Cormorani, via all’abbattimento. Pescatori disperati e dubbi degli esperti

Le istituzioni raccolgono la richiesta di aiuto dell'Unione Pescatori del Ceresio rivolta ai sindaci di Brusimpiano, Lavena Ponte Tresa, Porto Ceresio: via alla campagna di abbattimento

lago ceresio cormorani

Li avrete notati passeggiando lungo le rive del lago: piume nere lucide, becco lungo, spesso appollaiati al sole ad ali spiegate. Sono i cormorani, uccelli lacustri di grandi dimensioni (l’apertura alare supera il metro). Originariamente presenti solo durante l’inverno, da qualche decennio molti esemplari hanno deciso di fermarsi tutto l’anno nel Belpaese rinunciando alla migrazione verso il Nord Europa, dove si trovano le colonie estive.

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Ma cosa fanno di preciso, questi volatili? Mangiano pesce, come è nella loro natura. E il problema è proprio questo perché il pesce scarseggia e con grande fatica si sta cercando, con l’Unione Pescatori del Ceresio in prima linea, di ripristinarlo grazie ad interventi di ripopolamento finanziati dagli enti pubblici.

“I cormorani sono una specie che fino agli anni sessanta era normale trovare nei nostri laghi, in modo particolare durante i mesi invernali – spiega Alessandra Gagliardi, ricercatrice dell’Università degli Studi dell’Insubria – Divenuti poi oggetto di una forte campagna di abbattimento che li ha portati sull’orlo dell’estinzione, sono diventati specie tutelata a livello europeo dalla Direttiva Uccelli; la stessa direttiva a cui oggi si va in deroga per procedere con gli abbattimenti che – tiene a precisare la ricercatrice – vengono messi in atto non per ridurre il numero di esemplari, ma semplicemente per dissuadere i sopravvissuti a spostarsi altrove. Ed è lecito esprimere qualche perplessità in merito all’efficacia di questa misura, che comporta anche un costo in termini di spesa pubblica”.

Sembra un po’ un meccanismo vittima della cosiddetta “N.I.M.B.Y. Sindrom” (“Not in my backyard”, non nel mio giardino) perché non si riesce bene a capire, una volta spaventati, dove possano andare questi volatili, perché se dovessero arrivare sul Lago Maggiore o su quello di Como (dove vengono abbattuti per la stessa ragione), non risolverebbero il problema a livello regionale o nazionale. Anche lì ci sono pescatori che combattono con i cormorani.

I sindaci fanno tutto quanto è in loro potere per venire in aiuto alla categoria: “Ci siamo fatti portavoce presso l’assessore regionale all’ambiente Cattaneo di quelle che sono le istanze dei pescatori – spiega il sindaco di Lavena Ponte Tresa Massimo Mastromarino, – che rappresentano per noi una realtà importante da tutelare anche per il lavoro di preservazione che svolgono nel nostro lago”. Dopo aver ricevuto una lettera dell’Unione Pescatori non hanno infatti perso tempo e hanno sollevato la questione a chi di competenza, la Regione appunto.

Intanto i cormorani continuano a mangiare pesce “fino a 500 grammi al giorno per individuo –  spiega il presidente dell’Unione pescatori Fiorenzo Previatello – moltiplicati per le migliaia di esemplari presenti, per trecento giorni l’anno, viene fuori che i volatili estraggono dal lago il doppio in peso di quanto non facciamo noi pescatori. Sono tantissimi, sono ovunque – continua non senza sconforto – e mangiano indistintamente tutto il pesce che trovano, creando problemi di sopravvivenza a specie più pregiate e più a rischio come il persico e viene destabilizzata tutta la catena alimentare, è davvero un grosso problema”.

Troppi predatori e troppe poche prede in un contesto delicato che mette a rischio una attività, qual è la pesca lacustre, già di per sé quasi scomparsa. In tutta la faccenda una cosa sembra emergere con evidenza: mancano i cattivi. Non lo sono i cormorani, che da decenni vedono la loro sopravvivenza dipendere da testi normativi e da deroghe agli stessi, e che non fanno altro che quello per cui madre natura li ha messi al mondo, cioè mangiare pesce e riprodursi. Non lo sono i pescatori, resistenti difensori di un mestiere antico che per primi si augurano un lago pescoso e ripopolato, tale per cui non dovrebbero preoccuparsi dei competitori, alati o meno che siano.

Nel mentre gli abbattimenti non sono ancora iniziati e se da un lato permane il dubbio sulla loro efficacia risolutiva, dall’altro emerge  la certezza che tutti gli attori in campo siano vittime della medesima situazione che a ben guardare vede nelle attività umane dello scorso secolo, che hanno devastato gli equilibri e la biodiversità del Ceresio come della maggior parte dei bacini idrici nazionali, e nelle mutate condizioni climatiche i veri colpevoli. Colpevoli non imputabili, se non al tribunale della storia e da parte delle generazioni future.

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Pubblicato il 20 febbraio 2020
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