Tenta di uccidere la madre, 57enne arrestata a Mornago
L'anziana non era autosufficiente e avrebbe subìto botte e insulti per oltre un anno. La figlia ha tentato di strangolarla e poi ha simulato un tentativo di suicidio della mamma
Una 57enne è stata arrestata dai carabinieri della Compagnia di Gallarate, per maltrattamenti e per il tentato omicidio della madre ottantenne, malata e non autosufficiente.
È successo a Mornago e l’arresto è scattato dopo l’intervento di 118 e carabinieri sabato scorso, in pieno giorno. La 57enne ha chiamato la nipote e il marito di quest’ultima dicendo che la madre aveva tentato di togliersi la vita.
Il presunto suicidio però nasconderebbe tutt’altro, secondo gli elementi raccolti da carabinieri e Procura: la 57enne infatti avrebbe cercato di uccidere la madre con un nastro di nylon, al termine di un lungo periodo di maltrattamenti, testimoniati anche dai vicini di casa che ormai da sentivano di tanto in tanto urla e insulti all’indirizzo dell’anziana.
La 57enne è stata interrogata dal pm di turno a Busto Arsizio, Stefania Brusa, e dal capitano Matteo Russo dei carabinieri ed è ora in carcere a Como.
La 80enne è finita invece in ospedale a Gallarate: affetta da tempo da patologie cardiache (che l’avevano resa appunto non autosufficiente), provata dalle botte e da quel nastro stretto intorno al collo, la donna ha comunque potuto rilasciare dichiarazioni che hanno permesso a Procura e carabinieri di ricostruire che i maltrattamenti duravano da tempo, da oltre un anno. Sabato la donna avrebbe picchiato la madre dicendole che doveva morire entro breve e le avrebbe chiesto di uccidersi: a quel punto la 57enne – secondo la ricostruzione dei carabinieri e della Procura – ha portato il nastro e ha tentato di strangolare la madre.
Un caso di malattia, clima teso e maltrattamenti prolungati, che è molto diverso da un altro doloroso caso ricostruito dai carabinieri di Gallarate, quello della anziana uccisa dalla figlia la scorsa estate a Jerago con Orago: in quel caso la figlia di 72 anni agì nel cuore della notte, sfiancata dal caldo e dalla fatica di accudire la madre. La donna, processata a Busto Arsizio e giudicata incapace di stare in giudizio sulla base delle perizie psichiatriche, è stata per questo assolta.
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