Raccolta firme chiede la “fascia dei 20 km” per i liberi spostamenti fra Italia e Svizzera
Il movimento "Aprite le dogane!" lanciato dai commercianti di Lavena Ponte Tresa sbarca su Change.org
“Siamo un gruppo di commercianti di Lavena Ponte Tresa, piccolo comune della provincia di Varese al confine con la Svizzera. Scriviamo in merito alla non volontà di risolvere il problema dei paesi di confine”, si legge su Change.org, famosa piattaforma di raccolta firme per petizioni on line, dove il gruppo ha lanciato la propria all’attenzione del Ministero della Salute.
“Chiediamo pertanto un provvedimento incisivo, in analogia a misure simili già assunte da altri paesi europei quali la Francia e la Germania: consentire cioè l’ingresso in territorio italiano a tutti coloro che risiedono oltre il confine Svizzero nella fascia territoriale di 20 km dal confine.”
E’ infatti da diverse settimane che i confini Svizzeri con Francia e Germania godono di questa particolare condizione che consente il libero spostamento da un paese all’altro, per i soli territori che distano 20 km dal confine. Questo permette, a quelle realtà economiche che da sempre vivono di reciproci scambi, di ripartire. Ma non solo: tante sono anche le famiglie “divise” ormai da novembre perché non è insolito in zone di confine che i parenti abitino a pochi chilometri di distanza, in due stati diversi. Per loro il passaggio dalla dogana non è consentito e ci sono coppie, genitori e figli, nonni e nipoti separati da più di nove mesi.

Prosegue così il testo che lancia la raccolta firme e che potete sostenere cliccando qui:
“Questa deroga è decisiva per la ripresa economica del nostro territorio. Le nostre attività e le nostre famiglie, vivono grazie al flusso economico/lavorativo da e per la Svizzera. Abbiamo subito perdite che in alcuni casi vanno oltre il 90% de fatturato. Stiamo fallendo grazie ai vostri scellerati provvedimenti. Tutta l’Italia è ripartita, piano piano avete riaperto. I numeri della pandemia sono scesi, aumentano i vaccinati. Qui è come essere in zona rossa da novembre perché i nostri clienti non possono raggiungerci.
Viviamo il paradosso di essere aperti sulla carta, ma di non poter lavorare. La dignità del nostro lavoro non può sottostare a mere norme burocratiche. Abbiamo chiuso quando c’era da chiudere, perché l’emergenza lo richiedeva. Ora che c’è da riaprire, chiediamo che si riapra per tutti. Come recita l’art 1 della nostra Costituzione “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”. Non chiediamo aiuti, chiediamo che ci venga data la possibilità di lavorare.
Aprite le dogane! Fascia dei 20 km subito!”
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