Nuovo ospedale unico di Busto e Gallarate, Maggioni (Pd): “L’area del Sempione non è la migliore”

Il capogruppo del Pd in consiglio comunale analizza l'area del Sempione sulla quale è prevista la costruzione del nuovo complesso ospedaliero: "Non ci sono spazi adeguati"

ospedale unico

Il capogruppo del Pd in consiglio comunale a Busto Arsizio, Maurizio Maggioni torna a parlare di sanità e approfondisce la questione dell’area sulla quale dovrà sorgere il nuovo ospedale unico di Busto Arsizio e Gallarate. Lo fa partendo da una considerazione: «Il toto-area per l’Ospedale Unico e le reazioni di coloro che danno per irreversibile la scelta della localizzazione sul Sempione danno la misura di quanto debbano ancora essere approfonditi l’analisi ed il confronto sulla indispensabile ristrutturazione dei servizi sanitari ed ospedalieri nel nostro territorio».

Un ospedale moderno al “casermone” di Gallarate? Se ne può parlare

Maggioni sostiene che i cambiamenti e l’ammodernamento dei servizi sanitari primari e dell’edilizia ospedaliera debbano essere «affrontati senza pregiudizi ostativi ma anche senza forzature, facilitando un confronto utile a dare i risultati migliori».

L’area del Sempione (nella foto in alto, ndr), secondo i sindaci Antonelli e Cassani e altri, è la scelta inevitabile, secondo l’esponente dem, invece, «mostra particolarità che condizionano fortemente l’esito dell’operazione “ospedale unico”, perchè presenta limiti oggettivi all’applicazione dei criteri più avanzati e moderni a cui si ispirano molti progetti recenti di nuova edilizia ospedaliera e richiederebbe, se fosse un punto fermo, un attento “riadattamento” delle previsioni dichiarate negli anni precedenti. Si deve prenderne atto. Se questa area fosse irrinunciabile le aspettative affidate alla nuova struttura dovranno ridimensionarsi e modificarsi».

A sostegno della sua tesi fa alcuni esempi che indicano un indirizzo chiaro: «La scelta di traslocare l’ospedale in siti nuovi ( vedasi Legnano , Como o i nuovi progetti di Novara, Piacenza e Padova) si realizza con superfici molto estese, suscettibili di ampliamenti, corredate da ampi spazi verdi e da servizi, generalmente fuori città».

Maggioni parla del nuovo ospedale di Legnano: «un’area complessiva di 180 mila metri di forma rettangolare 70 mila di edificio sanitario per 550 posti letto, 1920 posti auto su 56000 metri, ampi spazi per eventuali espansioni.
Stessa cosa per il progetto del nuovo Ospedale di Piacenza che verrà realizzato su un’area di 272000 metri, un edifico sanitario di 115000 metri per 600 posti letto, 1500 parcheggi ed aree verdi. Idem per il nuovo Ospedale San Lazzaro di Padova su un’area complessiva di 193000 metri e per l’Ospedale Città della salute di Novara su un’area di 324000 metri complessivi, un proposito difficile ma ambizioso».

Altre differenti scelte sono state fatte quando sono state considerate la possibile riqualificazione dell’esistente (vedasi Policlinico Ca’ Granda oppure l’Iceberg del San Raffaele) e l’edificazione su superfici più limitate ma in contesti molto serviti con finalità specifiche (nuovo Galeazzi nella zona MIND)

Infine passa all’analisi dell’area del Sempione sulla quale si vorrebbe far partire l’accordo di programma, «misura 167 mila metri, è formata da spezzoni che si incastrato attorno all’I.T.E. “Tosi” ed è chiusa entro stretti confini: dovremo inserirci 3200 parcheggi e un edificio di minimo 740 posti letto sostituendo ed assorbendo gli interi nosocomi di Busto e di Gallarate. E’ evidente che aspetti qualitativi, come servizi e verde, superamento della separatezza paziente/ cittadino e interno/esterno verranno persi o compromessi, e forse ciò avverrebbe anche per caratteristiche strutturali. Stante quest’area, dovremmo quindi riadattare le previsioni e ricalcolare l’intero sistema ospedaliero del territorio. Si tenga conto della riqualificazione dell’esistente, comunque necessaria».

Il capogruppo Pd sostiene che sia giunto il momento di ragionare in modo aperto tra amministratori, tecnici, medici e professionisti della sanità: «Serve un ragionamento senza pregiudizi che si oppongano all’esigenza di un profondo rinnovamento sia dei servizi che degli edifici ma avviando un processo di progressivo ed ordinato disegno senza scelte preliminari che non siano ampiamente verificate. Ci sono le condizioni per farlo senza perdere nessuna occasione ed opportunità».

E conclude: «Nel frattempo garantiamo il funzionamento degli attuali nosocomi al meglio con opportuni investimenti di personale e di risorse. Altrimenti qualsiasi sia il nuovo futuribile ospedale, rischiamo di traslocarci un nonnulla».

Orlando Mastrillo
orlando.mastrillo@varesenews.it

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Pubblicato il 25 Gennaio 2022
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