Condannato a un anno e 6 mesi per la rapina di un tredicenne al centro commerciale di Gavirate
A tradire l’imputato, il suo tatuaggio a forma di lacrima sotto ad un occhio: i carabinieri l’hanno raggiunto a casa poco dopo i fatti. Minori i complici
Il gruppetto di bulli che si fatica a non battezzare come baby gang (ma con un maggiorenne) che identifica la vittima, gli porta via la catenina e poi chiede i soldi: “Dai, 150 euro e te la ridiamo”. Fatti avvenuti al centro commerciale di Gavirate nel settembre 2020 ai danni di un adolescente appena tredicenne, e che hanno mandato in fibrillazione la comunità locale e molti genitori che sanno della presenza dei figli nel noto centro di aggregazione.
È stato il tatuaggio a forma di goccia di lacrima sotto l’occhio di un sospettato l’elemento che ha permesso ai carabinieri di rintracciare uno dei tre accusati di una minaccia estorsiva preceduta dalla rapina della catenina ad un tredicenne. I carabinieri di Gavirate si sono subito attivati dopo la denuncia-lampo della madre: siamo nella primissima fase di indagine di fatti di paese, ma proprio per questo la conoscenza del territorio da parte dei militari cade a fagiolo e proprio grazie a questi particolari consente di rintracciare i sospettati.
Minori, spesso strafottenti che si muovono in contesti sociali a volte deteriorati. Il più grande, tatuato in faccia, 30 anni, viene immediatamente individuato dall’Arma, portato in caserma e riconosciuto dalla giovane vittima. Uno dei ragazzini viene fermato in piazza a Biandronno con una dose di cocaina nascosta nel cinturino di un orologio. La collana rubata era in procinto di essere piazzata “ad un albanese” per la vendita, a dimostrare il sottobosco borderline dei giovani coinvolti in questi fatti, in grado di arrivare addirittura a coprire tutti i tasselli del percorso: avvicinamento della vittima al quinto piano della struttura, selezione, rapina, tentativo di estorsione, contatti per pizzare “la roba”.
L’imputato di rapina aggravata (poiché perpetrata da più persone unite tra loro) finito al Collegio di Varese è uno, poiché maggiorenne al momento dei fatti: per lui sono stati chiesti dalla Pm Giulia Grillo 4 anni di carcere e 1333 euro di multa. Si trova ora in carcere per altre cause. Secondo il difensore Giovanni Caliendo «dal racconto della parte offesa emerge che la rapina è stata effettuata non dall’imputato», e pertanto ha chiesto l’assoluzione. Il presidente del Collegio giudice Andrea Crema lo condannato a 1 anni e 6 mesi oltre a 500 euro di multa considerando le attenuanti generiche prevalenti sulle aggravanti.
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