Stati generali della Cultura: “Le associazioni sono una risorsa”

Si sono svolti in video conferenza gli Stati generali della Cultura di Busto Arsizio. Un bilancio, ma anche una riflessione per tutti coloro che hanno a cuore la cultura, la coltivano e la promuovono.

manuela maffioli emanuele antonelli

(Foto di repertorio)

Si sono svolti in mattinata in video conferenza gli Stati generali della Cultura di Busto Arsizio. Si tratta di un’iniziativa, giunta alla quarta edizione, dedicata a tutti coloro che in città hanno a cuore la cultura, la coltivano, la promuovono. Un momento di bilancio, ma anche di riflessione sul futuro, in un’epoca in cui la cultura sta particolarmente soffrendo per le limitazioni imposte dall’emergenza sanitaria. In regia la vicesindaco e assessore all’Identità e alla Cultura Manuela Maffioli e in collegamento da remoto una cinquantina di persone, in rappresentanza delle associazioni e delle realtà culturali.

I saluti istituzionali sono stati affidati al sindaco Emanuele Antonelli che ha ringraziato le associazioni «per tutte le proposte e le attività condivise con l’Amministrazione e la cittadinanza, soprattutto in quest’anno così difficile e così particolare, cercando strade alternative per arrivare al pubblico, per offrire ai cittadini ciò di cui avevano e hanno bisogno». Il sindaco ha auspicato che a breve si possa tornare alla normalità, ricordando «quella domenica mattina di febbraio in cui abbiamo dovuto annullare il concerto di Ramin Bahrami: è stata la prima di una serie di rinunce che ci hanno accompagnato fino a oggi. Sarà bello non dover più rinunciare a nulla e tornare a condividere le emozioni che l’arte, la musica, il teatro ci regalano. Sono certo che non daremo più nulla per scontato, che apprezzeremo ancor di più tutto ciò che si potrà fruire di persona».

Poi la relazione della vicesindaco; Manuela Maffioli ha allargato lo sguardo a tutto il mandato amministrativo, partendo dai due punti fermi della politica culturale di questi anni. Il primo di carattere organizzativo e strategico: le associazioni sono state raggruppate in sei tavoli tematici, Immagine, Arte, Letteratura, Musica, Teatro, Identità, un modo per «condividere competenze, scambiare consigli e riflessioni, che ha supportato la crescita collettiva e portato al raggiungimento degli obiettivi». E a proposito di tavoli, l’assessore ha anche annunciato l’ampliamento del tavolo Letteratura: «quattro case editrici a cui abbiamo offerto la possibilità di entrare a farne parte: Nomos editore, De Piante editore, Albaccara e XY editore».
«La cultura non è solo svago e intrattenimento, non è un intelligente impiego del tempo libero, ma ha un grande valore materiale ed è un fattore di sviluppo del territorio, oltre a permettere la crescita personale e della collettività», questo il secondo presupposto, più di carattere politico, a cui si è ispirata la programmazione culturale, realizzata con la collaborazione delle associazioni. E ha aggiunto: «Siete una ricchezza – ha detto loro l’assessore –. Il vostro numero e il vostro valore sono altissimi, purtroppo da fuori a volte non si percepisce, ma per noi è una realtà consolidata, di cui andare sempre orgogliosi, siete un valore aggiunto, una base solida su cui la comunità potrà continuare a contare e con cui potrà continuare a crescere».

La vicesindaco ha poi riassunto le principali azioni del triennio, in riferimento al settore musei, alla didattica mussale e territoriale, alle politiche culturali e alla biblioteca come le 35 mostre, le 460 donazioni, gli 8 restauri, la riedizione del catalogo delle Civiche raccolte d’Arte, la costituzione dei 6 tavoli tematici della cultura, i 115 concerti e 236 iniziative teatrali e cinematografiche, le 18 mostre bibliografiche e molto altro. Come da tradizione degli Stati Generali, l’assessore Maffioli ha poi svelato le tre parole chiave che accompagneranno il 2021: visione, rinnovamento, ripensamento.
«La visione riguarda il futuro della città: perché Busto sia anche e sempre di più una città di cultura, occorrerà pensare agli spazi della cultura, quelli nuovi e quelli da ripristinare, attivandosi per il recupero delle risorse necessarie – ha spiegato -. Rinnovamento significa proseguire sulla strada dell’affrancamento dall’autorefenzialità: la cultura dovrà aprire sempre di più un dialogo con tutti gli strati della società e con le più moderne teorie che stanno accompagnando l’umanità, in modo che si proponga come componente vera, reale e sostanziale della società. Ripensamento fa invece riferimento alla cultura come strumento di attrazione di menti, di cuori, di risorse, di capitali, in un approccio sfidante che la faccia percepire sempre di più come un reale bisogno».
E ha continuato: «Guardando all’orizzonte, il sogno è quello di una città in fermento, giovane, dinamica, che pensa, che cresce e si evolve; una città dove ci sia spazio per tutte le associazioni, una città che stimoli la creatività dei giovani artisti che potranno venire anche da fuori per sperimentare i nuovi linguaggi; una città in cui educazione, sviluppo, benessere, economia possano davvero fare rima con cultura».
I referenti dei tavoli hanno poi fatto il punto della situazione sulle attività svolte e su quelle programmate per l’anno prossimo.

La mattinata si è conclusa con l’approfondimento di Serena Bertolucci, direttrice del Palazzo Ducale di Genova, dal titolo “I musei: da spazi a luoghi, reali e virtuali. Esperienze di sopravvivenza nei giorni del Covid, molte domande e qualche risposta”: Una presentazione su quanto il museo genovese è riuscito a fare nonostante la pandemia, partendo dal presupposto che «i musei sono fatti per essere sentiti e vissuti e che la cultura è un servizio essenziale, cura l’animo, forma le persone, sono le presone». «E’ stato spostato tutto on line, l’esperienza artistica virtuale non può essere sostitutiva di quella vissuta in presenza, ma può essere interessante – ha detto Bertolucci – e così è nata “La mostra che non c’è” con opere che non si potevano mettere insieme fisicamente, ma solo on line, e diverse persone hanno pagato il ‘biglietto che non c’era’ anche se non obbligatorio per accedere». E proprio in merito al concetto di rete si è notato che l’esperienza genovese non è tanto diversa da quella bustocca: «La differenza tra realtà grandi e piccole non esiste se si opera sussidiariamente, ognuno di noi è una tessera importante e se manca resta il buco – ha detto la direttrice -. Noi realtà più grandi non avremmo potuto fare nulla senza le più piccole che hanno collaborato, siamo tutti importanti nel nostro ruolo e ognuno è importante perché è il riferimento della sua comunità, il continuo interscambio deve essere il punto di partenza».

«Questa è la ricetta dei tavoli – ha confermato Maffioli –: tutti i componenti hanno pari dignità e insieme lavorano per la cultura, ciascuno nel proprio ambito di riferimento, cito ad esempio i teatri: la loro presenza e il loro ruolo nei quartieri è pari a quelli del principale teatro nel centro storico». L’assessore ha concluso con un plauso esteso allo staff dell’assessorato e agli sponsor privati e pubblici che hanno sostenuto le iniziative.

Francesca Cisotto
francescacisotto511@gmail.com

 

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Pubblicato il 19 Dicembre 2020
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