Victor Frankenstein allo spazio YAK di Varese

Lo spettacolo liberamente tratto dal capolavoro di Mary Shelley è messo in scienza dalla compagnia Oderstrasse di Milano: uno dei fondatori e il presidente sono di Cuvio

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Uno spettacolo che indaga lo stato d’animo dell’uomo ai nostri tempi nel suo primo percorso di formazione, quando da bambini si diventa ragazzi: un’opera messa in scena da una compagnia di Milano, Oderstrasse, ma che sa di Valcuvia dal momento che uno dei fondatori e il Presidente sono residenti a Cuvio: lo spettacolo Victor Frankenstein si svolgerà il 23/10/2021 alle ore 21 presso lo Spazio YAK di Varese, Piazza Fulvio De Salvo, 6. Per prenotazioni allo spettacolo: https://bit.ly/Latitudini2310

Perché Frankenstein?
In Frankenstein, or the modern Prometheus, c’è un elemento che ha immediatamente attirato lavnostra attenzione: Victor Frankenstein è un ragazzo. Il cinema hollywoodiano, nel corso degli anni ci ha abituato a versioni stereotipate e appiattite del protagonista, raffigurandolo spesso come una sorta di scienziato pazzo. Il romanzo invece racconta di un giovane che, segnato dalla prematura morte della madre, durante i suoi primi anni di università ricerca ossessivamente il modo per ridare la vita alla materia inerte. Cosa significa ridare la vita ad un corpo morto? Come ci poniamo come essere umani di fronte a questo limite che non possiamo valicare? In un periodo come questo, dove la distanza fisica è un tema quanto mai attuale, vogliamo porre l’attenzione sul significato e sulla necessità del contatto tra i corpi. Un altro aspetto che ci ha incuriosito del romanzo, è che Victor chiama molto spesso la creatura con il nome di “demone”. Il protagonista si sente perseguitato da questa presenza: la intravede in lontananza tra un folto d’alberi o sul pendio di una montagna, per poi sparire dopo qualche secondo; si percepisce che potrebbe apparire in qualsiasi momento, anche mentre si dorme. Victor non sembra sicuro di quello che vede; In alcuni momenti gli avvistamenti sono solo delle sviste, in altri, i ricordi sono offuscati. Leggendo, viene da domandarsi se questa creatura sia effettivamente stata creata o se invece, non sia solo un frutto dell’immaginazione del suo creatore. Il mostro, creato dalla penna di Mary Shelley sembra quasi alludere ad un alter-ego del protagonista. Egli infatti, richiama alla mente la cosiddetta “metà oscura” di ognuno di noi, l’ombra perversa che segue in silenzio, tende agguati dietro l’angolo ed è sempre pronta a prendere il sopravvento sul lato migliore.
Parodiando il concetto di “a sua immagine e somiglianza”, Frankenstein è molto più simile alla sua creatura di quanto potrebbe sembrare: entrambi sono individui soli, che vivono sulla scia delle loro ossessioni. Per noi, creatura e creatore rappresentano un continuum di personalità in un unico essere.

Vidi – ad occhi chiusi, ma con un’acuta percezione della mente – il pallido studioso di scienze proibite intento ad inginocchiarsi accanto a quella “cosa” che aveva messo insieme. Vidi l’orrenda figura di un uomo disteso, e poi, messo in funzione qualche potente congegno, dare segni di vita parziale muovendosi con difficoltà. Una cosa orribile, perché oltremodo terribile sarebbe il risultato di qualsiasi essere umano che tenti di scimmiottare lo stupendo meccanismo architettato dal Creatore del mondo.
M. W. S.
Londra, 15 ottobre 1831

