“Qui ci siamo solo noi”: la comunità Il Sorriso di Cuasso al Monte, unica sentinella dell’ospedale abbandonato
La comunità accoglie nove persone con disabilità e 11 operatori che garantiscono un'assistenza continua 24 ore su 24 per 365 giorni l'anno. E' ospitata nella villa dell'ex direttore sanitario, a soli 300 metri dall'ospedale dove sabato si è sviluppato un incendio

Tolti i visitatori indesiderati e abusivi, gli addetti ai lavori e la fauna del bosco, l’unica presenza viva all’interno della vasta proprietà che circonda l’ospedale di Cuasso al Monte è quella della Comunità “Il Sorriso”, la struttura residenziale socio sanitaria che dal 1996 è ospitata nella villa dell’ex direttore sanitario.
Nella struttura nove ospiti, tutte persone con disabilità alle quali è venuto a mancare, totalmente o in maniera determinante il sostegno familiare, e 11 operatori che si danno il cambio per garantire un’assistenza 24 ore su 24 per 365 giorni l’anno. La sede dista meno di 300 metri dall’ospedale e per accedervi si percorre per un tratto la strada che dalla portineria conduce anche alla struttura sanitaria dove sabato sera si è sviluppato l’incendio che ha riportato di stretta attualità il tema della sicurezza dell’ospedale.
«Siamo stati noi a dare l’allarme ai Vigili del fuoco quando abbiamo visto tutto quel fumo – racconta Maria Luisa Peroni, presidente dell’associazione Agape Odv che gestisce la comunità – Di fatto siamo l’unica presenza nel parco dell’ospedale, direi l’unica sentinella, e infatti siamo sempre noi a segnalare se c’è qualcosa che non va, dalle luci accese nell’ospedale qualche mese fa alle persone che entrano senza permesso, fino all’incendio di sabato. Eppure non veniamo mai menzionati, pure quando si parla di sicurezza. Anche in questa occasione l’unico ad averci scritto un messaggio nella notte dell’incendio per chiedere se stavamo tutti bene è stato il dottor Giuseppe Calicchio, direttore socio sanitario all’Asst Sette Laghi».
La questione della sicurezza dell’ospedale e del vasto parco che lo circonda è una preoccupazione costante per chi ha la responsabilità della comunità Il Sorriso che è legata a filo doppio alla struttura, da cui dipende per l’elettricità e per l’acqua. Lo scorso novembre, quando alcuni ignoti rubarono il rame dei cavi elettrici dagli impianti dell’ospedale di Cuasso, la comunità rimase senza luce e senza riscaldamento. «E’ molto positivo che la questione sicurezza sia emersa con evidenza dopo l’incendio, per noi è una priorità sia per la nostra collocazione sia per il fatto che appunto siamo collegati – aggiunge Luciano Ambrosini, consigliere del CdA di Agape – Ad esempio dopo l’incendio i Vigili del fuoco ci hanno detto che avendo utilizzato molta acqua per spegnere le fiamme avremmo potuto avere problemi perché il bacino idrico si è svuotato».
C’è infine la questione, evidenziata ieri dal sindaco di Cuasso Loredana Bonora, degli incendi boschivi: attorno all’ospedale e dunque alla Comunità il Sorriso, c’è una fitta foresta che si estende su un milione e 300mila quadri. Anche questo importante patrimonio naturale occorrerà aprire prima o poi una riflessione, magari riprendendo in mano le proposte contenute nel progetto presentato nel 2017 dalla Commissione Socio-sanitaria della Comunità montana del Piambello.
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