Luca Argentero e le belle sorprese della vita

Conversazione con l'attore che sarà a Varese domenica 26 gennaio al Teatro Openjobmetis  a raccontare storie partendo da una domanda: È questa la vita che sognavo da bambino?

Generico 2018

Sarà a Varese domenica 26 gennaio al Teatro Openjobmetis Luca Argentero,  attore che ha saputo trasformare il dono della sua bellezza solare in una carriera piena e poliedrica, capace di affrontare ruoli e narrazioni non comuni.

Presenterà È questa la vita che sognavo da bambino?, un affascinante monologo ideato da lui e Edoardo Leo (Che ne è anche regista), che racconta le storie di tre grandi personaggi sportivi dalle vite straordinarie, che hanno inciso profondamente nella società, nella storia e nella loro disciplina.

Luisin Malabrocca, l’inventore della “Maglia nera” al giro d’Italia, il grande alpinista Walter Bonatti e “la bomba” Alberto Tomba, sono i tre sportivi italiani che hanno fatto sognare, tifare, ridere e commuovere varie generazioni di italiani e di cui Argentero racconterà la storia, sia dal punto di vista umano che sociale.

Luca Argentero a teatro, foto di Stefano Pollio
Un immagine dello spettacolo – foto di Stefano Pollio

L’idea è stupenda. come è nata?
«Da delle conversazioni tra due amici: cioè tra me e Edoardo Leo. Erano episodi che gli raccontavo davanti a una bottiglia di vino, che Edoardo mi ha chiesto di provare a ripetere in pubblico»

Quale sarà il suo ruolo?
«E’ un monologo, e il mio ruolo è quello che avevo davanti alla bottiglia di vino: raccontare storie. Il punto di partenza è il titolo: “È questa la vita che sognavo da bambino?: compiuti i 40 anni è una domanda che mi sono fatto anch’io. Ma parlare di se è da narcisi, così ho raccontato tre storie che per me sono state tre fonti di ispirazione»

Tra le tre storie che racconta, quella che colpisce di più è la meno nota, quella di Luisin Malabrocca, l’inventore della “maglia nera”…
«E’ quella che ha popolato di piu le scene delle nostre serate davanti alla famosa bottiglia di vino, a dir la verità. Me la porto dietro da tanti anni, e vorrei farne anche un film, perchè si presta perfettamente. E’ una storia che racconta molto del nostro paese: noi siamo degli outsider che fanno il tifo per chi perde, lui è un tipo che fa simpatia ed è paradigmatico»

Davvero ha pensato anche lei ”È questa la vita che sognavo da bambino?
«Si. E la mia vita è stata anche piu fortunata di quello che sognavo da bambino. La vita è stata più gentile con me di quello che potessi sperare. “Fai qualcosa che ti piace e non lavorerai mai” si dice. E’ successo»

Non riesco a dimenticare che il suo debutto, ormai tanti anni fa, è stato come concorrente del Grande Fratello: com’è successo, quanto ha inciso e cosa resta di una partenza da una parte cosi fulminante e dall’altra così ingombrante?
«A questa domanda rispondo da 17 anni: francamente, aveva senso all’inizio, ma 17 anni dopo, fortunatamente non più tanto. Quello che c’è stato in mezzo è il risultato di altri passaggi: talmente tanti che ormai faccio fatica a fare quel collegamento. Il mio caso è raro, non succede spesso che un concorrente di un reality poi costruisca una carriera così articolata e lunga. In mezzo ci deve per forza essere altro, oltre a quella partecipazione».

Poi c’è il “fisique du role” ma nemmeno questo può bastare a raccontare una carriera…
«Si anche quello conta: ho fatto tanta commedia romantica, agli inizi, a cui probabilmente il fisique du role ha contribuito. Fa parte del gioco…»

Ma c’è anche capacità di scegliere i ruoli, anche con coraggio. Anche “Diverso da chi?” film che le ha valso la sua prima nomination al David di Donatello, è una commedia romantica a suo modo, ma che affronta anche temi spinosi: non tutti l’avrebbero fatta…
«In questo c’è anche tanta fortuna. L’attore è un mestiere bizzarro, subisci spesso decisioni che non hanno a che vedere con te. Vieni scelto o no per una parte in base a parametri che stanno al di là delle tue capacità o desideri. Che poi il film abbia la caratteristica per entrare nel cuore delle persone, non si sa mai a priori. Quanti bellissimi film restano invisibili?»

Questa intervista si è svolta dopo le 19 perchè prima stava girando: cosa, esattamente?
«Si tratta di una serie per Rai uno. Un medical drama che sta tra Grey’s Anatomy e dottor House»

Caspita! è pronto a starci decine d’anni, se farà successo? E’ quello che è capitato a molti protagonisti delle serie che ha citato…
«Certo che si: questo è un mestiere rivolto al pubblico, se un progetto come questo diventasse di successo sarebbe per me motivo d’orgoglio. Io sono contento quando la gente mi ferma e mi dice che si è divertito guardando qualcosa che ho fatto»

Cos’è, nell’insieme della sua carriera, il teatro? Un obiettivo, una parentesi, un’esperienza?
«All’inizio 2010, quando l’ho affrontato per la mia prima volta, l’ho preso come parte della mia formazione. Ma stavo facendo Shakespeare, lavoravo sul mio corpo e sulla mia voce. Questa esperienza invece è nata quasi per gioco, e abbiamo capito quasi subito che funzionava tantissimo. E’ il secondo anno che porto in giro lo spettacolo, e questa seconda parte del tour l’abbiamo fatta perchè ci sembrava un peccato tralasciare delle città che avrebbero potuto darci altra soddisfazione. In ogni caso, il teatro rimane una grandissima palestra che negli anni spero possa rifare sempre di più. iI lavoro dell’attore di cinema è a dire poco stagionale: finisci una scrittura e non sai quando ne riprenderai un’altra. E’ bello invece avere esperienze più continuative, come quelle che ti fa fare il teatro»

Luca Argentero
È questa la vita che sognavo da bambino?
Regia: Edoardo Leo

Testi: Gianni Corsi, Edoardo Leo, Luca Argentero
Musiche: Davide Cavuti
Teatro Openjobmetis
Domenica 26 gennaio 2020, h 21

di stefania.radman@varesenews.it
Pubblicato il 25 gennaio 2020
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