6000 Sardine Varese: “In piazza per i diritti di tutti, perché occorre coraggio nell’agire politico”

Il movimento 6000 Sardine Varese, domani, sabato 17 ottobre, sarà in piazza Montegrappa a Varese insieme ad Arcigay per la manifestazione "Dalla parte dei diritti"

Gruppo di Varese a Bologna per la manifestazione delle sardine

Il movimento 6000 Sardine Varese, domani, sabato 17 ottobre, sarà in piazza Montegrappa a Varese insieme ad Arcigay per la manifestazione “Dalla parte dei diritti”, nell’ambito della mobilitazione nazionale a sostegno dell’approvazione di una legge efficace contro omotransfobia e misoginia.

Ecco perché le sardine varesine saranno in piazza domani:

Coraggio nell’agire politico, coraggio nell’espressione dei propri ideali.

Sono queste le rivendicazioni che fin dall’inizio hanno portato in piazza le sardine a Varese come nel resto d’Italia.

Si chiede coraggio agli esponenti del campo progressista. Da troppo tempo hanno lasciato spazio al timore di una mancata condivisione  con la propria base elettorale di quelle battaglie di civiltà che nel nostro paese restano appunto in attesa di coraggio per essere combattute.

I risultati sono stati un rafforzamento nell’opinione popolare dell’idea che il centro-sinistra non fosse più la casa comune di coloro che si battono per ampliare i diritti civili e politici di tutt* e lo svuotamento delle sezioni partitiche. Da qui il vuoto dei voti nelle urne, a tutto vantaggio di una delle destre più oscurantiste che il nostro paese abbia mai visto.

Finalmente si vede coraggio, si, noi lo vediamo nella proposta di legge Zan contro la omobitransfobia e la misoginia.

Quello che a molti può sembrare l’ovvio, il diritto di non essere insultat* e minacciat* sulla base del proprio orientamento sessuale, del proprio genere, anche se non ci si riconosce in quello della nascita, appare in Italia come una rivendicazione rivoluzionaria.

Basterebbe questo per comprendere quanto giusto sia spendersi affinché questa proposta di legge sia approvata in tempi brevi, senza debba sottostare allo scempio della revisione al ribasso nei passaggi parlamentari che troppo spesso snaturano le intenzioni dei proponenti.

È avvilente che ci sino partiti che hanno posto pregiudiziali di costituzionalità a sfavore di questo provvedimento, ma era prevedibile visti gli slogan poco inclusivi dei leader dei principali partiti di destra del nostro paese.

Meno prevedibile e ancora più avvilente è che il richiamo alla libertà di espressione sia arrivato anche da esponenti della attuale maggioranza.

Di quale libertà di espressione stiamo parlando? E’ forse lecito insultare, discriminare e infine umiliare chi secondo i nostri filtri è “diverso”? Quella che si rivendica non è libertà di parola, ma di insulto, di dileggio, e non serve il PDL Zan per dirci che nel nostro ordinamento, questa libertà non è e non deve essere tutelata.

Ogni eventuale scalpellata alle già essenziali rivendicazioni di questa legge colpirebbe i diritti delle persone che quegli articoli andrebbero a tutelare, che sia ben chiaro, vigileremo attivamente affinché questo non avvenga.

Misure di prevenzione e contrasto della violenza e della discriminazione per motivi legati al sesso, al genere, all’orientamento sessuale e all’identità di genere, in che termini queste tutele potrebbero non risultare come la normale essenza dell’essere umano?

Perché una donna nel 2020 deve ancora rinunciare al proprio lavoro per prendersi cura dei più piccoli o dei più anziani della famiglia, rinunciando così alla propria indipendenza economica e alla propria libertà? Perché alle donne durante i colloqui chiedono ancora se c’è intenzione a metter su famiglia? Perché lo stipendio di una donna deve ancora essere più basso di quello di un uomo? Non può di certo essere il genere di un essere umano a stabilirne facoltà e livelli di competenza. Tutto questo deve essere considerato non solo illegale, ma sbagliato.

Una società capace di valorizzare le differenze sarà una società più inclusiva.

Lo dobbiamo a Maria Paola, uccisa dal fratello a Caivano perché la sua relazione con Ciro non era accettabile dalla famiglia e dalla comunità.

Lo dobbiamo a tutte le donne che devono lottare per farsi chiamare avvocata o sindaca da uomini che non avrebbero nessun problema a chiamarle cameriera o segretaria.

Lo dobbiamo alle donne vittima di femminicidio, spesso dai familiari, e in numeri ancora maggiore durante il lockdown, che per alcun* ha significato rimanere chiusi in casa per mesi con il proprio aguzzino.

Lo dobbiamo a tutte le coppie che per strada non si tengono la mano per il timore di come potrebbe reagire la gente che incontrano, timore spesso fondato.

Lo dobbiamo alle madri che leggono il proprio nome sulle croci di un cimitero in cui i loro feti sono stati sepolti senza autorizzazione, senza il minimo rispetto della privacy, senza che alcuno si sia posto dubbi sul loro convincimento religioso e soprattutto con uno stigma da lettera scarlatta che le umilia esponendole in pubblica piazza riportando alla mente ricordi che probabilmente speravano di poter seppellire.

Per questa e molte altre ragioni, come 6000 Sardine Varese accogliamo l’invito arrivato da Arcigay Varese a farci promotori attivi della manifestazione di sabato 17 ottobre in piazza Monte Grappa a Varese, ovviamente invitando chi parteciperà al più rigoroso rispetto del distanziamento personale e all’utilizzo di mascherine e presidi di protezione individuale.

Ci vogliamo spendere per creare un fronte comune, capace di combattere battaglie intersezionali, in cui le rivendicazioni femministe, quelle LGBTQI+ , quelle ambientaliste, quelle antifasciste e quelle di chi si spende ogni giorno per ampliare i diritti dei migranti trovino una casa comune in cui sentirsi rappresentati e che inviti tutti alla partecipazione attiva.

Ringraziamo quindi il presidente di Arcigay Varese Giovanni Boschini per averci dato l’opportunità di esprimere la nostra vicinanza alle istanze che spingono 57 piazze del Paese a chiedere a gran voce l’approvazione rapida del progetto di legge Zan.

6000 Sardine Varese

 

di mariangela.gerletti@varesenews.it
Pubblicato il 16 Ottobre 2020
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