Processo per l’incendio di tre anni fa in viale Milano a Varese
Un 43enne è accusato di aver appiccato le fiamme ad alcuni cassonetti che obbligarono l’intervento di vigili del fuoco e carabinieri: “Dormiva lì, e l’avevano allontanato”
Due incendi nella stessa notte avevano messo in allarme prima i carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile di Varese, e poi i vigili del fuoco: roghi di non grande entità, tra cassonetti e sottoscala, che sembravano però causati dalla stessa mano, poiché le modalità lasciavano ben pochi dubbi sulla matrice dolosa.
E in effetti le indagini hanno portato ad aprire un procedimento penale che vede imputato un uomo, un quarantenne di origini africane, in Italia fin da quando era giovanissimo, con lo status di richiedente asilo politico. L’uomo era solito trovare riparo in scantinati e androni nella zona di viale Milano a Varese, area «Stazioni».
Qui, nella notte del 25 febbraio 2022, si verificarono due incendi.
Uno, partito da un bidone dell’immondizia, aveva leggermente danneggiato un pluviale in plastica. L’altro, poche ore dopo, verso le 5 del mattino, aveva interessato poco distante altri bidoni della spazzatura: fiamme che avevano annerito un muro, subito domate dai vigili del fuoco.
Nell’immediatezza dei fatti, sul posto — come si accennava — era intervenuta anche una pattuglia del Radiomobile di Varese, che aveva raccolto le testimonianze di alcuni residenti. Questi riferivano di una persona di colore vista aggirarsi nei pressi dei luoghi d’intervento.
Le indagini sull’incendio portarono a individuare l’imputato, ora a processo per uno solo dei due episodi, quello avvenuto poco prima dell’alba e che richiese l’intervento dei pompieri. In quel frangente, alcune telecamere avrebbero ripreso i luoghi, il passaggio del sospettato e successivamente un filo di fumo levarsi dai cassonetti.
Difficile però identificare come prova il semplice passaggio dell’imputato, come sostiene il suo difensore, l’avvocato Daniele Ferrò. Nel corso dell’escussione in aula di uno dei carabinieri intervenuti quella notte su segnalazione dei residenti al 112, è emerso che l’uomo era solito dormire in quella zona (vicino ai cassonetti incendiati), e che qualcuno lo aveva allontanato pochi giorni prima.
Dunque l’ipotesi investigativa potrebbe essere quella di una sorta di ripicca, una vendetta per aver perso il posto dove l’uomo originario della Sierra Leone dormiva. Ma, come si è ricordato, tutto va provato, e fino a prova contraria l’imputato è innocente.
La prossima udienza, fissata per il 18 maggio, servirà a capire quali saranno le conclusioni dell’accusa e della difesa. (nella foto archivio, una “partenza“ dei vigili del fuoco)
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