Cellulari a scuola? No, lasciamoli a casa
La rubrica settimanale "Il prof tra i banchi", curata da Alberto Introini, tratterà argomenti di scuola, didattica e formazione, commentando le notizie di attualità che si susseguiranno nel corso delle settimane
Regole senza sanzioni
L’argomento cellulari è sempre fonte di discussione nel mondo della scuola, oltre che all’interno della maggior parte delle famiglie. L’inizio di questo anno scolastico è stato caratterizzato da un vivace dibattito. Su un campione di 3 mila studenti di scuole medie e superiori, secondo un’indagine di skuola.net, oltre il 70% degli alunni ha indicazioni e divieti ufficiali, messi nero su bianco in circolari amministrative e comunicazioni alle famiglie. Quasi sempre non si tratta di novità, ma di divieti esistenti da tempo nei vari istituti.
Quindi le regole esistono, tuttavia – come avviene anche in altri settori della vita civile – non vengono seriamente applicate; oppure le sanzioni sono talmente blande da essere irrilevanti. Infatti, a seguito di un utilizzo improprio in classe, in 3 casi su 4 si riceve un rimprovero verbale, al massimo una segnalazione sul libretto. Solo il 25% degli studenti dichiara di aver ricevuto la punizione più temuta: il ritiro del dispositivo. Che di solito rimane nell’ufficio del preside per un giorno, due al massimo. Dopodiché sono anche i genitori stessi a reclamarlo, in un cortocircuito educativo dove viene a mancare la collaborazione tra la scuola e la famiglia.
Chi devi chiamare?
Le domande sono due. Un qualsiasi alunno, chi deve chiamare in quelle 5 o 6 ore in cui è a scuola? E chi mai dovrebbe chiamarlo mentre ha lezione? La risposta è una sola: nessuno. Anche perché, per qualsiasi urgenza, in ogni istituto scolastico ci si può rivolgere in segreteria o in portineria. Qui la classica frase “ai nostri tempi non c’erano i cellulari” non è una retorica di nostalgia che i giovani non possano comprendere; la dico anch’io, che rispetto ai miei studenti sono distante solo una mezza generazione.
Ogni scuola si adopera con molte regole e disposizioni dettagliate, ma comunque l’impianto non regge. Alla lunga ci sono sempre e ovunque episodi di uso del cellulare, almeno nelle pause; spesso addirittura le cronache ci raccontano di riprese video non autorizzate, per le quali anche il minore rischia una denuncia. Si dovrebbe avere il coraggio – in ogni plesso scolastico – di impartire l’unica regola di buon senso, seppur dura: il cellulare a scuola non si porta. Perché per le comunicazioni davvero importanti tra genitore e figlio, per le urgenze (cioè eventi non ordinari e nemmeno quotidiani), esiste il telefono della segreteria scolastica.
Malattia social
Diciamocelo chiaramente. Ormai, sia per i giovani che per gli adulti, il cellulare è diventato il mezzo non solo per telefonare, ma per gestire molti altri tipi di comunicazione. Ed anche per effettuare altre attività non prettamente comunicative: foto, operazioni bancarie, shopping, prenotazioni varie. Quindi cosa ci fanno gli alunni col cellulare a scuola, visto che per 199 giorni su 200 non hanno alcuna necessità di telefonare? Appena c’è una pausa, o addirittura di nascosto durante qualche lezione che loro ritengono noiosa, non resistono all’impulso di controllare i loro profili social (soprattutto Instagram e Tik Tok). “Impulso” mi pare proprio la parola giusta, perché è qualcosa di poco razionale, di non gestibile.
Impulso, secondo l’etimologia latina, vuol dire “che viene spinto fuori”, che erompe senza argini. In questi ultimi anni sta diventando una vera e propria dipendenza, talvolta con esiti patologici: quando non ci sono più “argini”. E allora, anche in assenza di un vero divieto nelle scuole, perché il genitore non tutela il figlio da questa malattia, facendogli lasciare a casa lo smartphone?
Alberto Introini, dopo aver insegnato in vari licei della provincia di Varese, dal 2008 è docente di Italiano e Storia presso l’Istituto Elvetico di Lugano (Svizzera). Ha due lauree, in Lettere-Filosofia (2002, Università Statale di Milano) e in Storia (2022, Università di Zugo, Svizzera). Iscritto dal 2004 all’Ordine dei Giornalisti di Milano, ha pubblicato 4 libri. Partecipa come relatore o moderatore a diversi eventi culturali nel nord Italia. La sua rubrica settimanale “Il prof tra i banchi” tratterà argomenti di scuola, didattica e formazione, commentando le notizie di attualità che si susseguiranno nel corso delle settimane.
Prof. Alberto Introini
Docente e scrittore
@intro.prof
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Concordo sul non usare il cellulare a scuola, ma vietare di portarlo mi sembra eccessivo. Basta considerare che spesso fra casa e scuola, fra andata e ritorno, possono esserci quasi due ore, specie con i mezzi pubblici, tempo in cui usare il cellulare non è improprio e talvolta utile.