Il Borgo di Lucio Fontana omaggia Tavernari

La nuova stagione espositiva presenta disegni e sculture del grande artista varesino

Arte - Mostre

“Il linguaggio che adopero per creare le mie sculture è un linguaggio che vorrei dire quasi panteistico. Perché nella mia esistenza ho osservato molte cose del creato, mi hanno sempre commosso, mi hanno preso magicamente” così Vittorio Tavernari parlava del suo lavoro e della sua poetica né figurativa, né astratta, né spazialista, ma appunto in perenne trasformazione e in oscillazione continua.

Proprio a Tavernari il Borgo di Lucio Fontana dedica la prima mostra della stagione 2020 in Sala Lucio Fontana di Comabbio con una selezione di disegni e sculture realizzate tra il 1948 e il 1951 oltre a documenti storici gentilmente concessi dall’archivio Tavernari.

L’esposizione è promossa dall’Associazione culturale Il borgo di Lucio Fontana con allestimento di Massimo Cassani che ha curato l’edizione del catalogo.

Vittorio Tavernari per una breve parentesi aderì a un linguaggio non più figurativo in occasione del suo coinvolgimento in una kermesse in cui lo Spazialismo di Lucio Fontana e dei suoi seguaci appariva in una forma dimostrativa e pubblica alla IX Triennale di Milano, con la redazione del cosiddetto Manifesto tecnico, ma fu un passaggio cruciale per la messa a punto di una propria poetica. Una forma d’arte, infine, non più aderente alle rivendicazioni di umanità che si dovevano tradurre, a forza, in una fedeltà al dato naturalistico, come i compagni di lotta che lo avevano accompagnato fino a quel momento continuavano a sostenere.

«Ne è una breve testimonianza questa mostra – spiega Paolo Campiglio – che presenta, anche in omaggio all’amicizia con Fontana, una scelta delle migliori sculture dell’epoca e soprattutto i numerosi disegni su carta, schizzi e progetti che attestano il perenne rovello attorno alla forma, al volume e alle sue fluttuanti armonie. Vi è, in Tavernari, una tendenza al concetto massivo e al peso della scultura e alla sua materia, anche nelle ipotesi non strettamente figurative, che ne contraddistingue l’approccio: è l’abitudine espressionista a tradurre l’emozione in materia e volume, che dà forma alla vitalità delle soluzioni verticali, i cosiddetti “totem”, elaborati già nel 1948 ma ripresi e sviluppati poi negli anni sessanta e settanta, nelle note forme in legno, o si dispone negli organismi orizzontali come traccia di antropomorfismi segreti. In tal modo il suo cosiddetto approccio panteistico del 1948-52 si rivela fondamentale per la comprensione delle tappe successive della sua arte, quando nel decennio seguente, in piena maturità, darà i suoi metamorfici “torsi” lignei, ulteriori conferme della presenza di un frammento dell’universo, un paesaggio terrestre o lunare, nel dettaglio di un corpo umano. O quando tradurrà in piani verticali di materia lignea i suoi “cieli”, accentuando al massimo quell’ ambiguità della visione cercata, agli albori, in queste forme, per giungere al suo personale punto di arrivo, ovvero la rivelazione come presa di coscienza emotiva del mondo, come atto di vita».

L’inaugurazione avrà luogo il 15 febbraio 2020 alle ore 18.00 e la mostra proseguirà fino al 1 marzo 2020 con il seguente orario: sabato e domenica dalle ore 10.00 alle 12.30 e dalle ore 16.00 alle 18.30. Ingresso libero. Catalogo disponibile in sala mostra.

Vittorio Tavernari: ipotesi organiche d’armonia disegni e sculture 1948-1951
a cura di Massimo Cassani e Carla Tavernari
testo in catalogo di Paolo Campiglio
inaugurazione 15 febbraio 2020 h. 18.00 in
Sala Lucio Fonatana, via Garibaldi 560 – Comabbio (VA)
Per info: info@ilborgodiluciofontana.it – tel. 0331968572

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 07 febbraio 2020
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