“Nulla è più com’era”: a Varese una serata-laboratorio sull’intelligenza artificiale tra quiz, demo e domande dal pubblico

Sala Montanari piena per l’incontro, organizzato da Art Charity con il sostegno del Comune e di alcune realtà del territorio, ha portato sul palco Marco Carrara, direttore operativo di Runelab, e Daniele Spera, sviluppatore che collabora con una software house americana

Generico 10 Nov 2025

Un centinaio di persone, due ore piene, una sala attenta e partecipe. La serata dedicata all’intelligenza artificiale ha avuto il ritmo di un talk show e il rigore di una lezione divulgativa, tra racconti, esperimenti dal vivo e quiz interattivi. L’incontro, organizzato da  ArtAndCharity con il sostegno del Comune e di alcune realtà del territorio, ha portato sul palco Marco Carrara, direttore operativo di Runelab, e Daniele Spera, sviluppatore che collabora con una software house americana.

Fin dall’inizio, il tono è chiaro: l’obiettivo non è spaventare, ma capire. Francesco Zecchini, tra gli organizzatori apre ricordando il 30 novembre 2022, giorno in cui “il mondo è cambiato per sempre” con l’arrivo pubblico di ChatGPT 3.5. Una data che, racconta, si intreccia con altre notizie di cronaca e costume – la vittoria dell’Argentina ai Mondiali, la baguette diventata patrimonio UNESCO – ma destinata a restare impressa per un motivo diverso: l’inizio di una rivoluzione cognitiva. “Da allora nulla è più com’era, ma nel nuovo com’è possiamo trovare strade entusiasmanti”, dice, collegando quella svolta digitale alle parole che Piergiorgio Perotto scrisse negli anni Sessanta all’Olivetti di Ivrea, quando immaginava “una macchina amichevole, alla portata di tutti”.

Per rendere comprensibile a tutti cosa sia l’intelligenza artificiale, i due relatori alternano spiegazioni tecniche a esempi e storie. “L’IA simula capacità umane, non le sostituisce”, spiega Spera, differenziando tra una calcolatrice, che esegue operazioni sempre identiche, e un modello probabilistico, che elabora risposte variabili. La metafora scelta per descrivere il funzionamento delle reti neurali è una piccola favola: un popolo di alieni che impara a giudicare “Ballando con le stelle” guardando migliaia di puntate fino a votare come la giuria umana. È il processo di addestramento che regola ogni sistema di machine learning: dati in ingresso, pesi da calibrare, risultati in uscita.

La teoria lascia presto spazio alla pratica. Sul grande schermo scorrono esempi di uso quotidiano: un assistente che legge una bolletta elettrica e spiega le fasce orarie dei consumi, un agente che compara tariffe online, un altro che pianifica un viaggio a Edimburgo cercando voli, prenotando biglietti e inserendo automaticamente gli appuntamenti nel calendario. La platea segue incuriosita anche la parte più leggera, con la generazione di immagini e voci sintetiche: un abbigliamento scozzese creato su una foto scattata in sala e un libro illustrato inventato sul momento, dedicato ai “nipoti curiosi di intelligenza artificiale”.

Il cuore della serata è però il linguaggio: come dialogare con l’IA per ottenere buoni risultati. Carrara mostra che un prompt efficace – la richiesta che si scrive per avviare il modello – deve avere un obiettivo preciso, un contesto chiaro e un tono coerente. È il mestiere del “prompt engineer”, oggi tra i più ricercati. Poi arriva la parola chiave del futuro prossimo: “agenti”. Sistemi capaci non solo di rispondere, ma di agire, ragionando su più passaggi e interagendo con altri strumenti, dal foglio Excel al calendario, fino alla domotica di casa.

Non manca una riflessione sui rischi: errori e “allucinazioni”, pregiudizi culturali nei dati, impatti ambientali legati ai consumi dei data center. Ma anche un messaggio di fiducia: la stessa tecnologia che inquina può aiutarci a inquinare meno, ottimizzando risorse e riducendo sprechi. Il discorso si allarga al lavoro. Citando i dati del World Economic Forum, Carrara ricorda che tra il 2025 e il 2030 l’automazione creerà più posti di quanti ne sposterà: circa 170 milioni contro 92, con un saldo positivo di 78 milioni. La sfida sarà la formazione: “Oltre la metà dei lavoratori dovrà aggiornarsi per non scomparire prima della fine del decennio”. La differenza la faranno le competenze trasversali – flessibilità, empatia, spirito critico – più che le sole abilità tecniche.

Il momento più divertente arriva con il quiz interattivo. I presenti si sfidano via smartphone per distinguere immagini e video reali da quelli generati dall’IA. Mani con sei dita, scritte perfette, movimenti quasi naturali: la linea di confine è ormai sottile, e spesso il pubblico si divide tra chi indovina e chi resta ingannato. La lezione, in fondo, è questa: l’occhio umano deve allenarsi al fact-checking anche nell’era delle immagini sintetiche.

Nella parte finale arrivano le domande del pubblico: quale piattaforma è più affidabile, come si generano video, se l’IA può funzionare senza internet, quanto potrà incidere sulla sanità e sulla scuola. Le risposte sono pratiche e rassicuranti: serve consapevolezza, non paura. Una signora chiede consiglio per la figlia che vuole studiare intelligenza artificiale. “Scelga ciò che la appassiona di più”, dice Spera. “Conta la curiosità. I percorsi sono tanti, ma chi resta aggiornato e sa adattarsi avrà sempre spazio.”

La chiusura è affidata a una voce sintetica che parla come un attore ma non è umana. “Posso elaborare dati, ma non posso provare amore. Questo appartiene solo a voi. L’intelligenza può essere artificiale, l’umanità no.” La platea applaude a lungo. E se la canzone più ascoltata del 2022 diceva “non è più lo stesso”, la sensazione è che anche dopo questa serata – tra sorrisi, curiosità e stupore – nessuno lo sarà del tutto.

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Pubblicato il 15 Novembre 2025
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