Due anni di “divorzio” tra Sieco e Cassano Magnago. E la convivenza è sempre più problematica
La società aveva estromesso il Comune nel 2024, ha continuato a svolgere il servizio in via eccezionale. Un post del sindaco ha riacceso lo scontro, l'amministratore Sieco parla ora di "danno reputazionale". E lo scontro pone ancora il tema: quando se ne uscirà?
Uno scontro aperto da due anni, quello tra Cassano Magnago e Sieco, la società che gestisce il servizio di igiene urbana. Passato per un divorzio, ma riacceso dalla – più o meno forzata – coabitazione, visto che Sieco ha espulso Cassano dalla sua compagine sociale, ma continua a erogare il servizio di raccolta rifiuti in via eccezionale.
Al centro della nuova fase di polemica, ancora una volta, lo stato del servizio di raccolta rifiuti e le responsabilità legate a una fase di transizione che si trascina da troppo tempo, in un limbo che inizia a suonare imbarazzante e che spesso viene evocato dagli stessi cittadini, di fronte anche a concreti disagi.
A riaccendere il confronto è stato in realta questa volta non un cittadino, ma un post pubblicato dallo stesso ente Comune sui social, sulla pagina ufficiale, con l’immagine di un cestino pubblico strapieno. Nel post il primo cittadino ha reso noto di aver inviato una lettera formale alla società «per richiedere un urgente svuotamento dei cestini», sottolineando come «lo stato di degrado abbia ormai raggiunto livelli di criticità non più tollerabili».
Nel messaggio, il sindaco parla di un peggioramento evidente del decoro urbano durante le festività e nei giorni successivi, definendo la situazione «uno spettacolo indecoroso che richiede una presa di posizione chiara e immediata». Secondo Ottaviani, «non è più il tempo delle giustificazioni»: in diversi casi lo spazzamento delle strade e lo svuotamento dei cestini «risultano non effettuati», a fronte di «costi sostenuti dai cittadini attraverso la Tari» che dovrebbero garantire un servizio efficiente.
Il sindaco richiama inoltre l’obbligo di continuità del servizio, ricordando che, anche in una fase di passaggio verso un nuovo operatore, «l’obbligo di garantire la piena continuità del servizio resta in capo all’attuale gestore fino all’ultimo giorno di appalto». Accanto alle critiche alla società, Ottaviani non risparmia un richiamo al senso civico, denunciando comportamenti scorretti di una minoranza di cittadini che abbandonano rifiuti e ingombranti: «Chi sporca i parchi o abbandona rifiuti sotto casa propria non sta protestando contro il sistema: sta distruggendo un bene comune».
Sieco: “Oltre due anni di attesa. E si lamentano che il servizio non è all’altezza?”
La replica di Sieco non si è fatta attendere ed è arrivata con un comunicato ufficiale dai toni duri, firmato dall’amministratore unico Fabio Giordani. La società respinge «formalmente le affermazioni rese» dal Comune e parla di una narrazione pubblica «di assoluta gravità».
Secondo Sieco, il punto centrale è l’assenza di un contratto in vigore: «Il rapporto contrattuale è cessato il 31 dicembre 2023, a seguito del recesso formale comunicato dallo stesso Comune già nel giugno 2023». Proprio per il venir meno di questo presupposto, la società ricorda di aver escluso Cassano Magnago dalla compagine sociale nel luglio 2024. Da allora, sostiene Sieco, «nessun atto di proroga, nessuna ordinanza, nessun contratto ponte o delibera di affidamento temporaneo è stato adottato», nonostante la prosecuzione del servizio.
Nel comunicato viene contestato anche il richiamo alla clausola di continuità, definita «eccezionale» e pensata per coprire un periodo breve: una transizione che, secondo la società, dura invece da oltre due anni. Sieco sottolinea inoltre come il Comune abbia impiegato «oltre due anni dal recesso per pubblicare una nuova gara d’appalto», arrivata solo alla fine del 2025 e ancora senza aggiudicazione definitiva.
«In questo scenario – si legge – suona davvero singolare l’indignazione dell’Amministrazione per presunti disservizi», considerando l’assenza di una cornice giuridico-amministrativa e di una copertura economica aggiornata. La società respinge anche l’accusa di aver fornito «scuse inaccettabili», sostenendo che le difficoltà operative siano state più volte documentate e comunicate agli enti competenti.
Il comunicato si chiude con una richiesta formale di rettifica pubblica al Comune, ritenendo che le dichiarazioni abbiano arrecato un danno reputazionale, e con un monito: il servizio, viene ribadito, «continua», ma «non all’infinito».
Una contrapposizione che, a distanza di anni dall’avvio del contenzioso, continua a produrre tensioni e prese di posizione pubbliche, mentre sullo sfondo resta aperta la questione dell’affidamento definitivo del servizio e delle ricadute concrete sul decoro urbano della città. Ormai da due anni.
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