Note di regia
Sul palco ci sono tre creature, esperimenti giovanili di Victor Frankenstein. Sono sopravvissute al loro creatore. Vivono sole, ai confini del mondo, esiliate dall’essere umano a causa della loro deformità. Da secoli, non fanno altro che riflettere sulla loro condizione esistenziale: L’immortalità. Come descrivere la solitudine che sentono? Che senso ha questa eterna esistenza che stanno vivendo? Molti sono i pensieri che li attraversano, ma sembrano non arrivare mai a un punto. Ci vorrebbe qualcun altro con cui condividere il peso di questi ricordi. Ma chi? il pubblico? Potrebbe essere questo un modo per ricucire il rapporto con l’essere umano? Forse, condividendo la loro storia, potrebbero finalmente liberarsi dal fardello che li tormenta. Da questo tentativo di riconciliazione ha origine la vicenda dello spettacolo.
Oggetto di studio della nostra compagnia, è la creazione scenica corale. Abbiamo pensato di rivisitare Frankenstein attraverso un coro, e di conseguenza abbiamo scelto di scomporre la creatura in tre elementi per valorizzare alcuni aspetti che c’interessano:
– Il doppio – La creatura è l’alter-ego di Victor e viceversa; sono come i due lati di una stessa medaglia. Questo rapporto ci ha permesso di giocare sull’ambiguità di queste due figure. Ogni creatura racconta un frammento della vita di Victor, prendendo le sue sembianze.
– La narrazione al passato – Nel romanzo la storia ci viene presentata attraverso i racconti che Frankenstein fa a un giovane esploratore. La narrazione è al passato. Da lettori, è come se vedessimo i ricordi e i pensieri del protagonista. Lavorare con un coro, ci permette di avere una pluralità di voci che si accavallano, si contraddicono e si riconciliano, quasi a ricreare l’andamento del pensiero umano.

Note di drammaturgia
Dalle circa 260 pagine del romanzo, abbiamo fatto un prima selezione di 40, basata sulle parti che maggiormente vogliamo valorizzare. Dopo questa scelta, abbiamo fatto un ulteriore scrematura finale, che attualmente compone la struttura drammaturgica dello spettacolo. Il testo è formato da frammenti: pezzi della vita di Victor Frankenstein vengono assemblati per ricostruire la sua vicenda e quella del mostro da lui creato. La scrittura cerca di creare una sorta di paesaggio della mente, dal quale emergono i ricordi del protagonista: alcuni sono frammentari, incompiuti, altri ancora sono distorti, si mescolano l’uno all’altro; compaiono per poi dissolversi, proprio come dei pensieri.

Note di movimento
Lo studio sul corpo è pensato come un lavoro corale, non ci sono personaggi, ma è il coro che racconta la storia. Partendo dalle pratiche del Mime Corporel dramatique di Etienne Decroux (alle quali ci stiamo dedicando da circa due anni), ci chiediamo se sia possibile mescolare mimo e parola. Poiché la nostra ricerca sinora ci suggerisce che quando due arti si presentano insieme, l’una deve retrocedere quando l’altra avanza e viceversa. Quando il corpo è alla ricerca di una sua espressività o di una precisione di gesti, nel momento in cui si aggiunge la parola la precisione del corpo viene meno; stessa cosa accade quando bisogna lavorare sulla ritmica verbale, non appena si aggiunge il movimento fisico specifico la ritmica verbale non è più valorizzata. Il tentativo è quello di trovare un giusto dosaggio tra mimo e parola.

Marco Ciccullo, Cornelia Miceli e l’incontro con Massimiliano Speziani
Marco Ciccullo e Cornelia Miceli s’incontrano nel 2014 alla Scuola di teatro Proxima Res, fondata da Carmelo Rifici e diretta da Tindaro Granata. Nel 2016 incontrano l’attore Massimiliano Speziani, con il quale si diplomano con un saggio finale su Gli Uccelli di Aristofane condotto dallo stesso Massimiliano e da Tommaso Urselli. La relazione con Speziani dura anche dopo la scuola. In concomitanza alle esperienze professionali di Marco e Cornelia (in Italia e all’estero), i due decidono di riaprire uno studio su gli Uccelli alla fine del 2018. Speziani segue tutte le fasi del lavoro che il gruppo realizza, costruendo un confronto sempre aperto. Lo spettacolo in questione, dal titolo U!, debutta al Teatro Libero di Milano nell’ottobre del 2019 con la regia di Marco e Cornelia e il tutoraggio di Massimiliano Speziani.
Per questo nuovo progetto abbiamo deciso di continuare a tenere aperto il confronto con Speziani, sopratutto nelle prime fasi del lavoro.

da Frankenstein, di Mary Shelley. 
Regia: Marco Ciccullo, Cornelia Miceli; 
supervisore e tutor del progetto: Massimiliano Speziani; 
con: Marco Ciccullo, Enrico Ravano, Edoardo Rivoira; adattamento drammaturgico: Marco Ciccullo; cura del canto: Edoardo Rivoira; 
disegno luci e musiche: Giovanni Tammaro. 
Produzione: Oderstrasse, Centro Asteria (Residenze Nuovi Sguardi).  

Prenota: https://bit.ly/Latitudini2310

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 19 Ottobre 2021
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