Peste suina, Gadda (Iv): “Due anni in ritardo per miopia Conte”
La deputata fagnanese di Italia Viva chiede che si parta subito per contrastare la peste suina africana: "Persi due anni. Impatto devastante"
«Per affrontare una pandemia servono, come abbiamo sperimentato, tempestività e chiarezza normativa. Eppure, avremmo potuto mettere in atto misure di prevenzione già due anni fa, ora ci troviamo a rincorrere il problema». Lo ha detto Maria Chiara Gadda, capogruppo di Italia Viva in Commissione Agricoltura alla Camera, nel corso delle dichiarazioni di voto in Aula sul decreto per il contrasto della peste suina africana.
«L’allora ministra dell’Agricoltura Teresa Bellanova – ha ricordato – aveva predisposto un testo e fu costretta a scrivere per ben due volte all’allora presidente del consiglio Conte perché fosse discusso dal Consiglio dei ministri. Nessuno rispose. La peste suina non solo ha un impatto devastante sulla filiera suinicola, dell’allevamento e della trasformazione dei nostri prodotti del made in italy, ma anche su molte attività produttive, turistiche e addirittura ricreative posizionate nella zona rossa. La Liguria e il Piemonte già ne stanno pagando il conto. È fondamentale che il commissario straordinario per la gestione della peste suina definito con questo provvedimento con poteri sostitutivi nei confronti delle Regioni inadempienti, possa operare con misure risolutive e rapide senza subire lo stesso trattamento che ebbe in Puglia l’allora commissario definito dal governo Renzi per la gestione della xylella. Gli ostacoli posti alle misure di contenimento e abbattimento, che è l’unica soluzione nei casi di fitopatie o malattie virali a danno di animali per cui non esiste cura o vaccino, portano alla condanna di un territorio. I costi economici e sociali della peste suina, sia diretti che indiretti, rischiano di essere devastanti per il settore agricolo, agroalimentare e anche per l’intero indotto territoriale».
«Allo stesso tempo, va finalmente affrontato il tema della gestione della fauna selvatica con oggettività e senza posizioni strumentali. Una diffusione incontrollata dei cinghiali è vettore di diffusione anche della peste suina, è indubbio il nesso. Bisogna iniziare a gestire con più efficacia un fenomeno che non è più confinato alle aree rurali ma è sconfinato anche nelle aree urbane. Campi devastati, milioni di euro di danni che difficilmente vengono completamente ristorati, perdita di quote di mercato, incidenti stradali, e problemi di sanità pubblica sono ormai la regola. Si parta da questo provvedimento legato al contenimento della peste suina, per fare un passo in avanti non più prorogabile e affidare alle regioni strumenti per esercitare al meglio la loro la responsabilità in materia» – conclude.
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