Cat Stevens alle prese con il Rhythm’n’Blues
Fu un tentativo che rientrò in fretta
Dico sempre che i veri artisti sono quelli capaci di cambiare strada al culmine della popolarità: ma poi non sempre i risultati sono all’altezza dei precedenti. Nel 1973 Cat Stevens si trovava proprio in questa situazione, dato che veniva da quattro consecutivi dischi di platino: ma decise di cambiare.
Volle farsi ispirare dal Rhythm’n’blues, e siccome era estraneo al mondo della black music, chiamò il disco “Straniero”, anche se alcuni collegano il titolo al fatto che si era trasferito in Brasile per motivi fiscali. Lo incise in Giamaica con solo un paio dei suoi soliti collaboratori e molti sessionmen, tra cui il batterista Bernard Purdie e la sezione fiati Tower of Power. E la cosa più strana è che decise di occupare un lato del disco con una suite di 18 minuti: vero che se ne facevano molte in quel periodo, ma il Cat non era certo un musicista prog! E’ un disco “una tantum” più che di transizione, visto che tornerà indietro, ma pur senza entrare certo fra i suoi migliori si fa ascoltare volentieri.
Curiosità: quando uscì la famosissima Viva la vida dei Coldplay, Cat Stevens li accusò pubblicamente di plagio della sua Foreigner suite: peraltro Joe Satriani aveva mosso loro la stessa accusa per il suo If I could fly. Il chitarrista americano la chiuse in via extragiudiziale, mentre Stevens dichiarò che li perdonava.
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