Spioni, hacker e verità manipolate: il ruolo della sicurezza informatica in tempi di guerra e pace
A Glocal un appuntamento dedicato ai temi della cybersecurity, che sempre più spesso finiscono al centro di casi di cronaca

L’indagine dei Carabinieri di Varese che ha al centro Equalize, azienda milanese cui viene contestato l’accesso abusivo a sistemi informatici, è solo l’ultimo episodio legato alla sicurezza digitale a finire al centro di casi di cronaca. Dall’attacco hacker all’Asl 1 in Abruzzo lo scorso anno ai cercapersone esplosivi usati da Israele contro Hamas sono frequenti e di molteplice natura i casi in cui la cybersecurity diventa oggetto del racconto giornalistico.
Inevitabile, insomma, dedicare al tema un panel all’interno di Glocal, il festival di giornalismo che VareseNews organizza a Varese dal 7 al 9 novembre. In particolare, venerdì 7 alle 16:30 in sala Campiotti, all’interno della sede della Camera di Commercio di piazza Montegrappa, è in programma un incontro dal titolo “CyberCaos: giornalismo, guerre, elezioni e finanza”.
«La domanda che ci siamo posti qualche mese fa e per rispondere alla quale abbiamo deciso di organizzare un incontro a Glocal sta oggi diventando centrale, sia nella cronaca che nelle riflessioni degli opinionisti», spiega Michele Mezza, giornalista e docente, ideatore e moderatore del panel. Un appuntamento al quale parteciperanno Arturo Di Corinto, responsabile comunicazione dell’Agenzia nazionale per la cybersecurity, Raffaele Angius, uno dei più esperti giornalisti cyber italiani, e Pierguido Iezzi, Strategic Business Director di Tinexta Cyber, azienda attiva nel settore della sicurezza digitale.
«Si tratta», prosegue Mezza, «di una funzione ormai centrale sia in tempo di pace, per la vulnerabilità delle nostre relazioni digitali, sia in guerra, come la spettacolare operazione dei cercapersone di Hezbollah ci ha tragicamente dimostrato». Non solo: cybersecurity non significa solamente mettere in atto quelle procedure che impediscono l’accesso ai sistemi informatici. Ma anche mettersi al riparo da «quelle strategie di sovversione del senso comune, dei contenuti, della credibilità della verità, che si attuano nella cosidetta guerra ibrida».
In questi giorni lo scandalo delle irruzioni nei conti e nei profili di quasi un milione di cittadini «ci deve interrogare sulla sostenibilità della nostra riservatezza ma anche delle modalità con cui il mondo dell’informazione può districarsi in questi labirinti in cui nulla di quello che appare rimane vero a lungo». È infatti ai giornalisti che spetta il dovere di fornire ai cittadini lettori un’informazione corretta ed approfondita su un tema così complesso ma ormai così centrale nella vita delle persone.
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