Simone Porcu, 34 anni: “Da Castronno a Cork, così ho trovato la mia casa in Irlanda”
Nel suo racconto da Varesotto all'estero Simone ripercorre le tappe di un percorso iniziato con la musica, che lo ha portato nei Paesi Bassi e in Bulgaria, fino al trasferimento in Portogallo e successivamente in Irlanda
VareseNews raccoglie le testimonianze dei varesini che vivono all’estero: racconti di vita, lavoro, studio e sogni che hanno portato lontano dalla provincia di Varese tante persone, ognuna con la propria storia unica.
Simone Porcu, 34 anni, è originario di Castronno e oggi vive a Cork, in Irlanda. Da dieci anni si sposta tra diversi Paesi europei, prima per seguire la carriera musicale e poi per nuove esperienze professionali e personali.
Nel suo racconto ripercorre le tappe di un percorso iniziato con la musica, che lo ha portato nei Paesi Bassi e in Bulgaria, fino al trasferimento in Portogallo e successivamente in Irlanda. Un cammino fatto di scelte difficili, cambi di rotta, amicizie, nostalgia ma anche di crescita umana e professionale.
Dalle prime esperienze all’estero ai legami creati lungo la strada, Simone riflette su cosa significhi lasciare il proprio Paese e cercare una dimensione personale oltre il lavoro. Ecco la sua storia, scritta di suo pugno.
Il racconto di Simone
“Sono Simone, sono cresciuto a Malnate, poi trasferitomi a Castronno e vivo da 10 anni all’estero tra Paesi Bassi, Bulgaria, Portogallo e Irlanda. Onestamente, da adolescente le mie intenzioni erano di scegliere la scuola vicino casa per poi trovare un lavoro normale. Evitavo anche di imparare l’inglese dato che pensavo che non mi sarebbe servito vivendo in Italia. Ma ciò che mi ha cambiato inizialmente è stata la musica.
I primi pensieri di un’eventuale esperienza oltre confine li ho avuti quando studiavo trombone al conservatorio di Novara dove covavo il sogno di diventare musicista e di studiare con insegnanti stranieri. Infatti, dopo aver studiato un minimo di inglese nei tragitti in treno verso il conservatorio, partecipai al progetto Erasmus+ dove studiai un anno al conservatorio di Groningen, nei Paesi Bassi, e da quel momento ho capito che non ero stato mai cosí bene, perché ho iniziato ad essere in sintonia con l’ambiente che mi circondava: infatti per ringraziare gli olandesi avevo anche studiato la loro lingua, per mostrare loro la mia gratitudine. Purtroppo l’esperienza è durata solo un anno perché ho trovato lavoro come musicista dell’orchestra della cittá di Ruse, in Bulgaria. Una volta raggiunto il mio sogno, avevo capito che non ero pronto per fare il musicista professionista e che avevo sacrificato troppo per la musica, dagli affetti piú importanti alla salute.
Quindi dopo un anno, casualmente trovo un’offerta di lavoro presso un’azienda che si occupa di assistenza clienti a Lisbona. Non ci ho pensato due volte, anche se ancora oggi i miei ex colleghi musicisti mi danno del pazzo per averlo fatto. Ma è stata una delle scelte migliori, dove ho conosciuto tanti altri veri amici con cui ho condiviso momenti bellissimi che ricorderò sempre. Era la prima volta che lavoravo in un ambiente corporativo, però mi ero accorto che la mentalità che avevo appreso al conservatorio e nel mondo musicale mi poteva aiutare tanto a fare la differenza. La determinazione e l’attenzione ai dettagli erano naturali quando li applicavo al lavoro giornaliero, e grazie ai risultati sono riuscito ad ottenere due promozioni diventando poi team manager.
E proprio in quel ruolo ho potuto invece utilizzare la creatività artistica e la sensibilità per lavorare al meglio con il mio gruppo di lavoro: infatti ho spesso applicato e trasmesso le lezioni che avevo imparato dal mio maestro di conservatorio. Mi innamorai di Lisbona dal primo giorno, e mi sono innamorato delle esperienze fatte, sia tristi che felici perché mi hanno permesso di crescere come persona. Più che il lavoro in sé, mi rimarranno sempre i legami umani che ho stretto, infatti avevo scelto di fare il team manager non per il ruolo ma per trasmettere la miglior esperienza possibile ai miei ragazzi.
Per questo motivo, dopo 3 anni e mezzo, è stato estremamente difficile lasciare la città e i miei amici per trasferirmi a Cork, in Irlanda, ma un altro bisogno era nato in me, quello di voler scoprire la spiritualità, intesa soprattutto come sviluppo delle proprie qualità umane, e dal nulla ricevetti una proposta per lavorare in un’altra azienda di assistenza clienti per dare supporto alle persone disabili. Quell’esperienza è stata molto gratificante, anche se purtroppo l’azienda ha dovuto effettuare dei tagli e ora lavoro in un’azienda informatica di manutenzione hardware. Ma il mio sentimento di amore verso questo Paese è solo aumentato.
Sono passati 4 anni da quando vivo a Cork, 10 dal primo anno che decisi di andare via, e posso dire che ora mi sento a casa. Gli irlandesi mi hanno dato e mi stanno dando tanto umanamente, mi supportano e sono estremamente gentili. In questi ultimi 4 anni sento di essere diventato una persona migliore ed era quello a cui aspiravo dopo aver lasciato Lisbona (nonostante nutra ancora della nostalgia).
Dopo 10 anni posso dire che ci sono tanti spunti di riflessione che mi hanno permesso di crescere. La prima cosa che avevo notato all’inizio della mia esperienza a Groningen è stata come tutti celebravano anche le piccole cose. Uno studente passava un esame all’università e i compagni lo celebravano pubblicamente, io iniziavo a parlare un po’ di olandese e i miei compagni si esaltavano. Oppure un livello di giudizio verso gli altri molto basso per quanto riguardasse l’aspetto estetico, e questo mi ha fatto sentire molto libero.
Dopo aver lasciato la musica, mi ero reso conto che ciò che studiamo può essere utile in altri lavori e che lo studio non dovrebbe essere visto solo come un mezzo per iniziare una carriera professionale affine a quel percorso, ma anche come un mezzo di crescita della propria persona, perché senza la mia esperienza musicale non sarei la persona che sono ora e che sono stato in questi ultimi 10 anni nonostante io non faccia piú il musicista. Infine, vorrei soffermarmi sui motivi per cui una persona possa lasciare il proprio Paese. Che non sono solo quelli di natura lavorativa ed economica come viene spesso diffuso, ma anche la ricerca di sé. Perché può capitare che una persona non si senta a suo agio nel suo luogo di nascita, può avere valori differenti, quindi queste righe potrebbero essere di aiuto a coloro che si potrebbero sentire di questo umore.
Ora ritorno in Italia per trovare la mia famiglia, e per quanto mi riguarda, la distanza è l’unico lato negativo di questa esperienza, ma li ringrazierò sempre perché mi hanno continuamente supportato fin dal principio, e cercherò di portare con me in ogni Paese i valori principali che mi hanno trasmesso.
In un recente articolo abbiamo scritto di come siano oltre 70mila i varesini che si sono trasferiti all’estero. Proprio come con Sofia ci piacerebbe raccontare, per quanto possibile, chi siano, di cosa si occupano e dove si trovano là fuori nel mondo. Se vivete all’estero e vi piacerebbe mettervi in contatto con noi potete compilare questo modulo, vi contatteremo al più presto. Abbiamo anche aperto un gruppo Facebook per tenerci in contatto, lo trovate qui.
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