Fimaa: “Recupero delle aree dismesse e collegamenti: come fare rinascere Varese e la provincia”

Rigenerazione e rilancio dei nuclei urbani al centro del 40° Convegno di Fimaa. Il presidente Taverna: "Dobbiamo attrarre i grandi investitori". Ospiti anche Galimberti e Lunghi

Generica 2020

«L’anno prossimo ci rivedremo di persona». Con questo augurio si è chiuso il quarantesimo convegno provinciale di Fimaa Varese. La Federazione dei mediatori immobiliari non ha voluto rinunciare al tradizionale appuntamento, spostandolo sulla piattaforma online e raccogliendo l’adesione di oltre cento operatori.

Territorio, politica, associazioni”: questo il tema dell’incontro annuale andato in scena venerdì sera, 11 dicembre.

È stato il segretario generale di Uniascom provincia di Varese, Sergio Bellani, ad aprire i lavori e a introdurre il presidente provinciale di Fimaa, Santino Taverna, sottolineando la sua recente conferma per i prossimi cinque anni alla guida di Fimaa nazionale: «Un premio al lavoro svolto e ai risultati raggiunti nel corso del primo mandato». Moderatore del convegno Dino Vanetti (vicepresidente di Fimaa provincia di Varese).

Nella sua relazione, Taverna ha toccato diversi temi, dalla situazione del settore immobiliare fino alle opportunità offerte dal Superbonus 110% (tema approfondito da Roberto Gentilomo, responsabile Area mercato Bcc Busto Garolfo e Buguggiate), per poi concludere l’intervento con un focus sulla sua città: Varese.

«Varese è una città che merita di essere maggiormente inquadrata in un’ottica europea e non come centro urbano di confine», ha spiegato il numero uno di Fimaa. «E’ perciò quanto mai importante che i progetti infrastrutturali che si stanno avviando siano portati a termine in tempi brevi, evitando lungaggini burocratiche. Penso all’area delle stazioni, al nuovo teatro, al polo culturale nell’area di piazza Repubblica e all’area dell’ex Aermacchi. Penso al colle di Biumo (centro culturale e polo convegnistico) penso al rilancio del Sacro Monte e alla questione costantemente aperta della “porta di accesso” alla città tramite l’autostrada. La realizzazione di questi interventi, sostenuti da finanziamenti pubblici, può diventare un volano per incentivare gli investimenti privati. Con queste attenzioni e con il coinvolgimento di un territorio invidiabile, Varese potrebbe diventare una città policentrica».

Taverna ha individuato nella rigenerazione urbana, nella riqualificazione di aree dismesse e quartieri, la spinta in grado di dare il via alla ripresa del settore immobiliare (argomento affrontato dal punto di vista tecnico da Daniele Mammani, legale nazionale di Fimaa Italia) e dell’intera filiera, che innescherebbe un meccanismo più generale di ripresa economica, che per Varese non potrà però prescindere da una rete di collegamenti finalmente adeguata, senza la quale gli investitori, soprattutto stranieri, volgeranno i loro interessi altrove. «E l’amministrazione comunale», ha concluso Taverna, «deve avere un ruolo centrale e trainante».

Un messaggio chiaro e forte, raccolto dal sindaco Davide Galimberti, collegato da Palazzo Estense. Anche il primo cittadino ha rimarcato l’assoluta importanza strategica del recupero delle aree dismesse, «ma in questo momento storico la priorità diventa la qualità ambientale e il risparmio energetico». Due elementi, secondo Galimberti, che devono essere alla base di qualsiasi progetto di rigenerazione urbana, e attraverso i quali intercettare i fondi pubblici e attirare l’attenzione degli investitori, «perché senza un partenariato tra pubblico e privato sarà molto difficile rivitalizzare la città».

Anche Fabio Lunghi, presidente della Camera di Commercio di Varese, ha concentrato la propria relazione sulle aree dismesse, ricordando il progetto “Investi in Varese”. «Come possiamo attrarre investitori che possano contribuire alla rigenerazione di queste aree? La Camera di commercio ha intercettato le richieste del territorio e delle amministrazioni comunali, mettendosi a disposizione per disegnare assieme un percorso chiaro, veloce, completo, che dovrà avere nella sburocratizzazione dei diversi iter uno dei suoi punti forti. Dobbiamo evitare che i soldi degli investimenti finiscano dove la burocrazia crea meno ostacoli». E le risposte dei Comuni non stanno tardando ad arrivare: «Abbiamo già una decina di contatti. L’obiettivo è arrivare a riunire tutti i progetti, frutto della collaborazione tra Camera e Comuni, in un portale. Una sorta di grande biglietto da visita con al suo interno le opportunità che il nostro territorio può offrire».

Opportunità che anche secondo Lunghi non possono prescindere dalla qualità e quantità dei collegamenti. Tema affrontato nel suo “poetico racconto” da Fabio Minazzi (professore all’Università degli Studi dell’Insubria). «Alla fine dell’Ottocento con i treni a vapore si raggiungeva Milano in 74 minuti. Oggi, stessa linea ferroviaria, il tempo di percorrenza Varese-Milano è di 60 minuti. In cento anni un “miglioramento” di 14 minuti. Diciamocelo, c’è qualcosa che non va».
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Redazione VareseNews
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Pubblicato il 12 Dicembre 2020
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