I nostri rami non hanno potuto fiorire insieme

Il racconto di Francesca: "L’amore è immenso, ma lui ancora non lo sa. Il Covid non mi ha dato il tempo per dirglielo guardandolo negli occhi"

Primavera e natura

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Di seguito il contributo di Francesca.

Mi viene chiesto di buttare giù, nero su bianco, la mia memoria, una delle tante di quello che è accaduto e che ha portato i nostri cuori e le nostre menti a scatenarsi in una sorta di opera teatrale che ha dell’assurdo, ma che purtroppo è del tutto reale.

E allora mi ritrovo a esaminare, a leggere nel profondo la mia emergenza Covid e la prima cosa di cui mi rendo conto e che, credo, mi ricorderò per sempre è la fortuna, la fortuna di essere ancora qua con tutte le persone a me care.

Il Covid ha colpito e non poco; in famiglia, ci ha lasciati un cugino, di un grado lontano, ma pur sempre uno di famiglia. Non lo conoscevo bene, ma da quello che mi è stato raccontato, era uno di quei signori tanto buoni che meritava come tutti di essere salutato prima di andare via per sempre, stava per diventare nonno; tra amici e conoscenti, invece, sono diverse le storie che nessuno vorrebbe mai poter raccontare. Dicevo, però, che la fortuna di non aver visto e non aver vissuto da vicino il peggio va ricordata e questa consapevolezza non deve sottovalutare il dramma e l’impotenza che migliaia di famiglie hanno invece sofferto.

La preoccupazione per i cari, specialmente per i nonni e la bisnonna di 93 anni, la tensione e la nuova quotidianità non potevano annullare l’attenzione per lo studio e il lavoro. “Abbiamo dei doveri che vanno portati a termine nonostante tutto” ripeto a me stessa, ancora oggi, un oggi che si avvicina sempre più alle fatidiche date d’esame. E così, con questo mantra che ridonda nella mente, continuo a studiare per gli esami che a breve sarò chiamata a fare, rigorosamente online: magari in camicia e pantofole.

E poi c’è la mia storia d’amore che continua a distanza. Continua e matura, da lontano, con qualche lettera, con qualche pensiero recapitato a domicilio e con tanti momenti bellissimi tatuati nel cuore. Eravamo solo all’inizio della quarantena quando suona il corriere e ricevo il primo pensiero: un libro di poesie, dal grande titolo rosso su sfondo bianco, che parla di ciliegie, di gatti, di Francesca e di quei baci che “ad ognuno muore un nazista”. Aspettavo il corriere per dei libri universitari, convintissima e di corsa scendo, risalgo, scarto ed ecco che tutta la nostalgia di quegli abbracci e di quei baci sfocia in una valle di lacrime. Lo stupore per quel libro inaspettato colmò il vuoto che iniziava a crescere nelle prime settimane di emergenza e i sentimenti iniziarono a farsi chiari.

Siamo entrati nella fase 2, i congiunti si possono riabbracciare, ma noi siamo rami di alberi diversi. Il mio padroneggia un territorio lombardo, il suo uno più piccolo in provincia di Cuneo e per questo non ci è permesso riconciliarci. I nostri rami non hanno potuto fiorire insieme e non potranno vivere lo scorrere delle ultime settimane primaverili sotto la stessa pioggia o lo stesso sole di maggio. Ma gli alberi resistono, al tempo, alle intemperie e ai virus del XXI secolo.

Non è facile, non è stato facile, ma lo sarà. Sono certa che qualsiasi cosa che ci capiti nella vita voglia insegnarci qualcosa e fin quando non avremo imparato la lezione tornerà a darci ripetizioni. Il dramma che abbiamo incontrato deve servire per fare della nostra vita e della nostra persona qualcosa di migliore. Da questo possiamo renderci la vita più semplice, lamentandoci meno, producendo di più, entrando in empatia con l’altro, giudicando solo dopo aver analizzato; creando, fantasticando e amoreggiando con le nostre passioni così da non avere tempo per incupirci, e poi trovando il nostro io interiore, il nostro equilibrio e la nostra felicità. Solo allora potremmo condividere tutto quanto abbiamo imparato con il nostro amore.

Il mio si chiama Federico. Saremo distanti ancora per un po’, ma se sono qua a scrivere di noi non credo la distanza possa esserci d’ostacolo. L’amore è immenso, ma lui ancora non lo sa. Il Covid non mi ha dato il tempo per dirglielo guardandolo negli occhi.

Francesca Cisotto, Busto Arsizio

 

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Pubblicato il 27 maggio 2020
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