Ryanair apre i nuovi voli da Malpensa verso Barcellona e le isole greche
La compagnia low cost metterà a Malpensa altri due aerei per l'estate, portando a trenta le rotte
Si avvicina l’estate e il mercato dell’aviazione si riattiva, sperando in una ripresa dei movimenti anche in periodo Covid: Ryanair investe su Milano Malpensa, basando due nuovi aerei, che si aggiungono ai cinque già previsti.
«Siamo lieti di annunciare due nuovi aerei basati qui a Malpensa e quattro nuove rotte» dice Jason Mc Guinness, direttore commerciale della compagnia irlandese.
E allora andiamo subito al dettaglio: le nuove rotte sono quelle da Malpensa verso Barcellona (giornaliera) e verso le isole greche di Corfù, Santorini e Zante, su cui si opererà con due frequenze settimanali.
Complessivamente con i due nuovi aerei sale a sette “macchine” basate a Malpensa, con un network complessivo di trenta destinazioni, otto “domestiche” (vale a dire interne all’Italia) e ventidue internazionali.
Quando si vedrà la ripresa? Poche speranze, ci sono per ora per i mesi di aprile e maggio: «Prevediamo una ripresa tra giugno e luglio, anche grazie alla continua implementazione dei programmi vaccinali», continua Mc Guiness.
Quest’estate l’aspettativa è arrivare al «60-65% sul dato del 2019» dice il direttore Aviation Business Development Andrea Tucci. «Si sta anche risvegliando l’interesse sul traffico intercontinentale, grazie ai voli Covid-tested che vengono avviati dalle compagnie Delta e American Airlines».

In questo contesto comunque le low cost rimangono il segmento più attivo, con continua competizione tra le tre maggiori. Se Easyjet è “storica”, WizzAir è sbarcata in forze proprio nell’annus horribilis del 2020 (e continua a rilanciare) mentre Ryanair si è riaffacciata a Malpensa ormai da un lustro e ha ormai un rinnovato ruolo.

Mc Guinness (nella foto sopra) è tornato anche a chiedere che «venga sospesa l’addizionale comunale perlomeno per i prossimi dodici mesi, per facilitare la ripresa del traffico e del turismo». La richiesta di eliminare la tassa “locale” – il cui gettito in realtà va solo in parte minima ai Comuni aeroportuali – mette d’accordo le low cost, che già lo scorso anno erano tornate a chiedere di eliminare la cosiddetta “tassa d’imbarco” da 6,5 euro a biglietto.
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