nel mondo del web, che allora muoveva i suoi primi passi ed era ancora considerato materia per pochi. E nel 2001 lancia la sua idea: portare i libri – sua grande passione – dagli scaffali impolverati delle librerie domestiche all’aperto, condividendoli con gli sconosciuti.

La modalità era molto semplice e rudimentale: chi voleva, lasciava un volume su una panchina, in un bar o in un parco pubblico, con un codice numerico identificativo (il BCID, il Book Crossing Identity Number), e lasciava che qualcuno lo cogliesse. I proprietari originari del libro potevano quindi tracciare il percorso del loro libro – spesso finiva in giro per il mondo – contattare i proprietari e discutere con loro delle loro impressioni. «Non siate egoisti – si legge sul sito di Bookcrossing – Leggete e liberate i libri». Il progetto guadagnò presto notorietà e ricevette elogi da giornali come il New York Times: «Se ami i tuoi libri, lasciali andare» scrisse il noto quotidiano newyorkese. Nel 2004 il termine ‘bookcrossing’ entrò nel Oxford English Dictionary, come «la pratica di lasciare un libro in un luogo pubblico affinché venga colto e letto da altri, che a loro volta faranno lo stesso».

Oggi non è cambiato molto; l’idea originaria è rimasta lo stesso, ma pian piano sono sorte delle piccole librerie pubbliche dove poter praticare il bookcrossing in maniera più organizzata. In provincia di Varese arrivò per la prima volta a Solbiate Olona, poi anche al Cesvov di Varese, alla stazione di Barasso, al Tosi di Busto Arsizio, a Samarate, a Arona e ad Angera.

Da aprile 2017, Sea l’ha portato anche a Malpensa e Linate, installando in tutto nove librerie. Con il supporto del Comune di Milano e con l’AIE (l’Associazione Italiana degli Editori), Giorgio Caporaso del brand italiano Lessmore ha disegnato 9 piccoli scaffali ‘green’: tutti i moduli (45x45cm) sono in cartone 100% riciclabile. Sul lato destro di ogni libreria ci sono tutte le informazioni per partecipare al progetto di bookcrossing, che oggi ha una comunità di 1,9 milioni di persone provenienti da 132 paesi. I libri liberati finora, riporta il sito ufficiale, sono 13 milioni.

Ciò che rende peculiare e sicuramente interessante il bookcrossing negli aeroporti, in particolare a Malpensa, è la varietà delle opere trovabili. Data la natura fortemente multinazionale del luogo, si possono trovare libri inglesi (i più diffusi), ma anche spagnoli, arabi, russi. Non mancano certo i libri italiani e in italiano: pochi giorni fa, la libreria di Malpensa spaziava da Dostoevskij, Gogol, ad Agatha Christie, Stephen King, e i nostri Marco Malvaldi, Andrea de Carlo, Natalia Ginzburg. Ma c’erano anche autori italiani tradotti – in inglese – come Umberto Eco, Carlo Lucarelli ed Elena Ferrante.

di caccianiga.marco@yahoo.it
Pubblicato il 13 gennaio 2020
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