Assolta a Varese dall’accusa di peculato

La donna era accusata di non aver versato gli importi richiesti dallo Stato per le giocate con videoslot in un’ottantina di esercizi del Medio Verbano

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È stata assolta per non aver commesso il fatto l’amministratrice di fatto di una società ora fallita ma che in passato fungeva da gestore per un’ottantina di videopoker e macchine per gioco d’azzardo telematico nella zona del Medio Verbano. La donna, di origini americane e che ora ha interessi in Svizzera, era accusata di peculato.

Il motivo sta nelle pieghe della legge di stabilità 2015 che ha imposto per l’anno successivo un cambio di rotta nella gestione dell’agio dovuto alle giocate: in pratica veniva introdotto l’obbligo da parte del gestore delle macchinette di ritirare l’intero incasso delle giocate, consegnarlo ai livelli superiori del sistema (che prevedono un concessionario e come ultimo anello della filiera l’Agenzia delle dogane e dei monopoli) che, decurtate tasse e imposte avrebbero poi riconsegnato gli utili quindi decurtati da tasse e imposte previste in Finanziaria ai livelli inferiori.

L’accusa era che la società di cui la donna era assunta come factotum avrebbe trattenuto gli incassi, che contenevano anche le parte di imposte dovute allo Stato, soldi pubblici, che avrebbero integrato dunque il reato di peculato. Fatti ritenuti penalmente rilevanti: il pubblico ministero ha chiesto 5 anni di reclusione, e la parte civile (la società concessionaria) 5 mila euro di danno di immagine, mentre per la difesa invece non c’era reato ma al massimo il comportamento della donna avrebbe integrato un “semplice“ debito tributario. Una pista valida, riconosciuta come tale dal Collegio di Varese che ha pronunciato sentenza di assoluzione.

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Pubblicato il 06 Luglio 2023
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