Confini da ascoltare, meraviglie da custodire: a Laveno torna il Festival che accende il pensiero
Dal 16 al 18 maggio una rassegna di eventi – tra mostre, dialoghi e performances –per esplorare i confini del nostro tempo e riscoprire la meraviglia come lente attraverso cui guardare il mondo. Le esposizioni si protrarranno fino al 1 giugno
C’è un’idea che attraversa in profondità l’edizione 2025 del Festival della Meraviglia: il confine non è una linea che divide, ma uno spazio che può unire.
È a Laveno Mombello, affacciata su un lago che da sempre rappresenta un crocevia tra regioni, culture e paesi, che questa riflessione prende forma concreta, trasformandosi in tre giorni di esperienze condivise.
Dal 16 al 18 maggio, il festival torna infatti con un programma ricco di incontri, performance, dialoghi e installazioni, dislocati in luoghi simbolici del paese: Villa Frua, Palazzo Perabò e le rive del Lago Maggiore diventeranno scenari vivi di confronto e scoperta.
Il punto di partenza è una parola semplice e potente: meraviglia. Una parola da riscoprire, da “abitare”, da coltivare insieme.
Lo spiega con chiarezza Frank Raes, climatologo, divulgatore scientifico e ideatore del Festival:
«Il titolo di quest’anno, “ IN volo sui confini”, rappresenta il cuore di questa edizione. Parleremo di confini tra discipline, tra arte e scienza, tra comunità e famiglia, tra Stati e alleanze internazionali, come il dialogo multilaterale e le azioni congiunte che oggi sono fondamentali per affronatre il cambiamento climatico. Ma vogliamo anche mostrare che i confini non devono essere muri: possono diventare luoghi d’incontro, d’intesa, di responsabilità condivisa.»
Il confine, quindi, come apertura e non barriera. Un concetto che si riflette anche nella nascita stessa del Festival, che prende forma tre anni fa, in un momento storico segnato dalla pandemia e dal bisogno di rimettersi in relazione con il mondo.
«Dopo il Covid – racconta Raes – c’era una voglia profonda di tornare a uscire, incontrarsi, stupirsi. Abbiamo intercettato quell’onda e provato a darle forma. Per uno scienziato, la meraviglia non è un lusso: è un requisito fondamentale. Il Festival vuole restituire spazio e voce a quella meraviglia che nasce dallo stupore per il mondo e che alimenta una riflessione consapevole su diversi aspetti dell’esistenza. In un tempo in cui nulla sembra più sorprenderci, è fondamentale reimparare a meravigliarsi».
Accanto a Raes, Giuliana Iannaccaro, portavoce del festival, rafforza la visione del festival come spazio dinamico di confronto:
«Non vogliamo cancellare i confini. Vogliamo ripensarli. Lo faremo con ospiti che arrivano dall’Italia e dall’estero, e che ci aiuteranno a leggere i confini tra pratiche, discipline, scelte politiche, tra umano e post-umano, tra ciò che è vivo e ciò che ci sfida – come l’intelligenza artificiale.»
Il programma si muove su più piani: talk, concerti, workshop, esperienze immersive, molti dei quali co-progettati con scuole, enti locali, realtà associative e università.
«È difficile attribuirgli un solo valore – continua Iannaccaro – ma certamente è un festival che aggrega. Quest’anno, ad esempio, avremo iniziative con la Pro Loco, Legambiente, l’Università dell’Insubria, e tante altre realtà. È bello vedere come la collaborazione possa diventare parte della proposta culturale.»
Il Festival della Meraviglia si conferma così anche quest’anno molto più di una rassegna. È un cantiere collettivo che unisce pensiero e bellezza, sguardo locale e respiro globale.
Un’occasione per rimettere al centro il tempo dell’ascolto e del dialogo, la forza del paesaggio, la ricchezza del dubbio. Un luogo dove la meraviglia torna a essere motore di consapevolezza.
Per ulteriori dettagli e per consultare il programma completo, è possibile visitare il sito ufficiale: www.festivaldellameraviglia.org
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