Pagamenti lumaca: “La prassi danneggia il sistema economico. Va contrastata”

Il Presidente di Confartigianato Galli chiede più trasparenza in materia di pagamenti per scoraggiare i ritardi. Un sondaggio tra 1141 aziende rileva che le dilazioni sono aumentate a causa del Covid

davide galli

È un malvezzo spesso italiano, che nasconde un’etica a volte labile: quello dei pagamenti in ritardo è uno dei punti critici del nostro sistema economico e l’emergenza sanitaria ha acuito il problema. Per capire quanto abbia inciso sui pagamenti  il Covid 19, Confartigianato ha promosso un sondaggio  tra i suoi iscritti.

Il tema era appunto i “pagamenti – lumaca” e le difficoltà durante il lockdown: 1141 imprese, di ogni settore e dimensione, hanno partecipato all’indagine che mirava a capire se il fenomeno del mancato rispetto dei tempi di pagamento fosse peggiorato.  «In un momento come questo – ha commentato il Presidente di Confartigianato Davide Galli – dobbiamo premiare le virtuosità e rigettare senza indulgenza la mancanza di puntualità nei pagamenti. Lo dobbiamo alla salute economica del Paese e alla tenuta di tante piccole imprese che costituiscono l’ossatura di filiere che, una volta rotte, potrebbero non riuscire a ricomporsi».

A soffrire di più sono state, ed è naturale, quelle piccole e piccolissime che costituiscono l’ossatura dell’imprenditoria italiana, con un potere contrattuale, spesso, è limitato: « Le normative che stabiliscono le tempistiche ci sono – ha ricordato il Presidente di Confartigianato – ma si permette che queste vengano derogate con una contrattazione personalizzata dove il più debole paga il prezzo maggiore».

E il prezzo è elevato anche in termini di risparmi e capitalizzazioni e potenziamento delle aziende che, invece, devono fare da banche ai propri clienti: ««Il mancato incasso delle fatture genera, in società di piccole dimensioni non sempre robuste da un punto di vista patrimoniale e finanziario, difficoltà notevoli nella copertura dei costi di produzione, degli stipendi e degli oneri contributivi e fiscali, costringendo i titolari a ricorrere al prestito bancario per affrontare i problemi, con ulteriore aggravio dei costi».

E il ritardo, sommato all’interruzione dell’attività produttiva dovuta all’emergenza sanitaria, ha provocato problemi di liquidità molto gravi: lo dimostra il fatto che il 77,5% delle micro e piccole imprese ha fatto ricorso a uno o più strumenti per contrastare l’assenza di fondi. L’ Ufficio Studi di Confartigianato evidenzia che tra il 17 marzo e il 30 giugno, le domande arrivate e relative alle misure introdotte con i decreti “Cura Italia” e “Liquidità” sono state più di 742 mila, per un importo di circa 43,2 miliardi di euro. Ancora più nello specifico, in base ai dati della Camera di Commercio di Varese, in provincia hanno fatto accesso al fondo di Garanzia 12.098 aziende, per un importo finanziario di 868.207.000 euro circa.

Il problema è trasversale anche se ci sono settori più virtuosi come il “Food and beverage” che hanno normative decisamente più vincolanti. Gli ambiti più a rischio sono invece quello della metalmeccanica e soprattutto l’impiantistica, spesso considerata la “cenerentola” : «Il campione di imprese coinvolte in questa mappatura rispecchia la composizione del nostro territorio, con una prevalenza del comparto metalmeccanico (29,8%), seguito dall’impiantistica (12,8%) e dal settore alimentare (11,3%). Mi riferisco ad aziende che operano anche nella subfornitura, oltre che nei servizi, e che meritano estrema attenzione».

L’ammissione, per il 40,4% degli imprenditori che hanno messo mano alla survey online, è che i tempi di pagamento sono peggiorati, che nel 3,5% delle circostanze questo peggioramento è da attribuire alle Pmi e che nel 7,1% la causa è da ricondurre alle grandi aziende. In totale, più della metà delle aziende (50,1%) ha avuto nel recente passato problemi di puntualità nell’incassare il dovuto.

