Nell’era del digitale c’è un algoritmo anche per i telai

Innova Fabrics, startup di Busto Arsizio nata nel 2017, realizza tessuti speciali unendo la tradizione tessile del territorio alle potenzialità dei dati e della tecnologia

cna generiche

Da trent’anni si dice che il settore tessile in provincia di Varese e Como è in emergenza. Ma le emergenze hanno il carattere della contingenza. Non si tratta nemmeno di un’agonia, perché una produzione, seppur con numeri meno importanti rispetto a quando Busto Arsizio era soprannominata la Manchester d’Italia, esiste. Si tratta piuttosto di una trasformazione che è avvenuta da tempo e che trova nuovi interpreti.
Se si vuole capire qualcosa di questa metamorfosi e che cosa potrebbe rappresentare l’industria tessile su questo territorio durante la quarta rivoluzione industriale, bisognerebbe fare un tuffo nel passato leggendo, per esempio, “Una lacrima di blu” (Nomos Edizioni) di Luigi Giavini, perché non tutto è andato distrutto e una parte di quel distretto si è trasformata.

Oggi ci sono aziende innovative che progettano nuovi tessuti con algoritmi e un lavoro di calcolo piuttosto complesso, collaborando con aziende che hanno oltre un secolo di storia alle spalle. 
Una di queste è Innova Fabrics srl, startup di Busto Arsizio nata nel 2017 su iniziativa di tre soci, che realizza tessuti tecnici con determinate caratteristiche, quali: elasticità, resistenza allo sfregamento, traspirabilità e velocità di asciugatura.
«Utilizziamo la tecnologia e attraverso un’attività di calcolo realizziamo quello che ci chiede il mercato. Il nostro obiettivo è produrre tessuti leggeri, tecnicamente avanzati e sostenibili, cioè che non impattino sull’ambiente» spiega Alessandro Mezzera, cofondatore dell’azienda.

Senza una buona conoscenza dei filati tradizionali, raggiungere l’obiettivo era piuttosto difficile. E così i tre soci della Innova Fabrics  hanno iniziato producendo filati normali e una volta sperimentata la produzione classica, hanno introdotto algoritmi, analisi dei datinuovi materiali. «La tradizione che esprimono territori come Varese e Como è potentissima – continua Mezzera – L’errore fatto in questi ultimi trent’anni è aver usato quel prezioso sapere sedimentato nei secoli non come sostegno e trampolino verso il futuro, bensì come semplice àncora al territorio. È come far crescere un albero solo nelle radici, anziché farlo svettare verso l’alto».

Lo staff di Innova Fabrics ha dunque riletto la tradizione in chiave industria 4.0 e con un’attenzione particolare alla sostenibilità, coinvolgendo in questo processo creativo aziende mature. Una parte dei saperi che hanno reso famoso in passato il settore tessile nel Varesotto, Mezzera l’ha appresa sui banchi di scuola, durante gli anni di studio al Setificio di Como. Il salto tecnologico lo ha fatto anche grazie agli studi di ingegneria, in fase di conclusione.

Uno dei temi centrali quando si parla delle nuove imprese innovative riguarda il loro accompagnamento nella fase di avvio. «Nell’ecosistema dell’innovazione – aggiunge lo startupper – le associazioni di categoria sono importanti perché ti sostengono nella fase iniziale, la più delicata. In questo senso, per noi è stata fondamentale Cna Varese,  perché l’idea di essere da soli a confrontarsi con un sistema fatto di burocrazia, bandi e questioni giuridiche fa sentire il neoimprenditore spaesato».

I prodotti di Innova Fabrics piacciono ai mercati americano, europeo e asiatico. Nel 2019 il fatturato è stato di 800 mila euro, nel 2020, nonostante il covid, di un milione e 200 mila euro, mentre il 2021 chiuderà con un lieve rallentamento dovuto alla crisi delle materie prime, in particolare dei filati provenienti dalla Cina.
Attualmente lo staff dell’azienda è costituito da  cinque persone. Un’organizzazione agile e orizzontale che svolge un’intensa attività di prototipazione e di produzione, servendosi di una rete di aziende del settore. «Realizzare un tessuto tecnologico è un po’ come fare una ricetta in cucina – conclude Mezzera – prima devi decidere gli ingredienti, poi le quantità e infine provare a cucinare. Una volta che tutto funziona, puoi servire il piatto».

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Michele Mancino
michele.mancino@varesenews.it

Il lettore merita rispetto. Ecco perché racconto i fatti usando un linguaggio democratico, non mi innamoro delle parole, studio tanto e chiedo scusa quando sbaglio.

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Pubblicato il 16 Dicembre 2021
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