Paolo Crepet fa il pieno di fronte a una Varese che ascolta: “La vita non è un’assicurazione”
Figli e genitori, i social che trasformano il mondo in qualcosa al contrario che si nutre di mancanza di empatia. Lo psichiatra torinese non smette di stupire. E sul palco ricorda la madre

Un’abat-jour accesa, nel buio assoluto. In mezzo al palco un uomo oramai non più giovane, che pone il pubblico di fronte alle proprie debolezze. Un refrain, che piace.
Forse perché molti dei presenti vogliono sentirsi dire quel che Paolo Crepet, psichiatra e saggista torinese di 72 anni negli ultimi anni ha saputo trasmettere attraverso serate a teatro – come quella del Varese Summer festival che domenica sera si è concluso ai giardini Estensi – oppure in appuntamenti televisivi di grande impatto (foto Mattia Martegani).
«Tanto lo so che quando tornerete a casa non lo farete. Ma il consiglio che do sempre a tutti i genitori è quello di non girare lo zucchero nel latte al mattino durante la colazione dei vostri figli». Una metafora, ma non troppo, dialogo sulle nuove generazioni, e sulla permeabilità di quelle vecchie rispetto ai cambiamenti epocali del nostro tempo.
Parole che suonano come una sorta di prontuario per rispondere alle tantissime domande di quello che c’è là fuori, nel mondo diventato un luogo privo di empatia. E allora il rimedio forse è da cercare nell’unicità di ogni essere umano, anche perché «la vita è un rischio e non non è un’assicurazione, bisogna viverlo come fanno le scimmie in India, che al calar del sole si mettono a piangere. Forse loro sanno qual è il valore di quel giorno che si spegne, e non si limitano come fanno in tanti a pensare che domani sarà un altro giorno, alla Rossella Ohara di Via col vento.»
Certo la vita è la cosa più scomoda che possa capitare, e se lo capisci sopravvivi, soprattutto in un mondo dove viviamo con Les Miserables al contrario, e cioè che chi un tempo scappava, chi era considerato avanzo della società, oggi attraverso i social viene valorizzato e può in qualche modo contagiare un enorme e vasto pubblico di persone che segue comodamente sul proprio divano uno scorrere infinito del mondo. Un ultimo, inaspettato pensiero, Crepet lo dedica alla madre, scomparsa quando lui era giovane, «la sento qui con me, sono sicuro che mi sta guardando, e penserà che questa sera a Varese ho raccontato qualcosa di bello».
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