I marchi taroccati fabbricati tra Comasco e Busto Arsizio

Indagine e perquisizione della Finanza di Busto: nei magazzini c'erano tessuti con i finti loghi di Louis Vuitton, Gucci e Christian Dior

Busto generiche

La Finanza ha smascherato una “fabbrica del falso”, tra il Comasco e Busto Arsizio: un pezzo della filiera del falso che produce prodotti contraffatti, destinati alla vendita su diversi canali. Per questo sono stati denunciati due imprenditori italiani che hanno lavorato ai prodotti.

La Compagnia di Busto Arsizio delle fiamme gialle ha individuato un negozio con licenza di vendita al dettaglio e all’ingrosso in possesso di pezze di tessuto ed etichette con marchi delle più note griffe della moda contraffatti. Il materiale, pronto per il confezionamento, non era accompagnato dai previsti documenti che ne legittimavano la regolare provenienza e il legittimo possesso.

I finanzieri bustocchi hanno perquisito i locali aziendali per sequestrate tutta la merce e ricostruire la filiera produttiva. Grazie all’incrocio di fatture e documenti contabili rinvenuti e alle banche dati in uso ai militari del Corpo, è stata poi individuata la stamperia del Comasco da dove proveniva la merce. Lo sviluppo delle indagini ha consentito poi di ricostruire come la stamperia comasca, attraverso l’utilizzo di alcuni files grafici forniti direttamente dalla committente di Busto Arsizio, riproducesse fedelmente – ma illecitamente – i marchi su numerosi tessuti, gran parte dei quali erano già rinvenuti dalle fiamme gialle all’interno del magazzino.

L’operazione, condotta nell’ambito del dispositivo permanente di contrasto ai traffici illeciti, ha permesso di sequestrare 800 metri lineari di tessuto già stampato e cento etichette recanti marchi contraffatti. Anche le etichette erano pronte per essere applicate sugli articoli contraffatti destinati alla vendita sul mercato italiano ed estero.

Senza l’intervento delle Fiamme Gialle, il tessuto stampato con i finti loghi di note griffe quali Louis Vuitton, Gucci e Christian Dior sarebbe stato trasformato in circa duemila articoli tra borse e abiti firmati che avrebbero fruttato considerevoli illeciti guadagni.

Offerte online o vendite nei mercati o in spiaggia? Non solo: «I prodotti contraffatti potevano essere utilizzati nel mercato lecito o su altri mercati» dice il capitano Simone Palazzini, comandante della Compagnia Busto Arsizio, che ha lavorato partendo dai controlli specifici sull’impressa bustocca ed ha appunto ricostruito il passaggio “a monte” della filiera.

Il materiale sequestrato è stato posto a disposizione delle Autorità Giudiziarie di Busto Arsizio e Como e i due titolari delle imprese – di nazionalità italiana – sono stati denunciati per i reati di contraffazione, commercio di prodotti con segni falsi e ricettazione, mentre una delle due società coinvolte è stata anch’essa deferita alla A.G. di Busto Arsizio per la responsabilità amministrativa dell’Ente disciplinata dal D. Lgs 231/2001.

L’attività testimonia ancora una volta il costante presidio attuato dal Corpo a tutela dell’economia legale e al contrasto alla contraffazione.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 19 Febbraio 2021
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