I “pagamenti – lumaca” quindi non riguardano solo la Pubblica Amministrazione, settore dove si hanno anche situazioni di vera eccellenza quanto a puntualità, ma anche al privato.

In base al D.Lgs. 192 del 9 novembre 2012 i pagamenti vanno effettuati entro i 30 giorni. Le parti , però, possono tuttavia pattuire, per iscritto, un termine maggiore, anche se non superiore ai 60 giorni. Dal giorno successivo alla scadenza, decorrano automaticamente gli interessi moratori.

La realtà, tuttavia, è lontana dalle indicazioni legali. Lo dimostra il fatto che il 12,8% delle aziende coinvolte nella survey ha ammesso che il pagamento è andato ben oltre i 120 giorni, mentre il 19,1% è scivolato oltre i 90 giorni. Sono state pagate in tempi utili il 17% delle aziende, mentre entro i due mesi hanno ottenuto il dovuto il 21,1% delle aziende. Sul crinale (meno di 90 giorni) il 27% del totale. A conti fatti, il 58,9% delle imprese ha bypassato addirittura la linea gotica dei 60 giorni di tempo concessi per i pagamenti (anche previo accordo): « Nel 51,1% dei casi le aziende confermano che la scelta di ritardare i pagamenti, soprattutto da parte di imprese di dimensioni ragguardevoli, è da imputare a una scelta strutturale, e non a una difficoltà momentanea (39,7%), come forse si potrebbe pensare».

Ricordiamo che i tempi di pagamento in Italia risultano più alti rispetto ai benchmark europei dove, nelle relazioni B2B, tutti scendono sotto i nostri 56 giorni: 42 Francia, 27 Regno Unito e 24 Germania. Va anche peggio se il raffronto viene fatto sui tempi di pagamento della Pa: 104 giorni in Italia contro i 33 della Germania e i 26 del Regno Unito.

«Garantire il rispetto dei pagamenti, assicurare la certezza dei propri flussi finanziari e di cassa a tutte le tipologie di imprese, costerebbe sicuramente molto meno allo Stato che intervenire in seguito con moratorie, contributi e finanziamenti di vario tipo» dice Galli, che chiede «più trasparenza in materia di pagamenti per scoraggiare i ritardi. L’accesso alle informazioni potrebbe incentivare gli enti pubblici e le imprese a migliorare le proprie pratiche di pagamento e ad adempiere agli obblighi pecuniari e, nello stesso tempo, introdurre sanzioni amministrative effettive, proporzionate e dissuasive, contribuirebbe a migliorare il comportamento in materia di pagamenti».

Il presidente di Confartigianato Varese chiede forme obbligatorie e adeguate di compensazione (tra cui il risarcimento) e altre misure di sostegno affinché le imprese non siano costrette a fallire a causa dei pagamenti-lumaca.

In conclusione, «servirebbe un passaggio deciso verso una cultura dei pagamenti rapidi adottando le misure più adeguate, tra cui l’elaborazione di orientamenti in materia di migliori prassi e, ove necessario, iniziative legislative, con l’obiettivo di creare un contesto imprenditoriale affidabile per le imprese e una cultura dei pagamenti puntuale».

Una situazione ancora più delicata oggi, vigilia di un autunno dagli sviluppi molto incerti: « Io sono fiducioso che non ci sarà una nuova emergenza sanitaria – conclude Galli – ma oggi i cassetti degli ordinatori delle aziende sono vuoti. I tempi degli ordinativi si sono contratti drammaticamente. Non sappiamo cosa ci aspetta per l’autunno. C’è il timore concreto che i problemi di liquidità e ritardo pagamenti si possano acuire. Le misure messe in campo con le moratorie prorogate e la Cassa integrazione sono un sollievo ma non durerà a lungo. Si tornerà a dover pagare tutto. E non sarà facile»

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 06 Agosto 2020
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