Chiesti in appello 5 anni per il sindaco accusato di insulti omofobi al figlio
L’amministratore già condannato a otto mesi a Varese per “abuso dei mezzi di correzione o disciplina”. Il procuratore generale chiede la riqualificazione dell’accusa in maltrattamenti in famiglia
A Varese era stato condannato a otto mesi di reclusione e a una multa al termine di un processo partito con una pesante accusa, quella di maltrattamenti in famiglia, poi riqualificata in abuso dei mezzi di correzione o di disciplina. Una differenza non da poco: i maltrattamenti, infatti, sono un reato che per la legge italiana è considerato particolarmente grave e che prevede una pena edittale di oltre sette anni, aumentabile fino alla metà in presenza di aggravanti, come nel caso in questione. Oltre ai maltrattamenti alla consorte, l’imputato era accusato anche di pesanti offese omofobe rivolte al figlio, sulla scorta di «checca», «frocio» o «finocchio».
Reati contestati ad un sindaco della provincia di Varese nei confronti dell’ex moglie e del figlio, molto giovane al momento dei fatti ipotizzati dalla Procura, e tuttora minore (ed è per questo che non verranno fatti riferimenti al comune in cui l’amministratore è in carica, né alle generalità, ndr).
Ma il Collegio di Varese aveva ritenuto eccessiva la contestazione dei maltrattamenti, che secondo i giudici di primo grado non sussistevano; c’era solo un atteggiamento eccessivo nei confronti del figlio dell’imputato: comportamenti ritenuti penalmente rilevanti e per i quali venne pronunciata sentenza. Pena: 8 mesi, con risarcimento di 6 mila euro ed elargizione di altri 7 mila a titolo di spese processuali per la parte civile.
L’esito del processo di primo grado è stato impugnato in appello dalla Procura. Nell’udienza di giovedì, la sostituta procuratrice generale Emma Gambardella ha discusso il caso chiedendo per l’imputato una condanna a cinque anni (quasi la stessa pena chiesta dal sostituto di Varese Lorenzo Dalla Palma, che propose 5 anni e 6 mesi) e la nuova formulazione del reato: non più abuso dei mezzi di correzione o di disciplina, come riconosciuto dal Collegio varesino, bensì maltrattamenti.
Il difensore di parte civile Riccardo Rolando Riccardi ha presentato una relazione dello psichiatra Nicola Poloni sullo stato mentale dell’ex moglie dell’imputato, volta anche a evitare una nuova escussione in aula della donna, già sentita in primo grado. Sempre a Varese è stato inserito negli atti anche l’esito dell’incidente probatorio del giovane. Inoltre, negli atti dell’Appello è stata richiesta dal giudice l’acquisizione di una relazione stilata a suo tempo dagli assistenti sociali che si occuparono del caso.
La Corte si è aggiornata al prossimo 19 febbraio per la sentenza.
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