Senza un computer i bambini e i ragazzi sono privati del loro diritto allo studio

Il racconto di Giulia: "Abbiamo bisogno di una riforma scolastica, sono anni che ne chiediamo una e questo nuovo vuoto mi sembra un ottimo punto da cui ripartire"

Generico 2018

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Di seguito la storia di Giulia.

Sono figlia del digital, faccio parte di quella generazione chiamata “Millennials” e la Rete è come il nostro Santo Graal.

In questa società permeata di qualsiasi tipo di crisi (ambientale, sociale, politica solo per citarne alcune) mai e poi mai avrei pensato che quella che ci avrebbe messo in ginocchio sarebbe stata una pandemia e la conseguente crisi sanitaria. Sembrava una cosa troppo distante dal nostro immaginario, certamente possibile nel Medioevo, dove la conoscenza e l’igiene erano scarse, ma non possibile per noi e per il nostro tempo.

Come molti, inizialmente non potevo che essere scettica, era surreale. Mi giocava contro il bias di conferma (confirmation bias) per il quale cercavo solo notizie che confermavano i miei pensieri. Ma comunque, contro ogni mio credo, in una tarda sera di marzo, mi sono ritrovata ad ascoltare il Presidente del Consiglio Conte annunciare l’inizio del Lockdown, per tutto il territorio italiano con effetto immediato.

Non nego che avevo bisogno di un po’ di riposo, come credo molti di noi, e questo nuovo tempo libero avrebbe davvero potuto aiutarmi a sistemare alcune cose che avevo in sospeso. Ma la tranquillità che auspicavo è stata fin da subito annullata e sostituita da una nuova routine. Questo non è necessariamente un male, anzi, avere una routine mi ha aiutata ad affrontare la nuova situazione giorno per giorno, un passo alla volta.

Ho da subito iniziato con le lezioni online e, considerando il tutto, sono soddisfatta per come la mia Università sia riuscita a gestire la crisi, nonostante le evidenti difficoltà.

Insieme a me, anche mio nipote, in prima media, ha iniziato con le sue lezioni online. E non posso dirmi altrettanto entusiasta della DAD. Non mi sento comunque di puntare il dito contro nessuno perché il contesto in cui ci siamo ritrovati era, per forza di cose, difficile per tutti: studenti, insegnanti, genitori. Ma quello che il digital dà, il digital toglie. In questa nuova frontiera della didattica online non abbiamo potuto fare altro che notare inermi come le disparità sia dietro l’angolo anche oggi.

Guardavo mio nipote e pensavo a quanto era fortunato: aveva un computer, una connessione internet e me, che avevo abbastanza tempo per seguirlo ogni giorno. Sì, ogni giorno, perché nonostante sia in prima media, ha potuto frequentare poco più di sei mesi questo nuovo mondo scolastico; troppo poco per renderlo un po’ più autonomo nella gestione dei suoi impegni, troppo poco per insegnarli adeguatamente a usare un computer. Necessariamente aveva bisogno di qualcuno che lo guidasse, le lezioni da quaranta minuti non bastano. Man mano che passavano i giorni continuavo a pensare a questa nuova “questione scolastica”. Mi dispiaceva a pensare a tutti quei bambini e ragazzi, privati del loro diritto allo studio, solo perché un computer a casa non l’hanno o perché manca l’abbonamento a internet o perché magari, hanno dei fratelli e delle sorelle che a loro volta dovevano fare la DAD e bisognava scegliere a chi dare il computer. Come si fa a scegliere?

Allo stesso tempo mi dispiaceva per i genitori. Io sono una studentessa universitaria, quindi sono abituata ad organizzarmi lo studio e a comunicare attraverso il computer ed ho provato a trasmettere queste conoscenze a mio nipote. Ma una cosa dobbiamo dircela, senza vergogna, non tutti i genitori e non tutti i nonni sanno usare il computer e, giustamente, non sono obbligati a saperlo usare. Noi deleghiamo agli insegnati il gravoso compito di istruire i nostri figli, ma in questa DAD abbiamo delegato ben poco.  Alcuni genitori si sono ritrovati a dover gestire l’istruzione dei propri ragazzi con mezzi che non conoscevano in pieno che, magari, non sapevano bene come sfruttare.

Ad un bambino che non rispetta le consegne o si dimentica di eseguire un compito è necessario sminuirlo con una valutazione negativa? O, invece, vogliamo considerare la questione nel suo più ampio spettro e, dietro a queste mancanze, vedere una famiglia normale, una mamma o un papà , che dopo una giornata di smart working o una giornata passata a gestire la DAD di uno o più figli si è sfortunatamente dimenticato, nonostante la più ferrea volontà, di inviare il compito assegnato?

Devo confessare, anche io ho peccato. Più volte mi sono dimenticata di riconsegnare  sulle varie piattaforme i compiti che mio nipote aveva fatto. Ma per una mia mancanza può essere valutato mio nipote? La DAD non valuta il singolo studente, ma famiglie intere, facendo sentire inadeguato anche il migliore dei genitori.

Abbiamo bisogno di una riforma scolastica, sono anni che ne chiediamo una e questo nuovo vuoto mi sembra un ottimo punto da cui ripartire.

Giulia Spiller, Besnate

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Pubblicato il 03 giugno 2020
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