Effetto Covid: in Canton Ticino perso il 2,9% dei posti di lavoro
Pessimista il sindacato Ocst: "Purtroppo siamo solo all'inizio di un calo destinato a continuare nei prossimi mesi"
La pandemia ha già lasciato il segno sull’occupazione in Svizzera. Secondo i dati diffusi oggi dall’Ufficio Federale di Statistica nel secondo trimestre dell’anno il numero degli impieghi è sceso a 5,01 milioni, con una flessione dell’1,1% rispetto ai primi tre mesi dell’anno e dello 0,6% in confronto allo stesso periodo del 2019.
Il Canton Ticino è la regione che presenta la contrazione più marcata, con un 2,9% in meno di occupati.
Ad incidere in modo particolare nel cantone di lingua italiana la diminuzione dei posti nel settore terziario, che si è attestata al 3,3%, a fronte ad esempio di valori positivi (+0,3%) registrati a Zurigo e nella Svizzera centrale.
Meno significativo (anche in confronto al resto della Confederazione) è stato l’arretramento nel settore secondario, che segna un -1,8%.
«Sono dati che vanno analizzati bene, ma alcune dinamiche sono chiare – commenta Andrea Puglia, responsabile dell’Ufficio Frontalieri del sindacato Ocst – In Canton Ticino è evidente che le più colpite sono state le donne con numeri allarmanti che però non ci sorprendono. Innanzitutto è stato colpito il settore del lavoro domestico, tante donne frontaliere che facevano le colf o le badanti durante il lockdown hanno perso il lavoro, ma in generale tante lavoratrici hanno pagato il fatto della chiusura di scuole e asili e hanno dovuto rinunciare al lavoro per la famiglia».
«Purtroppo siamo solo all’inizio di un calo destinato a continuare nei prossimi mesi – aggiunge Puglia – Per ora diverse aziende possono tirare avanti grazie alle misure di sostegno della Confederazione, che per fortuna sono state prolungate fino a dicembre, ma l’anno prossimo quando queste misure varranno meno vedremo conseguenze pesanti».
Per i frontalieri i costi in termini occupazionali potrebbero essere preoccupanti: «E’ ancora presto per dare numeri – conclude il responsabile dell’Ufficio frontalieri – Teniamo presente però che molti lavorano nel settore del turismo e dell’accoglienza e quest’anno la stagione è stata più corta, la pandemia ha tagliato molte presenze, soprattutto quelle straniere. Qualche attività addirittura non ha riaperto dopo il lockdown. Ma anche il settore manifatturiero subirà conseguenze, pensiamo solo agli effetti della contrazione dell’export. I dati che abbiamo visto oggi, purtroppo, sono destinati a peggiorare».
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