Non chiamateli nativi digitali

L'esperta del Cpp spiega perché non dare gli smartphone ai figli prima dei 14 anni e perché è necessario che i genitori ne abbiano le password: educazione digitale 0-18 anni

bambini digitali cpp

I bambini nati dopo il 2010 non sono nativi digitali “perché alla nascita non hanno alcuna competenza digitale innata. Le apprendono subito e facilmente, come imparano ogni cosa osservando gli adulti. Ma le loro sono competenze operative, prive di una reale comprensione di rischi ed opportunità. La comprensione è propria dell’adulto, tenuto sempre a vigilare sull’uso dei dispositivi da parte dei bambini”.
Ad affermarlo è stata la consulente pedagogica del Cpp (Centro psico pedagogico per l’educazione dei conflitti) Laura Petrini, aprendo il quinto appuntamento della Scuola genitori promosso dalla Cooperativa La Casa davanti al sole e che si è svolto nella serata di martedì 4 febbraio a Palazzo Estense.

“La tecnologia è uno strumento, e come tale non va demonizzata o proibita. Bisogna però educare i bambini al suo utilizzo, per renderli autonomi nel coglierne le opportunità e consapevoli dei rischi, evitando così di cadere in conseguenze negative per sé e per gli altri”, ha detto l’esperta offrendo ai genitori, cui compete il ruolo educativo, un vademecum chiaro e preciso di come comportarsi nelle diverse tappe evolutive dei figli, a partire dalle loro necessità, con argomentazioni “che non sono frutto di pregiudizio, ma di studi recenti sulle conseguenze dell’uso scorretto e precoce degli strumenti touch”.

Infanzia: 0-10 anni

È la fase in cui i bambini imparano attraverso l’esperienza concreta con il tatto, la motricità e i sensi che usano nel rapportarsi agli altri nel gioco libero nel contatto con la natura: “L’esperienza virtuale non sostituisce quella concreta perché non attiva gli stessi circuiti celebrali dell’apprendimento”, ha precisato la Petrini, facendo riferimento tra l’altro alle indicazioni dell’OMS su come comportarsi. “Il bimbo touch è infelice, e rischia di ammalarsi”.

0-3 ANNI: ZERO TECNOLOGIA
I bambini in questa fase imparano principalmente per imitazione, attraverso il gioco, il movimento e l’osservazione. “Non hanno bisogno della tecnologia, nonostante i prodotti in commercio propongano pannolini con sensore o vasini con tablet incorporato per l’intrattenimento – afferma l’esperta – Gli strumenti digitali possono sembrare una risorsa utile forse ai genitori, per distrarre o calmare i figli, ma è meglio evitarli”.

Lo smartphone non è un ciuccio digitale

3-6 ANNI: MASSIMO MEZZ’ORA
Niente e cellulare e niente internet, possono invece essere utilizzati gli schermi video, ma sempre sotto il monitoraggio dell’adulto “che non significa guardare con attenzione il cartone animato con loro, ma scegliere consapevolmente cosa guardano”, precisa la Petrini suggerendo di fissare regole su contenuti e tempo di utilizzo.

6-9 ANNI: BUONE REGOLE
Si comincia ad educare all’uso delle tecnologie digitali ma “sempre in presenza dell’adulto”, avverte la pedagogista. “Niente internet, telefonini o tv in camera perché aprono a un mondo dove c’è tutto, e i bambini non hanno gli strumenti per avventurarsi nel mondo da soli”.
Sconsigliate le App per la lettoscrittura: “Sono inutili perché non coinvolgono le aree del cervello necessarie all’apprendimento”.

9-11 ANNI: MAGGIORE AUTONOMIA
Si introduce l’uso di internet, ma sempre con tempo limitato, parental control, password, con la supervisione di un adulto e con un’attenta educazione a rischi e opportunità in ottica preventiva rispetto alle fasi di preadolescenza e adolescenza, quando il contrasto sano e fisiologico con i genitori rende tutto più complicato.
“App, chat e videogame nascono da interessi economici – ha precisato la Petrini – il marketing non si occupa di questioni educative, psicologiche o pedagogiche e punta sui bambini come futuri consumatori”.

Preadolescenza e adolescenza: 11-18 anni

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I ragazzi tendono a sfuggire al controllo dei genitori, con cui entrano in conflitto. Ma è un conflitto sano, anche se faticoso, di cui hanno bisogno per crescere.
Il loro sguardo è rivolto all’esterno ma la corteccia prefrontale del cervello, che gestisce le funzioni di alto livello quali il controllo delle emozioni, la pianificazione e l’inibizione, arriva a totale formazione solo tra i 20 e i 25 anni, quindi hanno bisogno di regole che aiutino queste funzioni mentre si affinano.

11-13 ANNI: NO A SMARPHONE E SOCIAL
Bill Gates era molto consapevole di rischi e opportunità legati  al digitale eppure non ha dato ai suoi figli questi strumenti prima dei 14 anni”, ricorda l’esperta nonostante la moda di regalare lo smartphone alla cresima.
Lo smarphone non è un telefono, è una finestra sul mondo. E i ragazzi vanno guidati in questo mondo che “non è pensato per i minori di 14 anni. Su questo – avverte l’esperta – le politiche della privacy di tutti i social sono molto chiare. Se succede qualcosa la responsabilità è dei genitori”.

14-18 ANNI: OK ALLO SMARTPHONE MA SUPERVISIONATO
Fino ai 18 anni l’utilizzo dello smartphone deve essere controllato dai genitori che ne sono proprietari. Quindi mamma e papà devono avere tutte le password dei figli perché ne sono responsabili.
E soprattutto devono rendere i loro figli pienamente consapevoli dei rischi. I principali:
vamping: insonnia digitale provocata dalla luce blu degli schermi che suggerisce al cervello di bloccare la produzione della melatonina, ormone del sonno;
– ansia e disturbi dell’umore a partire dalla Nomofonia, la paura di essere separati dallo smartphone;
– disturbi dell’attenzione e della socialità (phubbing, hikikomori, sexting…);
dipendenza: il meccanismo di like e gettoni con cui funzionano social e videogame genera un piacere che produce dopamina, innescando un meccanismo (circuito dopaminergico) più intenso negli adolescenti che tendono quindi a ripetere l’esperienza piacevole con maggior determinazione, fino a farne una dipendenza.

In platea ad ascoltare tante mamme il cui numero è stato quasi eguagliato, per la prima volta alla Scuola genitori, da quello dei papà cui è dedicato l’ultimo incontro, martedì 3 marzo, alle 20.30 a Palazzo Estense con il pedagogista Massimo Lussignoli e intitolato “Il ruolo educativo del padre”, né autoritario, né amico: c’è un’altra possibilità.
Per le prenotazioni scrivere a scuolagenitori@lacasadavantialsole.org.
Per maggiori info: 328 2796544.

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Pubblicato il 05 febbraio 2020
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