Covid-19, giornalismo meno sensazionalista e più umiltà

L'invito arriva dai giornalisti, docenti universitari e dai vertici dell'Ordine dei giornalisti della Lombardia intervenuti al panel di apertura del Festival Glocal 2020. Alessandro Galimberti: «Umiltà e cronaca sono le due cifre del giornalismo in questa fase»

Il Covid Hub dell'ospedale di Varese

L’incipit del primo incontro del festival Glocal 2020, dedicato al giornalismo digitale, non poteva che essere la storia di Vito Romaniello, giornalista varesino, che ha vissuto il Covid-19 da malato. Una storia che il caporedattore de Lapresse ha raccontato con un video i cui protagonisti principali sono i tre medici che l’hanno curato. «Ho trascorso 87 giorni in ospedale, 44 in terapia intensiva e 25 giorni intubato in coma. E pensare che in 36 anni di mestiere ho preso al massimo tre o quattro giorni di malattia».

Una testimonianza, quella di Romaniello, che, per schiettezza e intensità, ha colpito tutti gli ospiti del panel di Glocal “Emergenza Covid: le fonti, le testimonianze, le fake news”. L’incontro, moderato da Paolo Pozzi, portavoce del presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia, ha affrontato il tema della qualità dell’informazione durante la pandemia, soprattutto in questa seconda ondata.

«Occorre ritornare a un’informazione di servizio, tenendo sempre presente il fruitore della notizia. Ci vuole più sensibilità» ha detto Romaniello. Un’osservazione che ha dato il via a una primo giro di considerazioni sulla qualità dell’informazione in questa fase. «La notizia va curata con responsabilità, selezionando accuratamente gli interlocutori, le fonti e gli ospiti che si invitano nelle trasmissioni televisive. Nell’esperienza della pandemia abbiamo trovato un’ancora di salvataggio nell’informazione locale e di prossimità. Umiltà e cronaca sono le due cifre del giornalismo in questa fase» ha aggiunto Alessandro Galimberti, presidente dell’Odg della Lombardia.

Se da una parte gli ospiti del panel hanno richiamato i giornalisti al senso di responsabilità, dall’altra si è purtroppo sottolineato la deriva sensazionalistica in cui sono caduti molti giornali. «Quando si va in tv e si dice che il virus è clinicamente morto – ha detto Luca Viscardi, conduttore di Radio Number one – milioni di persone si sono sentite dire quello che volevano sentire. Il sensazionalismo che ho visto in questi mesi è stata una forma di sciacallaggio intollerabile».
Viscardi, che è stato a sua volta ricoverato in ospedale per molto tempo a causa del Covid-19, ha appena scritto un libro dal titolo “La vita a piccoli passi” (Sperling & Kupfer), in cui racconta la sua esperienza di malato e del bisogno di avere spiegazioni credibili ed equilibrate rispetto alla malattia che lo aveva colpito.

IL COVID-19 HA UNO SPICCATO SENSO DELLA DEMOCRAZIA

In questa seconda ondata del virus spesso è stata fatta una strumentalizzazione politica della pandemia, senza considerare che il Covid.19 ha uno spiccato senso della democrazia, così spiccato che colpisce tutti senza fare distinzioni tra ricchi e poveri, destra o sinistra, belli o brutti. «Sospendere il giudizio è l’unica attitudine vincente – ha sottolineato  Ruben Razzante docente di diritto dell’informazione all’università Cattolica di Milano -. Quindi trovare un’educazione all’incertezza è la strada maestra per affrontare la convivenza con il virus piuttosto che pretendere di far passare verità non ancora asseverate dalla scienza. A settembre è cambiato il clima nell’informazione, dominata da sensazionalismo, appiattimento e superficialità».

Spesso il giornalismo, in questa seconda fase della pandemia, fa da megafono acritico a personaggi e informazioni che non danno nessun valore aggiunto alla notizia. La fase che stiamo vivendo ora, secondo Razzante, che è anche componente dell’Unità di monitoraggio per il contrasto della diffusione di fake news su Covid-19, «richiede una cronaca diversa della pandemia, senza assecondare la drammatizzazione dell’evento».

LE FALSE NOTIZIE POSSONO DESTABILIZZARE

Alessandro Politi, giornalista delle Iene, ha trascorso 47 giorni in ospedale a causa del Coronavirus e ora si trova in prima fila a raccontare quello che sta accadendo sul fronte delle cure dall’interno dell’ospedale di Padova. «Quando avevo il Covid non si sapeva nulla di questa malattia – ha raccontato Politi -. Ad un certo punto ho spento la tv e smesso di leggere i giornali perché ero terrorizzato. Spesso i titoli non coincidono con il contenuto e ho potuto constatare che molte volte anche le grandi testate non verificano le fonti. Se uno dice castronerie va bloccato in qualche modo».  Le fake news e le false informazioni sono pericolose perché «destabilizzanti dei comportamenti individuali e collettivi» ha osservato più volte Galimberti. In alcuni casi possono addirittura compromettere la lotta alla pandemia.

IL PREGIUDIZIO SULL’APP IMMUNI

Interessante a questo proposito la testimonianza di Michele Vitiello consulente informatico, colpito dal Covid-19 subito dopo il cosiddetto “paziente zero“. «Sono stato intubato per 25 giorni – ha detto Vitiello – non sapevo cosa avessi, non ho visto mascherine e quant’altro. Insomma, mi ritengo un miracolato. L’informazione in quei giorni è cambiata e la dimensione locale ha rivelato tutta la sua potenza. Di notizie sbagliate però ne ho sentite tante, ma una in particolare mi ha colpito. Una sera il direttore di un giornale ha detto in tv che non bisogna scaricare l’app immuni perché verremmo tracciati anche in situazioni in cui non si vuole essere scoperti. Ecco, questa cosa non è vera. Se più persone avessero scaricato immuni subito dopo il primo lockdown, le cose forse sarebbero andate diversamente. Quindi scaricate immuni, perché la vostra privacy non verrà compromessa».

Qui il video dell’incontro:

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Pubblicato il 12 Novembre 2020
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