Coronavirus in Lombardia: “Sei i tamponi positivi”

Nella conferenza stampa in Regione Lombardia l'assessore Gallera ha ricostruito le ore che hanno preceduto la scoperta del primo caso. Già contagiata la moglie e un amico. Altri tre sono positivi

coronavirus conferenza stampa

Alle 12.30 di venerdì mattina 21 febbraio, in Regione Lombardia si è fatto il punto sul caso di coronavirus individuato a Codogno. Presenti Giulio Gallera, assessore al Welfare, Attilio Fontana presidente della Regione Lombardia, Maria Gramegna dirigente welfare, Pietro Foroni assessore alla Protezione civile.

I casi accertati sono tre, quelli sospetti sei, come ha spiegato Gallera che ha ricostruito le ore che hanno preceduto la scoperta del primo episodio in Lombardia: «Ieri alle 21 abbiamo avuto la conferma di un primo caso di coronavirus, e da quel momento è stata predisposta una cabina di regia che ha lavorato dalle 22 sino alle 2 e poi abbiamo ripreso a operare questa mattina. Abbiamo cercato di individuare i contatti di questa persona che si era presentata con i sintomi di una polmonite il 15 febbraio al pronto soccorso di Codogno; il 18 è stato rimandato a casa ma poi è peggiorato ed è tornato in ospedale. A questo punto le sue condizioni erano critiche e i medici si sono insospettiti: di fronte alle insistenti domande, la moglie del paziente ha spiegato che ai primi di febbraio l’uomo aveva avuto  più incontri con un amico che era stato  in Cina».

«Abbiamo cercato subito di recuperato il “caso indice”, ovvero l’uomo da cui era partito il contagio e abbiamo scoperto che era rientrata dalla Cina il 21 gennaio: ora è al Sacco e sta facendo i controlli, ma sta bene. Nel corso delle ricerche abbiamo individuato e schedato 150 tra operatori sanitari, medici e parenti stretti di questa persona che erano entrati in contatto con lui, tra cui la moglie che è risultata positiva anche se in questo momento sta bene».

«Ieri sera è emerso un terzo caso: una persona portata all’ospedale di Codogno che è risultata positiva e che aveva contatti con l’uomo perché facevano sport insieme. Il tampone fino ad ora ha individuato sei casi. A questo punto abbiamo ritenuto di invitare i cittadini di Codogno Castiglione d’Adda e Casalpustrelengo a restare nelle proprie case».

«Il ministro ha appena firmato un’ordinanza. I contatti diretti saranno messi in quarantena o al proprio domicilio oppure, se non volesse adottare questo sistema, cioè restare nelle proprie case, stiamo approntando, d’intesa con il prefetto, un luogo che possa avere stanze e bagni singoli».

Il pronto soccorso è stato chiuso e sospeso le attività chirurgiche, il resto del presidio continua a svolgere le proprie attività. Chi manifestasse sintomi sospetti – ha concluso Gallera, che ha invitato alla calma – è invitato a chiamare il 112: una squadra si attiverà e arriverà a casa per fare un tampone.

L’Assessore Foroni ha aggiunto: «La sala operativa della Protezione Civile Regionale si è attivata subito. Siamo in contatto con la Protezione civile nazionale. Si stanno verificando strutture, anche militari o ex militari, idonee ad ospitare eventuali quarantene. Siamo pronti per ogni evenienza».

Il presidente Attilio Fontana ha concluso: «Queste che abbiamo spiegato non devono essere viste come misure drammatiche, ma sono misure indispensabili per fermare il contagio. Non dobbiamo diffondere il panico ma dobbiamo far capire che queste precauzioni sono fondamentali per il bene delle comunità».

 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 21 febbraio 2020
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