Gaspare Morgione, la pazienza del sorriso
Dieci anni dopo la scomparsa, l’eredità luminosa di un giornalista, scrittore e vignettista che ha fatto dell’ironia una forma di verità e di gentilezza
«Per conoscere il futuro ci vuole pazienza». Questa era una massima di Gaspare Morgione. E forse è proprio con la pazienza, quella del creativo, che si può capire l’eredità che ci ha lasciato in un mondo che corre all’impazzata senza sapere dove va.
Dieci anni dopo la sua scomparsa, il suo tratto inconfondibile e la sua ironia mai fine a se e stessa continuano a parlarci, ricordandoci quanto l’umorismo possa essere una forma alta di verità. Non a caso Papa Francesco ha detto: «Per me il senso dell’umorismo è l’atteggiamento umano più vicino alla grazia di Dio».
Una frase che sembra descrivere perfettamente la profonda leggerezza di Morgione.
Giornalista, scrittore, vignettista, illustratore, Morgione ha attraversato con naturalezza le stagioni più vive del fumetto e della satira italiana: dal Travaso alla Settimana Enigmistica, dal Bertoldo al Marc’Aurelio, per poi approdare al Corrierino, ad ABC e Domenica Quiz.
La sua produzione editoriale è vastissima. Dallo splendido “E Dio creò gli alberi a sua immagine e somiglianza” (1970, 2005) ai celebri “Pensieri del Meo” (premiati a Bordighera), fino a “Humorgione” (2003). Ha scritto per ragazzi, illustrato fiabe, collaborato a sceneggiature radiofoniche e affiancato maestri del fumetto come Jacovitti e le sorelle Giussani per Diabolik.
Premi e riconoscimenti hanno costellato la sua carriera, ne citiamo uno per tutti: il famoso Premio Andersen di Sestri Levante. Le sue vignette hanno campeggiato sulle prime pagine de La Prealpina (di cui è stato condirettore), Il Tempo, Avvenire, Varesenews e su un numero impressionante di riviste grazie alla collaborazione con l’Agenzia Disegnatori Riuniti.
Ennio Flaiano, in una lettera affettuosa, gli scrisse: «C’è in lei un calcolato umorismo contro il mondo che io apprezzo perché è anche un po’ nelle mie corde…».
È forse il ritratto più preciso di Morgione. Un uomo che conosceva la forza liberatoria dell’ironia, capace di svelare il reale con un sorriso.
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