Una società di Saronno e una di Legnano nella maxi-frode dell’Iva. Così ottenevano vantaggi
Le due società avrebbero fatto parte del complesso meccanismo per evadere l'Iva acquistando prodotti informatici e rivendendoli per oltre 4 milioni di euro

Sono due le aziende del territorio, una a Saronno e una a Legnano, coinvolte nella maxi-frode fiscale scoperta dalla Guardia di Finanza di Varese (nucleo di Polizia Economica Finanziaria), Palermo e Milano.
Si tratta di due realtà attive da molti anni nel settore della distribuzione di prodotti informatici (componenti elettronici, computer e smartphone) che, partecipando al complesso meccanismo della frode caroselloo, avrebbero favorito anche alcuni clan camorristici come i Di Lauro e i Nuvoletta. Tra il 2022 e il 2023 queste due società avrebbero acquistato prodotti informatici per oltre 4 milioni di euro.
La frode carosello è un complesso sistema di evasione fiscale che permette ad alcune aziende di offrire prezzi estremamente competitivi. Già nel 2004, la Commissione delle Comunità Europee segnalava questo meccanismo al Consiglio e al Parlamento Europeo, descrivendo come funziona.
Il processo inizia quando una “società intermedia” (A) vende merce esente da IVA a una “società fittizia” (B) in un altro Stato membro dell’Unione Europea. La società B, acquistando la merce senza IVA, la rivende sul mercato nazionale a una terza azienda, il “broker” (C), incassando l’IVA senza però versarla allo Stato. Dopo aver compiuto la transazione, la società fittizia B scompare, mentre il broker C richiede il rimborso dell’IVA per gli acquisti effettuati. In questo modo, lo Stato subisce una perdita pari all’IVA non versata.
Le due società di Saronno e Legnano intervenivano proprio con il ruolo di broker – o beneficiarie. Si tratta delle imprese effettivamente operative che acquistano il prodotto dalle società che glielo vendono senza Iva, applicando l’Iva.
Sono realmente operative e adempiono formalmente ai loro obblighi tributari. A seguito dell’acquisto hanno la disponibilità di prodotti a prezzi artificiali (più vantaggiosi) che potranno o vendere sul mercato interno o rivendere all’estero, creandosi il corrispondente credito IVA. Spesso rivendono agli stessi soggetti che hanno originato la catena commerciale vendendo alle cosiddette missing traders (società cartiere), o a soggetti a questi collegati (detti conduit).
Il nome “frode carosello” deriva dal fatto che, completato il ciclo, la merce può essere venduta nuovamente da C ad A, ricominciando il processo e consentendo di reiterare l’evasione. Per complicare le indagini, le aziende coinvolte possono avvalersi di società “cuscinetto” per mascherare i passaggi intermedi. Queste società fungono da intermediari, consapevoli o inconsapevoli della frode, ma con un ruolo spesso ambiguo. Il risultato è una rete intricata di transazioni che ostacola l’identificazione dei responsabili e danneggia significativamente le casse dello Stato.
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