Varese, maltrattamenti in famiglia e ossessione per il salutismo: chiesta condanna a 4 anni
Il difensore di parte civile: «L'uomo rovistava nell’umido per sapere cosa mangiavano moglie e figli». E quella frase: «Ho sposato la mamma perché mi faceva pena»
Una requisitoria lunga e dura, alla fine della quale il pubblico ministero Marialina Contaldo, Sostituto Procuratore presso il tribunale di Varese, ha pronunciato la sua richiesta di pena: 4 anni per una storia di maltrattamenti in famiglia che secondo l’accusa duravano da parecchio e che riguardavano e riguardano come imputato un uomo di mezza età (QUI l’articolo precedente)
Tra i fatti contestati originariamente c’era anche la violenza sessuale, nel frattempo prescritta. Restano le offese che l’uomo avrebbe rivolto a moglie e figlio, gli atteggiamenti oltraggiosi ricostruiti dal pubblico ministero legati a pratiche sessuali (appunto non oggetto delle accuse ma chiarificatorie del contesto) irripetibili da cui l’imputato – assistito dall’avvocato Gianmarco Piras – dovrà difendersi (la discussione della difesa è stata rimandata ad altra udienza per ragioni di economia processuale).
«Oltre a discussioni e schiaffi, anche le mani al collo», ha spiegato nella sua discussione il legale di parte civile Mario Pagani che ha parlato di continue denigrazioni legate alla forma fisica di madre e figlio. E poi forse la frase che più ferisce, in questa vicenda: «La mamma l’ho sposata perché mi faceva pena».
Poi atteggiamenti maniacali dell’imputato raccontati dal difensore, l’ossessione per il salutismo: «Controllava l’umido per vedere cosa i suoi famigliari mangiassero». La richiesta della parte civile è per la condanna, oltre al risarcimento del danno almeno ad una adeguata provvisionale. Il processo continua con la difesa che parlerà il 3 giugno.
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