“La sicurezza non è solo del nostro sindaco, ma di tutti i cittadini”. Gallarate in piazza contro l’odio
Al presidio davanti alla stazione partiti e movimenti uniti per difendere l'antifascismo e contrastare i discorsi d'odio e paura contro gli immigrati. Una risposta alla manifestazione dell'estrema destra di settimana scorsa
Sabato 6 dicembre una piazza si è riunita a Gallarate, in risposta agli eventi organizzati dall’estrema destra a fine novembre e durante l’estate. Numerosi interventi, provenienti da partiti, collettivi e movimenti locali, hanno richiamato la necessità di difendere l’antifascismo e di contrastare un clima sociale percepito come sempre più segnato da paura, chiusura e semplificazioni. Diversi partecipanti hanno ricordato che «xenofobia e razzismo sono simboli di frustrazione» e che l’obiettivo della mobilitazione è «evitare di fallire come società civile».
Filiberto Zago, tra i promotori della manifestazione, sostiene che «abbiamo un primo cittadino – Andrea Cassani – che è contro tutti. Noi non siamo contro di lui, ma per un dialogo costruttivo. È lui che ci attacca sui suoi social». Ribadisce poi: «La sicurezza non è solo del nostro sindaco, ma di tutti i cittadini», sottolineando la necessità di un approccio più inclusivo.
Altre sono state le voci intervenute nel corso del presidio. Dal collettivo “Da Varese a Gaza”, Michelangelo Moffa ha sostenuto che «crediamo che il fascismo sia una forma di oppressione così come lo è il sionismo nelle manifestazioni attuali», definendo entrambe «ideologie che si fondano sulla superiorità di qualcuno rispetto a qualcun altro e portano al genocidio», evidenziando poi «le similitudini tra antifascismo e antisionismo». La proposta? «Una comunità aperta non liberista».

Anche Antonio Giusti, M5S Busto Arsizio, ha richiesto la parola per affermare che «si fa leva sulla paura delle persone, usando fatti di cronaca per giustificare manifestazioni fuori da ogni logica» e aggiungendo che «il problema dell’Italia non è l’immigrato». Giusti ha sostenuto la necessità di «nuove politiche sociali di aggregazione» e ha dichiarato: «Mi auguro che queste parole abbiano eco. Non credo che l’Italia sia remigration». Ha osservato che il colore politico del governo è omogeneo a quello delle regioni e dei comuni, Giusti incalza «Chiedete ai vostri sindaci! non lo fate perché state solo creando un nemico».
In ultimo dalla Federazione di Rifondazione Comunista di Varese, Angelo Renna ha affermato che «era necessario scendere in piazza per una posizione forte contro l’evento di Gallarate del 30, marcatamente fascista» e che ciò avviene «per senso costituzionale», osservando come «negli ultimi decenni la società sia diventata frammentata, individualista e soggetta a nuovi poteri».
La manifestazione si è conclusa con un invito a mantenere aperto il confronto e a ricostruire forme di convivenza sociale più solide, evitando la creazione di nemici e fratture artificiali.
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“xenofobia e razzismo sono simboli di frustrazione”
“contrastare i discorsi d’odio e paura contro gli immigrati”
Ai promotori del presidio suggerirei di guardare ogni tanto su Rete4 i programmi di approfondimento di Paolo Del Debbio (giovedì) e di Mario Giordano (domenica). Tutti gli argomenti trattati sono documentati e circostanziati.
Purtroppo la teoria del “semo tutti fratelli e volemosi tutti bene” è utopica.
Pongo anche questa domanda … siamo sicuri di essere noi i razzisti e non viceversa? ovvero siamo sicuri che la mancata accettazione di un’altra cultura provenga solo da noi e non anche il contrario?
L’integrazione non deve essere una strada a senso unico ma una strada a doppio senso.